Non è un Paese per giovani: perché scioperiamo il 16 dicembre

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    È bastato annunciare lo sciopero generale per assistere alla levata di scudi a difesa del governo Draghi, un governo sostenuto da quasi un anno da una larghissima maggioranza parlamentare e abbondantemente nelle grazie di Confindustria. Il “governo dei migliori”, ci hanno detto, il governo che ci avrebbe guidati nella ripresa dalla crisi pandemica. Quello che non ci hanno detto è che alla crescita del PIL non sarebbe seguita la crescita dei salari, che la crescita dell’occupazione avrebbe lasciato indietro giovani e donne: che il costo sociale della ripartenza sarebbe stato pagato ancora una volta dai più deboli. 

    Durante questi primi 300 giorni di governo abbiamo assistito alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro tra donne e giovani, che non hanno tratto alcun beneficio dal Recovery Plan ridisegnato in fretta e furia dal governo e che garantisce miliardi alle imprese e all’industria; abbiamo visto rimanere inascoltate le richieste di lavoratrici e lavoratori, con il blocco dei licenziamenti che si è interrotto facendo cominciare una spirale di delocalizzazioni; le promesse fatte sul piano ambientale, cominciate creando il ministero della transizione ecologica sono rimaste lettera morta e anzi il governo ha stanziato e continua a farlo miliardi nel settore edilizio per grandi opere e parla di ritorno al nucleare. Un governo che ha provato a pacificare in questi mesi un paese uscito provato da un anno di pandemia senza coinvolgere le parti sociali, il terzo settore e la popolazione tutta e senza dare garanzie per un futuro che appare oggi quanto mai incerto ma perseguendo politiche che vanno a vantaggio solo della classe padronale, la stessa che ha fatto tenere aperti i luoghi di lavoro nella primavera 2020 causando migliaia di morti, la stessa che per prima e in misura maggiore ha beneficiato di ogni ristoro, sussidio, esenzione dalle tasse possibile. 

     

    Per questo saremo in piazza il 16 dicembre per lo sciopero generale, in una giornata che coinvolga tutto il paese e che, bloccando ogni settore produttivo e manifestando da Nord a Sud fino alle isole dimostri che questo governo non può continuare così, che il bisogno reale in questo momento non è far correre pochi in avanti lasciando tutt3 indietro ma che c’è bisogno di politiche redistributive e di misure di sostegno reale alla popolazione, a partire da salario minimo e reddito di cittadinanza fino a politiche per giovani, donne e ambiente che garantiscano giustizia sociale e ambientale.

    Leggi la piattaforma completa qui > https://bit.ly/giovani_scioperogenerale 

    Cosa vogliamo, in breve

     

    • Giustizia sociale e redistribuzione: chi ha di più paghi di più
      Rimodulazione delle aliquote IRPEF in ottica progressiva, assoggettamento a IRPEF delle rendite finanziarie, imposta unica progressiva sui grandi patrimoni.

     

    • Istruzione gratuita e di qualità, fuori dalla subordinazione al mercato
      5% del PIL in istruzione, legge quadro nazionale sul diritto allo studio, ampliamento no-tax area verso la gratuità dell’università, riforma di tirocini e PCTO, coinvolgimento della componente studentesca nei processi di riforma di scuola e università.

     

    • Un mondo del lavoro a misura di giovani
      Contrasto alla precarietà, stabilità occupazionale, salario minimo come base per rafforzare la contrattazione collettiva, longevità contrattuale, eliminazione di forme di lavoro gratuito (anche se mascherate da “formazione”, come nel caso dei tirocini extracurriculari), diritto ad una pensione dignitosa anche in caso di discontinuità contributiva.

     

    • Riformare il welfare in ottica universale
      Ampliamento del reddito di cittadinanza, istituzione del reddito di formazione e di un reddito per i giovani come forme di welfare diretto, incondizionate e individuali, svincolate da lavoro e condizione familiare.

     

    • Giustizia climatica: per una giusta transizione ecologica
      Ripensamento del sistema produttivo in ottica ecosostenibile, abbandono di tutte le fonti fossili, eliminazione dei SAD, trasporto pubblico gratuito e sostenibile.
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