San Valentino: amore o violenza?

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Oggi è San Valentino, la festa degli innamorat*! Tante saranno state le pubblicità, i post, i programmi e i film che oggi avremo visto a celebrazione dell’Amore.
Un’idea di Amore che, fin da quando siamo bambini, fin da quando siamo tra i banchi delle nostre scuole, vediamo e che desideriamo, tanto bella è la descrizione che ce ne danno.
Impariamo quanto l’Amore possa voler dire donare noi stess*, il nostro corpo, le nostre aspirazioni.
Ci insegnano che l’Amore, se è quello vero, vorrà dire sacrificio, vorrà dire rinuncia, ma soprattutto vorrà dire fare tutto il fattibile per dimostrare il nostro amore a chi amiamo,o crediamo di amare, con la convinzione che se è amore l’altr* dovrà accettarlo e, a questo, sottostare. Perchè se è amore, allora siamo sempre giustificat* a lottare per questo.
Ma poco spesso hanno provato ad insegnarci che, per quanto le manifestazioni d’amore cinematografiche ci possano essere care, non esiste amore senza consenso.
E no, fare la serenata sotto casa di qualcun* sentendosi autorizzat* “perchè “innamorat*”, no, non per forza è Amore. Pedinare, martellare via social, costruire pressione sociale sul soggetto del nostro desiderio, costringendolo ad una condizione di ansia. Neanche questo è Amore.
Ma è così che ce lo insegnano, o meglio, è così che lo impariamo. Perchè ad insegnarcelo non c’è nessuno, anzi queste sono cose che si imparano sul campo, perché è sul campo che dobbiamo dimostrare la nostra bravura e il nostro valore nel riuscire a “conquistare” la nostra Desiderata. Rendendo, spesso, la conquista stessa argomento di legittimazione con i “nostri amici dello spogliatoio”, o con i nostri compagni di classe che ci sostengono su quanto lei sia Fica e quindi su quanto si debba riuscire a conquistarla.
Dinamiche che, spesso proprio nelle classi delle nostre Scuole Superiori, costruiscono la percezione di inadeguatezza, emarginando chi, in quello spogliatoio o in quel testosteronico gruppo di supporter per l’arrembaggio, non riesce a trovare il suo posto perchè forse non etero, o perchè forse a disagio nella dinamica di gruppo che obbliga a misurare la lunghezza della nostra virilità a partire dalla nostra capacità di conquista ed espansione.
Dinamiche che ci proiettano direttamente in quella che sarà una dimensione proprietaria dell’amore, del dover sapere cosa stai facendo, del dover dare spiegazioni sulle decisioni e sulle scelte intime e personali su di noi e sui nostri corpi. Del “dover sapere” perché si è “l’unica persona che conta al mondo”, e se così non fosse allora non è amore, perchè se c’è amore allora deve esserci fiducia, e se non c’è la fiducia si ottiene con la forza.
Sono comuni tra adolescent* e giovan* molti comportamenti, quali controllare il cellulare e le comunicazioni del* partner, quindi le sue interazioni social, molto spesso non tanto sulla base di una fiducia costruita, ma nel ricalcare un immaginario di Amore che dietro di sé spesso lascia solo dolore e violenza. In questo momento nelle scuole non ci si pone minimamente il problema di insegnare a riconoscere le dinamiche tossiche all’interno di una relazione, ma ancora prima, non si vuole assumere che l’educazione all’affettività non può essere una responsabilità delegata alle famiglie, quando lo spazio domestico è per molt* il primo spazio di violenza.
Nel momento in cui a scuola questi temi non sono affrontati si espongono gli studenti e le studentesse al rischio di ritrovarsi in una relazione tossica senza rendersene conto e anzi di vederla come una relazione felice.
Spesso è proprio la famiglia a veicolare una determinata idea di amore e a giustificare determinati comportamenti, a volte sin dalla più tenera età, quando magari con in compagnia di un* nostr* amic*, si finisca nello scadere nel “ma chie è? È la tua fidanzatina?” adagiati al fatto che la costruzione di una famiglia come quella da cui si proviene, basata sulla dinamica di potere Maschio-Femmina, sia necessaria. Sessualizzando, tra l’altro, le prime esperienze affettive che formano le nostre coscienze, sessualizzazione di cui invece spesso è stata accusata l’inesistente “teoria del Gender”, tanto pop qualche anno fa.
E così noi cresciamo, subendo o perpetrando violenze, tutto nascosto da una confezione di Baci Perugina. E se, una volta, potevamo lamentarci di quanto la rappresentazione main-stream si limitasse alla rappresentazione dell’Amore eterosessuale, possiamo ringraziare il Rainbow-washing galoppante di averci inclus* in questa rappresentazione. Ed è così che le coppie omosessuali, nel tentativo inconsapevole di sentire il loro amore vero e reale come quello dell* altr*, nel dare risposta alle provocazioni “ma chi fa l’uomo, chi fa la donna”, a loro stesso modo riproducono su di essi il modello di Amore che ci viene venduto e, con esso, il sistema di violenza.

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