Oltre l’emergenza: fermiamo il riscaldamento globale alla COP!

0 Flares 0 Flares ×
Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

Il cambiamento climatico è una questione che deve essere affrontata a livello globale, con una forte cooperazione transnazionale. Proprio in quest’ottica nel 1995 è stata sottoscritta da tutti i Paesi dell’ONU la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il primo trattato internazionale in cui i Paesi firmatari si impegnano ad agire concretamente per contrastare il riscaldamento globale. Nel corso degli anni i Paesi firmatari dell’UNFCCC si sono incontrati a cadenza annuale nelle Conferenze Delle Parti (COP), con lo scopo di analizzare i progressi e gli sviluppi del problema e stabilire una strategia comune di contrasto.

La più rilevante delle COP fino ad ora è stata sicuramente la COP21 del 2015 che ha prodotto gli Accordi Di Parigi, il primo patto climatico globale e condiviso, che poneva come obiettivo quello di mantenere la temperatura media globale al di sotto dei 2° di aumento rispetto all’era pre-industriale. Pur essendo un risultato notevole, gli Accordi di Parigi hanno mantenuto la forte criticità dell’assenza di vincoli concreti per i singoli Paesi firmatari, e di sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti. Effettivamente nel 2020 – a distanza di 5 anni dagli Accordi – i dati dimostrano che nessuno dei Paesi firmatari, anche tra i più virtuosi, sta seguendo una roadmap che porterebbe realmente al rispetto dei limiti imposti dal trattato.

Nel 2018 la pubblicazione del report IPCC 1,5° Degrees ha messo in crisi anche la certezza di poter mantenere condizioni di vivibilità del Pianeta rimanendo al di sotto dei 2° di aumento, mostrando come l’unico modo per prevenire un impatto devastante sulle popolazioni più esposte e sulla biodiversità sia quello di mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto degli 1,5°, un obiettivo raggiungibile solo con una trasformazione radicale di tutto il nostro sistema produttivo e con l’abolizione delle disuguaglianze che esso alimenta. 

L’ultima COP si è svolta a Madrid dal 2 al 13 Dicembre 2019, e nonostante le grandi mobilitazioni per la giustizia climatica che hanno riempito le piazze e le strade di tutto il mondo nel corso dell’anno, gli esiti sono stati estremamente negativi. L’urgenza di invertire la rotta e ridurre drasticamente le emissioni di gas climalteranti non è riuscita ad intaccare le dinamiche della COP, che hanno visto le negoziazioni polarizzarsi su una contrattazione tra gli Stati con più impatto sul clima e più reticenti ad accettare vincoli concreti – come USA, Brasile, Giappone, e altri – e i piccoli Stati insulari che già vedono gli effetti devastanti del cambiamento climatico. 

Gli ultimi dati pubblicati nei rapporti dell’IPCC hanno evidenziato la necessità di ridurre le emissioni oltre gli obiettivi previsti dagli Accordi di Parigi, ma a conclusione delle trattative nessun avanzamento è stato fatto.

Infine, l’elemento di scontro più aspro e sul quale non è stata raggiunta nessun tipo di decisione è quello del carbon market, che prevede la creazione di alcuni meccanismi di cooperazione internazionale per ridurre le emissioni tramite un mercato del carbonio globale. L’idea di base del carbon market sarebbe spingere i Paesi che ritengono troppo costoso tagliare le proprie emissioni a finanziare progetti di riduzione delle emissioni all’estero potendo conteggiare nel proprio obiettivo nazionale quelle riduzioni effettuate all’estero, in un meccanismo che però fino ad ora ha prodotto sistematicamente land grabbing e violazioni dei diritti umani, specialmente nel Sud del mondo. Su questo fronte nessun passo avanti è stato fatto per superare meccanismi del genere, che verranno riproposti nella prossima COP a Glasgow, con il rischio che proprio sul mercato del carbonio si areni il meccanismo di implementazione dell’Accordo di Parigi.

A Madrid oltre alla conferenza istituzionale si è svolta la Cumbre Social per il Clima, un incontro organizzato dal mondo delle organizzazioni sociali e ambientaliste oltre ai rappresentanti dei popoli indigeni, per discutere delle azioni da mettere in campo per contrastare l’emergenza climatica e ambientale. Dopo il grande corteo da mezzo milione di partecipanti che ha attraversato la capitale spagnola, sono seguiti giorni di incontri e dibattiti, nei quali è stato detto chiaramente che sono necessarie azioni immediate e radicali e che rimane poco tempo per realizzarle. Le opposizioni sociali hanno ribadito quindi l’importanza dell’azione e della partecipazione di tutte e tutti accompagnata alle scelte politiche dei governi, mettendo in campo le soluzioni che il mondo della scienza e i movimenti ambientalisti sostengono  da anni. 

Nonostante il fallimento della COP25, questo percorso partito dal basso non può sicuramente finire, anzi, deve continuare con più forza organizzandosi e allargando il fronte di lotta e la portata delle proprie rivendicazioni, a partire dalle importanti discussioni e incontri che ci saranno nel corso di quest’anno.

Il 2020 deve essere l’anno dell’inversione di rotta, quello nel quale si cominciano ad effettuare sforzi concreti e reali per contrastare i cambiamenti climatici. La crisi economica e finanziaria globale causata dalla pandemia da Covid-19 è un ulteriore segnale di quanto sia irrimandabile un cambio di sistema economico e sociale ormai insostenibile. 

Gli appuntamenti e gli incontri internazionali di quest’anno saranno fondamentali, anche visto quanto successo durante la COP25. A Glasgow si deciderà se continuare a investire su una politica estrattivista basata sulle fonti fossili o se aumentare gli sforzi per affrontare l’emergenza climatica e ambientale che ogni giorno mette sempre più a rischio la popolazione mondiale. A Milano all’inizio di ottobre si svolgeranno poi i lavori preparatori della COP, ovvero il confronto tra le delegazioni diplomatiche per la stesura dei documenti che poi saranno discussi a Glasgow. Questa deve essere l’occasione nella quale far sentire la propria voce e portare le rivendicazioni dei movimenti ambientalisti e indigeni ai tavoli delle Nazioni Unite: il mondo non può più continuare a sostenere un modello di sviluppo basato sul profitto infinito, che non segue né i consigli della scienza né la voce dei popoli che da decenni lottano sui propri territori contro disastri ambientali, un modello che amplifica le disuguaglianze e costringe milioni di persone a migrare. Come abbiamo detto negli scioperi globali di Fridays For Future, abbiamo bisogno di giustizia climatica, di seri investimenti per la riconversione ecologica, che deve essere pagata da chi si è arricchito con attività inquinanti. LA transizione deve essere finanziata rompendo i vincoli di austerità e permettendo agli Stati di poter investire tutte le risorse necessarie a cambiare il nostro modello di sviluppo.

A Madrid oltre mezzo milione di persone è sceso in piazza e ha animato per giorni la città con la Cumbre Social per il Clima, avvertendo i leader mondiali che stiamo controllando il loro operato, con lo slogan “we are watching you”: le nostre aspettative sono state deluse, infatti anche quest’anno sarà necessario organizzarsi per fare in modo che quando si discuteranno i temi della COP a Milano i movimenti ambientalisti, sociali e indigeni facciano sentire la propria voce e le proprie proposte per il cambiamento e per il nostro futuro. 

Ci sarà bisogno del contributo di tutte e tutti, lavoratori, studenti, scienziati, ambientalisti, costruendo un momento che in maniera simile con quanto fatto a Madrid mobiliti e coinvolga persone da tutto il pianeta. Abbiamo visto dal 15 marzo scorso come la mobilitazione di milioni di persone abbia permesso ai temi ambientali di diventare centrali all’interno del dibattito pubblico, per questo dobbiamo continuare a scendere in piazza, fare pressione affinché si esca dal fossile e da questo modello di sviluppo: a Milano dal 30 settembre al 2 ottobre tutte e tutti avremo un compito importante, ripartendo da quanto è stato fatto lo scorso anno a Madrid. Ci mobiliteremo per chiedere azioni immediate e giustizia climatica; che vengano aboliti i vincoli di austerità e aumentate le tasse ai grandi inquinatori per realizzare la riconversione ecologica; che vengano garantiti i diritti dei popoli indigeni, messi a rischio dai cambiamenti climatici; che si investa per trasformare il mondo del lavoro tutelando l’occupazione e luoghi di lavoro sicuri.

Per questo prepariamo la mobilitazione per i prossimi mesi, costruiamo insieme un momento di confronto e di dialogo: a Madrid attiviste e attivisti dicevano “vi stiamo osservando”, adesso è il momento di farci sentire e prendere in mano il cambiamento.

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

related articles

logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

CONTATTI

Privacy Policy