Dopo l’inverno più caldo di sempre, scioperiamo per il clima fino alla Pre-COP di Milano

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    Questo febbraio è passato lasciandosi alle spalle uno degli inverni più caldi di sempre: non solo nelle nostre città, dove abbiamo visto temperature primaverili, ma fino in Antartide, dove si sono superati i 20°C e lo scioglimento dei ghiacciai ha subito un’accelerazione spaventosa. La comunità scientifica lo dice da decenni, le piazze di Fridays For Future ormai da un anno: il tempo sta scadendo, i 10 anni di tempo limite annunciati dall’IPCC si sono drasticamente ridotti a 8 nel giro di pochi mesi. E nonostante tutto, ancora non si adottano misure radicali per il contrasto al disastro climatico, per paura che causino danni ai mercati e al profitto. Il riscaldamento globale e gli eventi catastrofici sempre più frequenti che si verificano, intanto, producono ben più danni, e non per le ricchezze di pochi, ma per il pianeta e le vite di tutte e tutti noi. 

    È necessario tornare in strada, riprendere gli scioperi del venerdì e mobilitare tutto il Paese nel quinto sciopero globale per il clima del 24 aprile, affinché ci sia un’adeguata risposta alla più drammatica emergenza del nostro tempo. Non siamo affatto tranquillizzati da un Green Deal italiano che non ha minimamente affrontato la sfida della transizione ecologica nel più breve tempo possibile, né ci può bastare il fiume di retorica da greenwashing che sentiamo dai politici sui territori e sul livello nazionale. Grazie agli scioperi per il clima, il riscaldamento globale è divenuto la prima preoccupazione per un gran numero di cittadini, ma non basta più la denuncia e la successiva pacca sulla spalla da parte dei politici. E’ arrivato il momento di dettare l’agenda politica della transizione, dal basso, dalle piazze di noi giovani che pretendiamo un futuro migliore e non dominato dalla catastrofe. Il 24 aprile ai palazzi delle istituzioni deve arrivare ben chiara la voce di protesta di chi pretende immediatamente i trasporti pubblici gratuiti, il drastico aumento dei fondi per l’istruzione e la ricerca indispensabili alla transizione, la nazionalizzazione delle industrie più inquinanti e strategiche per una rapida riconversione verso l’abbattimento delle emissioni, l’interruzione immediata della costruzione di infrastrutture dannose come il metanodotto sardo e il TAP. 

    La maggioranza dei cittadini subirà costi enormi dai danni ambientali, ma potrebbe subirli anche in una transizione ecologica dominata dalle logiche di mercato piuttosto che orientata alla giustizia climatica. Tutte e tutti coloro che non hanno potere sulle trasformazioni economiche e non traggono alcun profitto da questo sistema economico avrebbero benefici da una transizione fondata sulla redistribuzione della ricchezza, sull’innovazione della produzione, la redistribuzione del lavoro e l’abbattimento dei danni ambientali causati dal capitalismo. Lo sciopero può essere l’occasione di allargare dalle scuole e dalle università la mobilitazione per una transizione che migliori il benessere di tutte e tutti, che sia pagata con la tassazione delle grandi ricchezze e dei grandi capitali, arrivando a mobilitare lavoratori, disoccupate, migranti e tutte le soggettività che rischiano il proprio futuro in questo sistema insostenibile. 

    Nel nostro Paese possiamo rilanciare la sfida ai grandi della Terra dallo sciopero del 24 aprile, che si terrà in numerosi Paesi contemporaneamente, fino alla Pre-COP di Milano ad ottobre. Gli Stati dell’ONU all’ultima COP di Madrid non hanno messo in campo le scelte necessarie per invertire la rotta verso il disastro, e il momento della Pre-COP in cui si svolge la maggior parte delle trattative tra diplomatici e ministri è un momento fondamentale per fare pressione dal basso. Gli Stati devono individuare meccanismi realmente vincolanti per l’attuazione dei piani di riduzione delle emissioni, mentre fin dall’approvazione degli Accordi di Parigi non vi sono state politiche attuative coerenti con gli impegni presi nelle sedi internazionali. Nella città europea che ha mostrato i più grandi cortei degli scioperi globali, serve invitare alla mobilitazione gli strikers di tutto il mondo, ma anche sindacati, associazioni, reti ambientaliste, comunità indigene e popolazioni che subiscono direttamente i danni della crisi ecologica.  In quell’occasione occorre denunciare che l’Europa è tra le più grandi economie del mondo ed ha prodotto un Green Deal insufficiente, soprattutto perché continua a prevedere i vincoli di austerità che limitano la spesa sociale indispensabile per tutelare i cittadini nella transizione; vincoli che impediscono gli investimenti per nazionalizzare e riconvertire le industrie più inquinanti. Fuori dal palazzo in cui troppo spesso i governanti del mondo hanno sostanzialmente ignorato la gravità della situazione, ad ottobre si può organizzare un grande momento di partecipazione popolare per discutere le proposte realmente in grado di realizzare la giustizia climatica nel più breve tempo possibile, senza penalizzare il Sud del mondo in una transizione che potrebbe privilegiare solo i grandi capitali del Nord e penalizzare i cittadini più poveri di tutto il mondo. E’ il momento di iniziare a muoversi insieme, incontrarsi e discutere, per rilanciare nei prossimi mesi la più grande mobilitazione della nostra generazione. I nostri anni Venti non saranno ricordati per l’irresponsabilità delle classi dirigenti, ma per la rivolta dei giovani per un futuro più giusto. 

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