Appello studentesco verso 8 e 9 marzo – per un’educazione libera e femminista!

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    “Non voglio più accettare le cose che non posso cambiare, voglio poter cambiare ciò che non accetto” [A. Davis]

    Siamo studentesse e studenti di scuole, università, accademie e non solo. 

    Siamo nate a conclusione di una lunghissima stagione di lotte per i diritti delle donne. Lavoro, divorzio, aborto…siamo cresciute con tutti che ci dicevano che eravamo libere. Che avremmo potuto fare tutto nella vita. O quasi.
    Siamo cresciuti con il divieto di piangere e l’imperativo di essere forti, decisi, sempre sicuri di noi stessi. Con la consapevolezza di avere una responsabilità enorme sulle spalle, data in buona parte dal genere assegnatoci alla nascita. 

    Ogni giorno entriamo in aule in cui ci ripetono queste stesse cose. Ma adesso basta. 

    L’8 e il 9 marzo scenderemo in piazza in tutta Italia insieme a Non Una Di Meno, bloccheremo le lezioni, decideremo noi di cosa parlare. Lo faremo insieme tutte e tutti le/i docenti e le ricercatrici e ricercatori, a chi come noi vive ogni giorno i luoghi della formazione.
    Partiremo dalle nostre classi perché è a partire dai banchi di scuola che sviluppiamo le lenti con cui guardare il mondo, e noi il mondo non vogliamo solo guardarlo, lo vogliamo cambiare. 

    Siamo stanche e stanchi di vedere le figure femminili relegate alle ultime pagine dei libri, ai paragrafi in fondo alla pagina, di leggere il nome di un’autrice femminile solo quando si parla di amore romantico e di studiare una storia scritta dagli uomini, senza il minimo accenno all’evoluzione delle diseguaglianze di genere nel corso della storia. Vogliamo cambiare la didattica per dare spazio a saperi che trasformino questo mondo in un mondo all’altezza dei nostri desideri.

    Non siamo solo stanche, siamo incazzate, perché nei corsi di medicina continuano a ripeterci che “la vita è sacra” vuol dire che l’aborto è un delitto, una cosa sbagliata, da non fare, di cui non parlare. Da non insegnare. Perché in un paese laico la religione cattolica ha ancora oggi un ruolo sociale egemone. E così ad intere generazioni di futuri medici viene negata una parte fondamentale di formazione, e per milioni di donne diventa sempre più difficile accedere all’interruzione di gravidanza, in un Paese in cui i picchi di obiettori negli ospedali pubblici sforano il 90%. 

    Siamo uno dei pochissimi paesi in Europa in cui a scuola non si fa educazione sessuale. Proviamo a informarci sulla sessualità da soli, su internet, di rado in famiglia, e lo viviamo come qualcosa di cui parlare solo quando si è sicure e sicuri di tutto, qualcosa su cui non poter chiedere nulla. Nella nostra generazione i contagi da HIV sono in crescita, mentre l’informazione sulle malattie sessualmente trasmesse è a zero. Ma il problema non è legato solo alla prevenzione: non avere spazi collettivi in cui parlare liberamente di sessualità, in cui formarsi, in cui scoprire, significa spesso non avere la possibilità di conoscersi appieno. Di capire cosa ci piace e cosa no, perché tante cose sono ritenute ancora un tabù. E a questo rispondiamo chiedendo a gran voce che in ogni scuola si faccia educazione sessuale, ma che sia anche educazione al piacere, all’affettività, alle differenze, libera da ogni forma di sessismo e bigottismo, che decostruisca gli stereotipi e che permetta l’autodeterminazione di tutt* noi. Vogliamo scuole e università libere e sicure, in cui poter essere noi stess*.

    Ci ripetono che dobbiamo stare attente a come ci vestiamo se non vogliamo attirare sguardi o attenzioni sgradite. che non dobbiamo andare in giro da sole. Ci sminuiscono e ci deridono quando denunciamo. E magari sono gli stessi che in università protetti dallo status, dalla paura, dal ricatto, si sentono legittimati  ad approfittarsi di noi.

    Ci dicono di prenderla con leggerezza, che non è niente. E invece no, dai luoghi di studio  e di lavoro al web subiamo molestie discriminazioni. Perché le cose vanno chiamate con il loro nome: è violenza , e dobbiamo avere il coraggio di dirlo, e dobbiamo avere gli spazi a cui rivolgerci. Per questo l’apertura di centri anti-violenza e consultori in scuole e università non è rimandabile.

    Ci dicono, tra un sorriso e l’altro, che dobbiamo iniziare a pensare a metter su famiglia, a conciliare lavoro e carriera, senza welfare e servizi che ci sostengano  Perché si sa, senza figli non sei una donna, e non importa quanto il tuo lavoro sia precario e quante altre cose avevi sognato. Ci sconsigliano di iscriverci alle facoltà scientifiche, ci ricordano che a un certo punto dovremo scegliere tra il lavoro e la famiglia, e che per una donna forse la cosa ideale è il part time. Ci fanno credere che sia normale essere pagate molto meno di un uomo che svolge le stesse mansioni. Ci chiedono di abituarci, di essere accondiscendenti, di non alzare la voce.

    L’8 e il 9 marzo invece noi prendiamo parola, prendiamo in mano il nostro presente, rivoluzioniamo il nostro futuro.
    Saremo marea, saremo rivolta, saremo tutto quello che non vi aspettavate e che invece è arrivato. E si prende la scena. 

    FIRMA L’APPELLO!

    Firme

    Arianna Antonilli, 19 anni, Napoli
    Laura Nesossi, 22 anni, Bergamo
    Mattia Brembilla, 20 anni, Vimercate
    Giulia Tomassetti, 20 anni, Roma
    Giulia Gelmetti, 24 anni, Milano
    Manuel Masucci, 21 anni, Scafati
    Alice Checchia, 26 anni, Bologna
    Alessandro Carta, 26 anni, Roma
    Benedetta Lisotti, 23 anni, Roma
    Fabio Pilato, 18 anni, Ischia
    Alice Della Cerra, 24 anni, Milano
    Giada Florio, 15 anni, Ischia
    Asia Iurlo, 24 anni, Bari
    Francesca Araldo, 29 anni, Bari
    Althea Bianca Dal Ben, 22 anni, Milano
    Marco Centonze, 22 anni, Padova
    Alessia Modica, 19 anni, Padova
    Lucia Giannuzzi, 23 anni, Ruvo di Puglia
    Viviana Corvasce, 21 anni, Barletta
    Clelia Suriano, 24 anni, Andria
    Giacomo Cascione, 26 anni, Bari
    Giovanni Galluzzi, 21 anni, Polignano a Mare
    Savino Ingannamorte, 26 anni, Bari

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