MINORENNI AL LAVORO: ecco l’ingiustizia promossa dal Job Act sull’apprendistato

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Nel 2020 una delle prime ingiustizie da abolire è il lavoro minorile, promosso dal Jobs Act. Secondo l’INAPP, ente di ricerca del Ministero del Lavoro, in seguito alla riforma del lavoro sono aumentati del 17,4% dal 2015 al 2017 i minori che lasciano la scuola per ottenere la qualifica o il diploma professionale lavorando in apprendistato, un contratto di lavoro che prevede anche una parte di formazione. Nel 2017 erano in apprendistato 2.843 minori, con un aumento annuale superiore al 50% nel Nord Ovest.

La riforma ha infatti previsto che dai 15 anni è possibile ottenere il titolo di studio tramite il lavoro anziché andando a scuola (apprendistato di primo livello). Prima del Job Act si poteva accedere all’apprendistato solo dai 17 anni (apprendistato di secondo livello), quindi dopo aver assolto l’obbligo scolastico fissato dalla legge a 16 anni.

Il nostro Paese ha un tasso di dispersione scolastica del 14,5%, tra i più alti dell’Unione Europea e in aumento da due anni, mentre abbiamo un tasso di laureati tra i 25 e i 34 anni del 28% contro una media dei Paesi OCSE al 44% – solo il Messico ha un dato peggiore. Le politiche che incentivano l’abbandono della scuola per andare a lavorare già da minorenni sono un danno per il futuro dei giovani e per l’intero Paese. Infatti secondo la comunità scientifica, le istituzioni sovranazionali e internazionali, per affrontare le trasformazioni tecnologiche e superare la catastrofe climatica ogni società ha bisogno di aumentare il livello di istruzione della popolazione: mandando i minorenni a lavorare andiamo nella direzione contraria a quanto dovremmo fare.

Queste politiche si aggiungono ai costi elevati dell’istruzione nel nostro Paese, in cui il 62,5% degli studenti dichiara di far fatica a pagare gli studi (un dato superiore di 20 punti rispetto alla media europea) secondo Eurostat.

La retorica con cui veniamo spinti a lasciare la scuola è che con percorsi come l’apprendistato è più facile entrare nel mondo del lavoro, ma secondo i dati INAPP in realtà le trasformazioni da apprendistato a contratto di lavoro a tempo indeterminato sono calate del 10% nel 2017 e riguardano solo 73 mila apprendisti rispetto a più di 400 mila apprendisti al lavoro ogni anno. Lo stesso ente del Ministero del Lavoro ammette che l’apprendistato viene utilizzato dalle imprese per pagare meno il costo del lavoro, senza la reale volontà di formare i lavoratori per assumerli stabilmente.

A causa della carenza di adeguati servizi per il diritto allo studio e della mancanza di politiche per garantire un futuro lavorativo di qualità dopo la laurea, tanti di noi cercano di guadagnare un salario il prima possibile e non pesare più sulle spalle dei genitori. Questa ingiustizia deve essere eliminata per permetterci di arrivare ai più alti livelli di istruzione con un reddito di formazione e servizi per il diritto allo studio che ci rendano autonomi dalla famiglia. Solo così verrà meno il ricatto tra costi dell’istruzione e sfruttamento precoce: potremo scegliere di studiare senza dover lavorare prima del tempo. Ecco perché bisogna alzare l’obbligo scolastico ai 18 anni e realizzare subito la completa gratuità dell’istruzione di ogni ordine e grado.

Dal 2015 sono stati in carica 4 diversi governi, con diverse maggioranze parlamentari. Nessuno di questi ha cambiato rotta, tutti continuano a non investire sulla formazione e permettere questa migrazione dalla scuola al lavoro. Nel nuovo decennio vogliamo un radicale cambiamento, vogliamo studiare per garantire un futuro migliore a noi e a tutto il Paese.

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