[Appello] Oltre la COP25: i popoli per il clima!

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Traduciamo e pubblichiamo l’appello per la partecipazione alla Cumbre Social por el Clima di Madrid a cui abbiamo aderito insieme a decine di organizzazioni e reti di tutto il mondo. In questi giorni parteciperemo al controvertice e alle mobilitazioni, segui gli aggiornamenti in diretta su twitter, instagram e facebook!

Appello alla partecipazione al vertice sociale per il clima della COP25 di Madrid

Da un lato la decisione unilaterale del governo cileno di Sebastián Piñera di annullare lo svolgimento della COP25 in Cile, ignorando i mesi di lavoro dei movimenti sociali cileni e latinoamericani e dall’altro quella del governo di Pedro Sánchez di ospitare l’evento, hanno costretto i movimenti sociali spagnoli a svolgere un compito che non avevano avuto modo di discutere appieno, con tempi che rendono difficilissimo garantire una partecipazione e una risposta di massa.

Consapevoli dell’evidente eurocentrismo insito nella scelta di ospitare per il terzo anno di seguito la COP in un Paese europeo, accogliamo la sfida di organizzare proteste e mobilitazioni contro queste politiche, ritenendola una grande responsabilità. Lo facciamo per la rabbia e per il senso di impotenza che viviamo davanti alle ingiustizie e alle atrocità commesse contro la popolazione cilena, lo facciamo solidali e complici con la decisione di mantenere in ogni caso in Cile la Cumbre Social por la Accion Climatica, e con la determinazione e la volontà di contribuire a creare uno spazio nel quale far sentire anche le loro voci.

Condanniamo con forza le violazioni dei diritti umani in Cile e ne chiediamo la fine immediata. La dichiarazione di guerra del governo contro la popolazione cilena è un attacco alla democrazia e alla lotta per la giustizia sociale. Chiediamo che i responsabili di questa repressione vengano puniti. Vogliamo che si riconosca ovunque che le sollevazioni sociali in Cile e nel resto del mondo sono espressione anche della crisi climatica. Il paradigma della crescita infinita in un pianeta con risorse finite sta portando l’umanità a scontrarsi con dei limiti che esistono, nonostante l’attuale sistema economico continui a negarli e nasconderli.

Siamo nel mezzo di un’emergenza ecologica, climatica e sociale. La comunità scientifica è stata esplicita sulla serietà e sull’urgenza del momento. La crescita economica si perpetua a spese dei più deboli: migranti, indigeni, abitanti delle periferie e delle aree rurali, LGBTQI, comunità resistenti… e ovviamente a spese del pianeta, delle altre specie e degli ecosistemi. Le donne, che sono parte di tutti questi gruppi, sono doppiamente colpite, in quanto vittime delle peggiori conseguenze del modello patriarcale capitalista e cis-eteronormato.

Come attivisti spagnoli e dei paese europei, siamo pronti/e a smascherare e denunciare le responsabilità delle regioni più ricche del pianeta nello sfruttamento dei territori e nella creazione di “zone sacrificabili” nei paesi più poveri, realizzatisi attraverso l’estrattivismo culturale, materiale ed energetico che distrugge comunità e beni comuni. Viviamo in paesi che continuano a incoraggiare consumi infiniti e ad imporre questa visione del mondo a tutti gli altri, mentre causano la distruzione dell’umanità e della natura.

Sempre in questi paesi, che dispongono di un’importante capacità bellica (in particolar modo rispetto alle armi nucleari), si sta facendo strada un nuovo concetto di “securitarismo climatico” nell’ottica di proteggere i propri interessi, attraverso l’occupazione di importanti posizioni di potere e la cessione del controllo di tecnologie chiave per la transizione ecologica nelle mani di grandi compagnie di sicurezza, mentre la militarizzazione dei confini e l’occupazione di territori aumentano in tutto il globo. Il cambiamento climatico continua ad alimentare conflitti, guerre e violenza tra popolazioni.
Dalla nostra, che è una posizione privilegiata,vogliamo assumerci la responsabilità per il nostro comune passato, presente e futuro. Ci ribelliamo per cambiare questo sistema letale. 

È necessario denunciare l’ipocrisia di governi che hanno fallito nelle negoziazioni sul clima per decenni, mentre allo stesso tempo siglavano trattati su commercio e investimenti come strumenti di dominio del capitale, perpetuando l’ingiustizia che permette il lusso di pochi a spese della sofferenza della maggioranza, accapparrandosi ricchezze, privatizzando e speculando su sfere della vita sempre più ampie. Questi stessi governi alimentano l’industria fossile con sussidi miliardari e proteggono e salvano le banche che investono sul fossile e fanno profitto sulla crisi climatica e sulla devastazione ambientale e sociale. 

Le multinazionali spagnole ed europee in regioni come l’America Latina hanno portato ad un prolungamento della lunga notte di 500 anni di colonialismo, peggiorando la crisi climatica e minando pesantemente la sovranità popolare. Il Cile è oggi l’espressione dell’esaurimento delle politiche neoliberali di estrattivismo in tutto il continente. l’America Latina è il Cile e il Cile è l’America Latina. 

Crediamo che la giustizia climatica rappresentil’ossatura delle battaglie sociali del nostro tempo: la sostenibilità non è possibile senza la giustizia sociale, e la giustizia non esiste senza il rispetto per tutti gli esseri viventi del pianeta. La giustizia climatica è il contenitore più ampio che esista in cui riconoscere la diversità e la molteplicità di tutte le lotte per un altro mondo possibile: ambientalismo, attivismo climatico, femminismo, battaglie LGBTIQ+, sindacalismo, antirazzismo, antifascismo, antimilitarismo, movimenti di decolonising,movimenti indigeni, rurali… Promuoviamo la giustizia climatica come un movimento di movimenti in cui diversi mondi possano incontrarsi e vivere. 

Lavoreremo per dare visibilità alle rivendicazioni per una transizione equa da portare avanti abbastanza in fretta da evitare altre catastrofi, come l’innalzamento della temperatura oltre 1.5°C e  il collasso di ecosistemi e società. Si devono prendere decisioni basate sulla scienza. La comunità scientifica ha già indicato chiaramente la necessità abbandonare le fonti fossili per raggiungere gli obiettivi di riduzione di emissioni di gas serra necessari alla sfida contro la catastrofe climatica.

È per questo che ci ribelliamo contro i modelli estrattivisti connessi alla produzione e all’utilizzo di combustibili fossili, e allo stesso tempo rifiutiamo con forza l’uso civile e militare dell’energia nucleare. 

Esortiamo a un cambio radicale nel modello di mobilità, per ridurre il trasporto di massa di merci e persone, responsabile, tra le altre cose, di turistificazione e gentrificazione, che generano fortissime diseguaglianze sociali. Il modello di trasporto deve allo stesso tempo ridurre il crescente isolamento delle aree rurali, una delle cause del loro crescente spopolamento.

 

Denunciamo il tentativo di promuovere false soluzioni come quelle basate sulla geoingegneria, che continuano a mantenere lo status quo dell’attuale modello di produzione, spostando l’attenzione dalle soluzioni reali e minacciandoci con impatti diseguali su scala planetaria, che sacrificano prima di tutto le comunità più svantaggiate.
Denunciamo anche l’imposizione di un modello di produzione e consumi che non riconosce il cibo come un diritto ed è responsabile della crisi climatica e di biodiversità che condanna più di 800 milioni di persone alla fame. Rivendichiamo una transizione agro-ecologica che promuova sistemi equi e sostenibili che rispettino la sovranità alimentare delle popolazioni. Allo stesso modo, denunciamo l’imposizione di un modello di produzione e consumi basato sull’usa e getta che ancora una volta colpisce i poveri prima e più degli altri. L’enorme quantità di rifiuti prodotta da paesi ricchi viene per lo più trasferita nei paesi del sud del mondo, costringendo le comunità e i gruppi più vulnerabili a vivere in una spirale infinita di povertà, violenza e condizioni di vita insalubri.

D’altro canto, la fortissima mobilitazione scoppiata in Cile e la sua brutale repressione  ci dimostrano che la crisi che stiamo affrontando è anche una crisi democratica. Abbiamo bisogno di andare verso la costruzione di modelli più democratici di società che garantiscano la decisionalità collettiva mettendo al centro i beni comuni. In questo senso, lo spostamento della COP 25 a Madrid è anche un attacco alla democrazia, perché compromette il lavoro portato avanti per mesi da reti, gruppi e organizzazioni in tutto il mondo che ora non potranno partecipare come avrebbero voluto.

Siamo solidali con chi soffre di più a causa della crisi attuale, con i lavoratori e le comunità che sono in prima linea per resistere in tutto il mondo. Siamo solidali con chi ha causato meno di tutti a determinare la crisi climatica e ora ne soffre gli effetti più di tutti gli altri. Supportiamo tutte le persone, a prescindere dal loro genere, origine, lingua, razza, etnia, abilità, orientamento sessuale, esperienze, età o credo.

Invitiamo persone e gruppi a ribellarsi contro un sistema capitalista oppressivo che calpesta sempre più persone – molti sono costretti a migrare dai loro territori – e continua ad minare alle fondamenta che sostengono la vita. Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla mobilitazione sociale in risposta alla COP25, ad attivarsi e creare comunità e legami davanti ad una crisi climatica che è solo il sintomo più visibile di un sistema profondamente ingiusto. 

Invitiamo tutte le persone e i gruppi che si sentono coinvolte da queste rivendicazioni a partecipare alla costruzione del Summit sociale per il clima, a ribellarsi, ad attivarsi con e per le loro comunità. Davanti alla repressione crescente e alle strategie per dividere e neutralizzare i movimenti, mostreremo più unità che in ogni altra lotta comune per la giustizia. 

 

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