Oltre il 29nov ● Niente da perdere, un futuro da conquistare

0 Flares 0 Flares ×
Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

Ieri abbiamo manifestato in tutto il mondo ancora una volta contro il pericolo del disastro climatico, dimostrando che la nostra battaglia non finirà finché non avremo ottenuto il cambiamento di sistema economico, sociale e politico verso la transizione ecologica. Siamo arrivati al quarto sciopero globale della più grande mobilitazione della storia per la giustizia climatica. Nel giorno del Black Friday abbiamo rifiutato questo sistema economico consumista, che produce e vende merci inutili a prezzi bassissimi. Sprechiamo ogni giorno una quantità enorme di risorse naturali, producendo emissioni climalteranti, per aumentare i profitti di una minoranza ricca della popolazione mondiale. Come i proprietari di Amazon, che sono tra i più ricchi del mondo grazie allo sfruttamento sfrenato dei loro lavoratori e all’elusione fiscale. Abbiamo sfidato l’1% della popolazione mondiale che continua ad arricchirsi e detiene la stessa ricchezza di 4 miliardi di persone. Questa élite ha come protagonisti i proprietari delle 100 multinazionali che producono il 70% delle emissioni mondiali. Il nostro futuro non può restare in mano a questi potenti della Terra ed alla classe politica che continua a tutelare i loro interessi insostenibili nonostante gli allarmi della comunità scientifica mondiale.

La risposta dei potenti della terra che si riuniranno a Madrid nella COP25 è stata perlopiù retorica, oppure negazionista come nel caso di Trump. Tutti i governi che nella propaganda si dichiarano a sostegno di Fridays for Future hanno preso solo minimi provvedimenti per fermare la catastrofe. A Madrid discuteranno di un obiettivo di partenza, l’azzeramento delle emissioni entro il 2050, che già di per sè prevede catastrofi drammatiche che colpiranno buona parte della popolazione mondiale. Già oggi, infatti, le emissioni climalteranti causano diffuse carestie ed eventi atmosferici estremi che spingono milioni di persone a migrare per trovare una vita dignitosa. Nel nostro Paese subiamo da anni alluvioni straordinarie, sempre più frequenti, che hanno portato alla morte di cittadini e alla distruzione dei territori. L’alta marea straordinaria di Venezia, con ulteriori morti e l’allagamento e il danno al patrimonio artistico e culturale è il simbolo di questa catastrofe. 

Questi fenomeni sono ampiamente denunciati dalla comunità scientifica, si conoscono bene le cause e il movimento gli ha dato una grandissima visibilità. Se i politici e i proprietari delle multinazionali non agiscono, la ragione è che non hanno interesse a farlo. Non rinunceranno ai privilegi, finché vivremo in una società fondata sul primato del profitto sui diritti, anche sul diritto alla sopravvivenza e ad un futuro per la nostra generazione. Ci sono tutte le condizioni per trovare le risorse e riconvertire l’economia, ma serve una volontà politica che abbiamo solo noi manifestanti, assente nei palazzi del potere. La nostra è un’utopia concreta, quella di un futuro fondato sull’economia circolare, migliore qualità della vita per tutti e non per pochi, cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile al posto delle guerre e del protezionismo. 

Come sostituire i mezzi di produzione inquinanti per tutelare l’ambiente migliorando comunque il benessere? Tramite l’istruzione, la ricerca e l’innovazione tecnologica, che sono troppo spesso dipendenti dai finanziamenti degli stessi privati che si occupano di business inquinanti, mentre gli Stati nazionali riducono la spesa pubblica per il diritto allo studio e la libertà di ricerca. Come trovare le risorse per gli investimenti necessari alla transizione? Facendo pagare il conto ai privilegiati, a coloro che in dieci anni di crisi economica seguita al 2008 hanno continuato a diventare sempre più ricchi mentre giovani e lavoratori si impoverivano e subivano gli effetti dei cambiamenti climatici. 

Chi decide nelle istituzioni e nelle multinazionali non ha intenzione di rinunciare ai privilegi per il bene comune, ma non possiamo arrenderci. Dobbiamo organizzarci per approfondire le nostre proposte, la nostra idea alternativa, economica e sociale a questo disastro. Continuiamo a scioperare per contestare in piazza, ma anche per prenderci gli spazi di discussione e confronto necessari a capire cosa sta succedendo e disegnare un altro futuro possibile. Dentro le scuole e le università, nelle piazze, incontriamoci e scioperiamo con autogestioni e occupazioni per trovare la nostra soluzione alla crisi in corso. Convochiamo assemblee pubbliche coinvolgendo tutta la cittadinanza, costruendo legami di solidarietà tra chi subirà gli effetti più pesanti del disastro. Uniamo le nostre intelligenze per progettare una soluzione che nessun altro ci consegnerà. Lanciamo la sfida dei giovani ai potenti del pianeta che si riuniranno a Madrid, mentre un’imponente manifestazione attraverserà la città il 6 dicembre per rivendicare un altro mondo possibile.

Non abbiamo nulla da perdere, solo un futuro migliore da conquistare: è ora che decidiamo noi.

 

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone
logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

CONTATTI

Privacy Policy