Venezia sott’acqua: cartoline dalla catastrofe climatica

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Una città in ginocchio e la conta dei danni sono ciò che resta della marea eccezionale che continua a minacciare la città con i numerosi picchi di acqua alta annunciati dalle Sirene di allerta.
Il Centro Maree aveva diffuso la previsione di un picco di +150 cm alle 22.30 circa.
Dalle 21:00 in poi, invece, le sirene hanno dato notizia di uno scenario ben più tragico e imprevedibile, con la marea che spinta dal vento di scirocco ha raggiunto quota +187 cm.
Sono morte due persone, ci sono feriti, abitazioni completamente rovinate, vaporetti sommersi e barche alla deriva.


Una marea straordinaria, la seconda più alta in assoluto. Sono passati 53 anni dall’ultima volta che Venezia ha rischiato di rimanere completamente sommersa. Era il 1966 quando gli studiosi avevano analizzato quel fenomeno e affermato che eventi del genere, avrebbero potuto ripresentarsi al massimo “una volta al secolo”.

Da allora siti internet, messaggi e Centro operativo per le previsioni sono operativi 24 ore su 24 per preparare i cittadini a qualsiasi tipo di evento estremo e per registrare livelli i cui dati adesso, parlano chiaro.

Da allora si è anche continuato a parlare di fenomeni estremi e di emergenze sempre più frequentemente. Si è continuato a negare l’associazione dell’innalzamento delle maree alla crisi climatica globale, aprendo le porte a grandi opere e Grandi Navi, frutto di decisioni politiche che hanno mutato profondamente l’ecosistema della città, già aggravata dal turismo di massa e dalla speculazione creata attorno ad esso che spingono sempre più residenti ad andarsene.


La fragilità dell’ambiente a Venezia è intuitiva. Al di là di fenomeni eclatanti come l’inquinamento apportato per anni dagli insediamenti di Porto Marghera, sono precisi fenomeni fisici a metterne in pericolo la sussistenza. L’acqua alta, cioè le maree eccezionali è dovuta all’unione tra una componente astronomica, correlata al moto di sole e luna, e una metereologica, connessa a particolari quadri atmosferici; due componenti naturali, sempre esistite, compagne secolari della città. Ma l’aggravarsi del contesto ambientale è riconducibile ad altri due fattori, pesantemente influenzati dall’elemento antropico:

1) la subsidenza, cioè il progressivo abbassamento del suolo, dovuto, specie fino agli anni settanti, al prosciugamento delle falde acquifere nell’intera gronda lagunare, e al crescente innalzamento del livello del mare.

2) il moto ondoso, ovvero il continuo, inesorabile sbattere dell’acqua contro le fondamenta e le rive. Fenomeno esiguo nei secoli delle barche a remi, devastante oggi con l’ elevatissimo traffico di imbarcazioni a motore e Grandi Navi.

I canali profondi delle bocche di porto, scavati per far passare le grandi navi e per realizzare il MOSE, fanno affluire migliaia di metri cubi d’acqua nella laguna consegnando Venezia a una marea di una violenza inaudita. 

Si è condannata così la laguna al dissesto idrodinamico e geologico, riducendola così a un braccio di mare (destino verso il quale l’avevano già indirizzata le manomissioni novecentesche, in particolare proprio con gli scavi, a cominciare dal «canale dei petroli», via d’ingresso -nonché vera e propria autostrada sull’acqua- delle grandi navi.

Il Mose per salvare Venezia dall’acqua alta? 

La soluzione individuata negli anni ’80 per salvare Venezia è stata il Mose, cioè un sistema di dighe colossali a scomparsa per chiudere la marea fuori dalla laguna quando le condizioni di marea saranno proibitive per la città.
Il Mose consiste di quattro colossali barriere mobili a scomparsa posate sul fondo delle tre bocche di porto.Sono cassoni d’acciaio incernierati sul fondo. Quando ci saranno le condizioni per una marea alta più di 1 metro allora sarà pompata aria nei cassoni, i quali per galleggiamento si alzeranno, formando una barriera per tenere l’acqua fuori dalla laguna. Il progetto prevede che le dighe a scomparsa resistano a maree alte fino a 3 metri e possano governare un livello medio del mare più alto di 60 centimetri rispetto a oggi. È prevista una durata di progetto di 100 anni, anche se fenomeni di corrosione già rilevati alle giunture sul fondo e altri problemi tecnici emersi in questi mesi di prove fanno temere un impegno importante per far funzionare per un secolo questa macchina immensa. Il Consorzio Venezia Nuova, l’organismo che costruisce e gestirà il Mose, dopo le inchieste che avevano scoperto il tangentificio vorticoso e dopo la paralisi ennesima dei lavori ora è commissariato, sotto controllo attentissimo.
Il Mose per salvare Venezia dalle acque alte non è ancora finito. Per questo motivo non è stato fatto funzionare. È completa e pronta la parte pesante e colossale di cemento e acciaio; deve essere finito ciò che farà muovere le paratoie per chiudere fuori dalla laguna l’acqua alta. Vanno installati compressori, attuatori, sensori, cablaggi e così via. Finora sono stati spesi 5,3 miliardi (tangenti comprese) su una spesa totale e finale di 5,5 miliardi.

Poi ci sarà la manutenzione, che costerà un centinaio di milioni l’anno, i cui finanziamenti ancora non si sa da dove saranno presi e chi ne gestirà il sovraintendimento  visto che le cerniere delle paratoie mostrano segni di corrosione prima ancora che il Mose sia in funzione.

..una storia sbagliata

Le previsioni svolte sulla costruzione di questa grande opera è stato immaginato sulla base di innalzamenti locali delle maree, ignorando gli effetti globali destinati a lasciare le dighe azionate per la grande maggioranza dell’anno e, compromettendo  l’ecosistema lagunare, privato di qualsiasi scambio di ossigeno e materiale, e dunque condannandolo alla sua morte.

Inoltre le previsioni sull’innalzamento del mare, ci pongono davanti a dei livelli che il Mose non sarebbe in grado di sostenere, a causa dell’allagamento non solo della città, ma dell’intera fascia costiera, previsto per i prossimi decenni.

Sulle effettive speranze dell’attivazione, e per rispondere al Presidente della Regione Veneto Zaia, il quale chiede il motivo per cui non ha funzionato, la risposta è sempre emersa dal continuo e aggiornato elenco dei difetti dettati dalla corrosione e dalla ruggine, oltre che dalla fragilità delle saldature e dei meccanismi, dagli esperimenti dubbiosi e dalla sabbia negli ingranaggi.Un errore storico i cui finanziamenti si sarebbero potuti utilizzare per proposte partecipate, sperimentali e temporanee, intrecciate con interventi  che docenti e studenti della città, assieme a studiosi di tutti il mondo, chiedono da anni.

Tra questi un rialzo del terreno cui poggiano le fondamenta dei punti più ribassati nel corso del tempo, restringimenti delle bocche di porto (con conseguente chiusura della città al traffico di navi) e interventi aggiornati di riequilibrio strutturale dell’ecosistema. Scelte che andrebbero a modificare l’intero sistema produttivo del territorio e che l’Amministrazione ha da sempre rifiutato in vantaggio del Mose pur nonostante una VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) negativa.

 

Nel bel mezzo di una crisi climatica: perché Venezia che affonda ci chiede una soluzione reale prima che sia troppo tardi

Adesso che l’acqua rappresenta una seria sfida epocale cui il territorio deve far fronte; adesso che forse si riconosce la sua minaccia, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro chiede che si accelerino i lavori per il grande mostro della Laguna, in modo da affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Un modo più volte utilizzato dall’Amministrazione per auto assolversi da precise responsabilità politiche e offensivo nei confronti di chi vive, studia, e lavora in questa città soffrendo politiche di sviluppo illimitato a favore di lobby crocieristiche, di continui scavi e sfregi alla Laguna, e che vedono il Mose  rientrare in tale modello.

È proprio da qui, dai cittadini e dalle cittadine scesi nelle calli di Venezia per aiutarsi a vicenda con il fango e il materiale da smaltire, dalla perdita culturale che la città ha dovuto affrontare ancora una volta, dalla chiusura inoltrata di tutti i luoghi della formazione, che deve partire una reale soluzione. Da chi questa città la vive e vede le contraddizioni ogni giorno, che può e deve partire una reale misura volta a contrastare un modello di sviluppo dannoso che con i suoi effetti devastanti a Venezia, mostra che siamo nel bel mezzo di una crisi climatica globale.

 

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