Per un futuro di giustizia climatica e di uguaglianza

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Il mondo sarà presto attraversato dal terzo Sciopero globale per il clima di Fridays for Future, un momento in cui i giovani attaccheranno nuovamente l’intreccio perverso tra devastazione ambientale e disuguaglianze (Leggi qui). In Europa lo sciopero sarà il primo momento di mobilitazione continentale che la nuova maggioranza del Parlamento europeo e la nuova Presidente della Commissione Ue von der Leyen dovranno affrontare. Dopo la sconfitta dei sovranisti nel voto per la Commissione, la nuova leader della classe dirigente che ha governato l’Unione negli ultimi trent’anni ha proposto rinnovamento all’insegna della “crescita e del contrasto al cambiamento climatico”. Il tentativo di greenwashing andrà a schiantarsi con i vincoli di bilancio che le forze politiche prevalenti in Europa non hanno intenzione di abolire: socialisti, popolari e sovranisti non mettono minimamente in discussione il modello finanziario dell’Unione che tramite l’austerità tutela i profitti privati a scapito della spesa sociale e degli investimenti per la transizione ecologica, mentre l’attuale dibattito interno alle forze centriste sui trattati vede uno sterile confronto tra chi si fa garante severo del pareggio di bilancio, e chi nel loro rispetto rispetto si limita a chiedere dei margini di flessibilità rispetto le contingenze. In seguito alla Brexit e alla crescita di consensi di forze politiche nazionaliste, oggi viene messa concretamente a rischio la tenuta stessa dell’Unione, ma la classe dirigente al potere non si mostra disponibile a risolvere le sue contraddizioni principali: la disuguaglianza materiale tra lavoratori e proprietari di impresa, le differenze di welfare e il dumping salariale tra Europa dell’Est e dell’Ovest, i vincoli di bilancio imposti agli Stati per tutelare l’export tedesco e i profitti finanziari delle banche di investimento europee. In sostanza chi ha il potere di indirizzare l’Unione non vuole cedere realmente potere ai cittadini europei per costruire un futuro di benessere e uguaglianza nel continente. 

Il movimento transnazionale di Fridays for Future ha scosso tutto il sistema politico europeo, ma la reazione della classe politica è stata la retorica del greenwashing e in alcuni contesti nazionali si sono verificati nuovi equilibri elettorali. Tuttavia la vera potenza del movimento è la possibilità di aprire uno spazio di condivisione politica e di immaginazione di un futuro alternativo per tutti i giovani europei. Un movimento autonomo dalle diverse versioni ideologiche del neoliberismo – sovranismi e neocentrismi – e capace di attaccare la radice del problema: a quali interessi risponde l’Unione Europea e la politica delle classi dirigenti nazionali del continente? 

La rivendicazione di una transizione ecologica del sistema economico e sociale è incompatibile con le politiche di austerità così come un modello di frammentazione e disuguaglianza dei diritti tra i cittadini europei. La giustizia climatica rivendicata dal movimento può connettere le mobilitazioni di studenti e lavoratori, per arrivare ad un progetto politico dal basso di futuro alternativo al neoliberismo. Per cambiare il sistema e fermare il cambiamento climatico, abbiamo bisogno di una idea di futuro condivisa che attraversi le lotte dentro i luoghi della formazione, dove si immagina e progetta lo sviluppo economico e culturale, ma anche dentro i luoghi di lavoro in cui si produce concretamente la realtà in cui viviamo. 

Nel nostro Paese il ribaltamento della maggioranza parlamentare ha interrotto la concentrazione di potere nelle mani del leader della destra reazionaria, ma la nostra società è ancora attraversata da odio e rancore tra pari, un individualismo fomentato per nascondere la contrapposizione tra ricchi e lavoratori, tra chi ha potere e chi non ha diritti, tra la minoranza privilegiata e la maggioranza dei cittadini. Il nuovo Governo ha rilasciato numerose dichiarazioni, a cui abbiamo risposto con le proposte degli studenti per ridare sicurezza e benessere nel nostro futuro. La frammentazione sociale e il conflitto tra poveri non verranno arrestate da piccoli passi di pacificazione da parte del nuovo governo, non sarà sufficiente accogliere solo parzialmente le rivendicazioni dei movimenti. Già le anticipazioni sul Decreto Clima dimostrano che il clamoroso annuncio di un “Green New Deal” consiste in realtà in piccoli incentivi che non porteranno assolutamente alla transizione ecologica entro gli 11 anni di scadenza stabiliti dall’IPCC dell’ONU. Così come è inaccettabile la scadenza al 2040 per l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, che andrebbero subito eliminati per finanziare la riconversione ecologica e il passaggio ad un modello di trasporto pubblico gratuito ed ecosostenibile. Le promesse fatte dal nuovo esecutivo sono molte, ma troppo spesso gli annunci non sono stati seguiti dai fatti con i precedenti governi: continueremo a mobilitarci e pretendere l’attuazione delle nostre proposte.

In questa settimana di azioni e nei cortei del 27 settembre per il terzo sciopero globale faremo emergere il nostro bisogno di un cambiamento totale del mondo in cui viviamo. Nelle scuole e nelle università sia gli studenti che i docenti scenderanno in piazza per immaginare insieme un futuro di giustizia climatica e di uguaglianza.

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