Il futuro oltre il Governo

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Il futuro oltre il Governo

L’intero Paese discute della nuova squadra di ministri del Governo Conte 2, mentre le studentesse e gli studenti di tutto il mondo si preparano a tornare in piazza il 27 settembre per il terzo sciopero globale contro il cambiamento climatico. In questo momento dovrebbero venire alla luce le rivendicazioni di noi giovani che occupiamo le piazze da mesi, chiedendo un futuro diverso dal disastro ambientale e sociale a cui ci hanno costretti. Nei palazzi del potere invece discutono di tutt’altro, e anche questo nuovo Governo ha presentato dei punti programmatici che ricordano la retorica dei precedenti, ma non assumono impegni chiari e radicali rispetto ai problemi che affrontiamo. Il nostro Paese è in crisi economica, come il resto dell’Europa a cominciare dalla Germania, mentre l’Unione Europea è guidata da una nuova Presidente di Commissione che non ha alcuna intenzione di abolire i vincoli dell’austerità. In questa situazione, prima ancora che i nomi dei ministri e la retorica, pensiamo sia fondamentale rimettere al centro le proposte dei giovani per cambiare davvero il nostro futuro.

  •       Green New Deal è giustizia e innovazione

La comunità scientifica mondiale ha confermato che il cambiamento climatico deve essere arrestato entro 11 anni, altrimenti andremo incontro a effetti devastanti. Spesso le multinazionali ed i Governi responsabili del disastro climatico rispondono a questi allarmi presentando piccole iniziative per la riduzione delle emissioni. Tuttavia la crisi ecologica richiede un cambio di sistema complessivo, sia nel modello di sviluppo che nella garanzia della giustizia sociale. 

1) investimenti pubblici sull’innovazione tecnologica, la riconversione delle industrie inquinanti, la bonifica e la messa in sicurezza dei territori.

La riconversione ecologica è un problema innanzitutto produttivo e di lungo periodo, deve mirare alla crescita e all’occupazione nel rispetto della sostenibilità ambientale e sociale. Si può realizzare solo a partire da un piano di investimenti pubblici sull’innovazione tecnologica per recuperare terreno nella competitività internazionale, e dalla riconversione delle industrie inquinanti e la messa in sicurezza dei territori per garantire a tutte e tutti il diritto al lavoro e il diritto alla salute.

2) l’assunzione a tempo indeterminato del personale della PA necessario a garantire i servizi pubblici essenziali, dall’istruzione alla sanità;

Cambiare modello di sviluppo significa investire di più sul benessere della popolazione rispetto alla produzione di merci. I servizi pubblici sono un fattore fondamentale di questo cambio di paradigma, offrendo posti di lavoro di qualità in attività alternative a quelle inquinanti. Va smentita una fake news: in rapporto a molti altri paesi europei, in Italia non esiste un eccesso di occupazione pubblico. Gli statali nel nostro paese rappresentano infatti solo il 14% degli occupati complessivi, ben al di sotto di altri paesi come Francia (22%) e Spagna (15%), e ancora di più dei paesi scandinavi come la Danimarca (28%) o la Finlandia (25%) Nelle PA il problema non è infatti l’eccesso di assunti, ma la qualità dei contratti, i diritti e i salari garantiti, e in certi settori come nella sanità, dopo anni di definanziamento, scontiamo anche della carenza di personale; in questo senso serve immediatamente un piano di assunzioni a tempo indeterminato del personale per garantire l’efficienza dei servizi pubblici come l’istruzione, la sanità, etc.

3) il reddito minimo garantito e la garanzia dell’accesso gratuito ai servizi pubblici essenziali, dalle cure sanitarie al trasporto pubblico locale; 

Il reddito di cittadinanza del movimento 5 stelle è stato capace di allargare la platea dei beneficiari rispetto al reddito di inclusione (REI), ma non è stato pensato per far uscire dalla condizione di marginalità. Fuori dagli slogan, la povertà non è stata abolita perché lo strumento non è adatto a garantire un’occupazione degna a chi ne è richiedente, condannandolo ad un circolo vizioso tra dipendenza del reddito e lavoro povero. Al suo posto dovrebbe essere introdotto un reddito minimo più coraggioso, attraverso l’utilizzo di ulteriori risorse per permettere ad un pubblico più vasto di uscire dalla precarietà e – per davvero – dalla povertà, assieme a delle politiche di redistribuzione che permettano il pieno accesso ai servizi pubblici essenziali per tutte e tutti, come l’abolizione dei ticket sanitari o la gratuità del trasporto pubblico locale.

4) aumento dei finanziamenti a istruzione e ricerca, gratuità dell’istruzione e reddito di formazione. 

La spesa pubblica destinata all’istruzione e alla formazione è crollata in questi anni al 3,5% del PIL, mentre quella per la ricerca e lo sviluppo è un quarto in rapporto a quella tedesca; stando a dati del 2016 dell’Unesco, solo l’1,29% del PIL. Un paese che vuole guardare al futuro deve darsi la sfida di tornare a finanziare scuole e università promuovendo l’istruzione gratuita dalla scuola all’università e garantendo un reddito di formazione per le studentesse e gli studenti che vogliono impegnarsi nel percorso di studi, come avviene già in altri paesi Europei, come il Belgio o la Danimarca. Oltre allo studio, occorre tornare a finanziare la ricerca e lo sviluppo, indispensabili nella prospettiva di rilanciare anche la qualità del tessuto produttivo e quindi del lavoro nel nostro paese.

5) garanzia di tutele e sicurezza sul lavoro per tutte e tutti eliminando le diseguaglianze dovute ai contratti precari.

Il Jobs Act del Governo Renzi, approvato nel 2014, ha generalizzato la condizione di precarietà nel nostro paese gravando soprattutto sulla nostra generazione, e le risposte dell’ultimo Governo non sono state sufficienti: noi giovani attendiamo ancora delle risposte ai nostri bisogni e all’altezza delle nostre prospettive di vita. Serve una svolta sulla qualità del lavoro attraverso l’abolizione del Jobs Act, e ponendo fine alla proliferazione dei contratti precari: in un paese in cui si moltiplicano le forme di sfruttamento, il lavoro nero e quello gratuito, i lavori poveri e i “lavoretti” senza alcuna tutela, occorre ripartire dai diritti per garantire a tutte e tutti una vita dignitosa. Servono garanzie e sicurezza sul lavoro, ponendo fine alla terribile crescita silenziosa dell’esercito delle morti bianche. 

Il piano andrebbe finanziato: A) aumentando le tasse sui grandi patrimoni, la speculazione finanziaria e tagliando i sussidi statali dannosi per l’ambiente (circa 18 miliardi); B) rivendicando in UE l’esclusione dei finanziamenti per il Green New Deal dai vincoli di bilancio europei, per rispondere all’emergenza climatica e sociale che minaccia la nostra generazione.

  •     Scuola del futuro

Sempre di più le nostre classi sono luoghi di riproduzione delle disuguaglianze che si vivono all’interno delle città. La scuola oggi non funge da ascensore sociale ma crea una forbice sempre più ampia tra le due realtà, chi si può permettere di sostenere relative spese scolastiche e chi no. Tanti di noi sono costretti a dover scegliere dopo la scuola dell’obbligo tra il continuare gli studi o intraprendere dei percorsi lavorativi a causa delle condizioni di estrema precarietà che viviamo. 

Ad oggi la dispersione scolastica si aggira intorno al 15% con dati inquietanti se si guardano le singole regioni: dalla Sardegna dove si raggiunge il 33%, al Nord-ovest con il 24%. I dati allarmanti li ritroviamo proprio dove non esistono leggi regionali sul diritto allo studio, come in Sicilia, oppure dove non sono mai state aggiornate e ferme agli anni ‘70 come per l’Abruzzo e il Molise.

Con la riforma dell’esame di stato abbiamo visto l’ennesima misura inutile, che non è riuscita a dare risposte ai reali problemi della scuola nel nostro Paese, ma li ha peggiorati. Il ruolo della scuole deve essere quello di creare generazioni di persone capaci di mettere in discussione se stessi e gli altri e questo è possibile solo ridiscutendo il modello di scuola proposto, ancora fermo da anni a metodi frontali e punitivi. 

È necessario che l’istruzione diventi priorità per il governo, con un piano di finanziamenti reale che possa garantire il diritto allo studio, svincolandoci dal ricatto economico. Quello che serve è un ripensamento sistemico della scuola pubblica con una riforma dei cicli e della didattica, per avere luoghi in cui non si riflettano le contraddizioni ma le si metta in discussione, costruendo le scuole e le città del futuro.

  •   Università del futuro

L’Università è da anni assente dal dibattito pubblico, dalle agende di governo, da politiche di investimento e valorizzazione del suo ruolo, con migliaia di studenti che ogni anno non riescono a pagarsi gli studi o a proseguire la carriera accademica, una ricerca sempre più precaria e definanziata, una didattica che non ci permette di mettere in discussione il sistema attuale. 

Al contrario, l’Università avrebbe un ruolo decisivo nel trasformare la società e il paese tutto, nel combattere le disuguaglianze, nel re-immaginare un nuovo modello di produzione e di svilluppo, nel restituire un futuro degno alla nostra generazione.

Assistiamo da anni a un processo di aziendalizzazione, definanziamento e smantellamento dell’università pubblica che l’ha privata totalmente di questo ruolo, mentre nessun governo finora ha messo in campo un’inversione radicale nelle politiche in istruzione, senza dare quindi la possibilità all’università di cambiare realmente lo stato di cose presente.

E’ per questo che stiamo scrivendo una proposta sull’università, per il futuro del nostro paese. Vogliamo un futuro che sia ecosostenibile, in grado di eliminare le disugualianze, che immagini una società più aperta e inclusiva, un futuro dignitoso per tutte e tutti. l tema delle risorse è da sempre quello che maggiormente mette in difficoltà gli atenei, dal momento che a livello nazionale assistiamo a un definanziamento strutturale. La nostra proposta è di tagliare le decine di miliardi di euro spesi ogni anno in sussidi alle grandi aziende inquinanti per tornare a investire in cultura e istruzione, in una didattica critica e efficace , in una ricerca libera e finanziata, in un diritto allo studio realmente garantito, come strumenti per poter cambiare veramente il paese.

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