22 GIUGNO IN PIAZZA A REGGIO CALABRIA: STUDENTI E LAVORATORI PER UN PAESE UNITO, LO SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO, IL LAVORO E L’ISTRUZIONE PUBBLICA

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    Dopo sette anni di recessione ininterrotta tra il 2008 e il 2014 l’economia delle regioni meridionali, malgrado quest’ultimo triennio di crescita consolidata, sconta ancora un forte ritardo, non solo dal resto d’Europa, ma anche dal resto del Paese.

    Siamo ancora dinanzi ad una grave crisi economica, sociale e democratica al centro della quale riscontriamo un mondo del lavoro sempre più senza tutele, povero e frammentato e con scuole ed Università ben distanti dalla loro dimensione pubblica ed emancipatoria con enormi ostacoli all’accesso al diritto allo studio. La completa assenza di un piano di interlocuzioni serio e serrato su queste due macroquestioni preoccupa le Organizzazioni rappresentative di quelle formazioni sociali alla luce di un quadro in cui il Paese appare senza direttrici in termini di crescita e prospettive di rilancio. La stessa Istat, nel suo rapporto di fine anno, ci consegna la fotografia di un Paese a due velocità, che si tratti di sviluppo, occupazione o redditi.

    Appare perciò paradossale sentir parlare di autonomia differenziata in un contesto in cui il numero di famiglie senza alcun occupato tra il 2010 e il 2018 è passato tre da 362.000 a 600.000 o, ancora, in cui il 28% dei minori e il 27% delle persone è a rischio povertà ed esclusione sociale.

    È il momento di dirsi che si tratta di una scelta politica chiara, in netta controtendenza con il dettato dell’art. 119 della Costituzione che sancisce il ruolo dello Stato a promuovere lo sviluppo, la coesione e la solidarietà sociale rimuovendo gli squilibri economici e sociali. Certamente non sfugge ad alcuno lo spirito della norma, in virtù della quale la solidarietà interviene fra i singoli e che, quindi, la redistribuzione opera tra le persone e non fra territori sebbene, a riguardo delle questioni territoriali, un tema ci sia: l’ammontare del gettito fiscale generato dai contribuenti è localizzato soprattutto al Sud grazie anche a quelle imprese che nel Mezzogiorno producono ma pagano le tasse al Nord.

    È dunque palese la volontà di ignorare il senso dell’art. 119, generando diseguaglianze e moltiplicando quelle esistenti.

    Un esempio ormai inflazionato, che però vale sempre la pena ricordare, è quello della diversità fra i servizi regionali sanitari che non garantiscono alle cittadine ed ai cittadini la stessa qualità delle prestazioni.

    Senza pensare alle donazioni di capitale umano giovane e formato che dal Sud migra verso Nord, impoverendo il primo ed arricchendo il secondo.

    Abbiamo pienamente condiviso la posizione dello Svimez, incardinata sul concetto di interconnessione fra territori, in forza della quale le regioni e le aree del Paese o crescono tutte insieme o arretrano tutte insieme.

    Assunte le differenze in termini di risorse e servizi, di gap infrastrutturale, di sviluppo economico e sociale che esiste tra meridione e settentrione del Paese, sostenere l’autonomia differenziata, come sta facendo questo Governo, va proprio nella direzione opposta all’operare a favore dei cittadini del Mezzogiorno. Non ci può essere autonomia perché serve più Stato e più solidarietà tra territori, perché senza il riscatto del Sud non ci sarà ripresa e ricchezza per il resto delle regioni.

     

    In quest’ottica, il sistema di istruzione nazionale è un fattore di coesione culturale e sociale del nostro Paese. I progetti di regionalizzazione messi in campo dalla richiesta al governo di maggiori forme di autonomia anche in materia d’istruzione da parte del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna, minano alle basi l’idea di una scuola pubblica nazionale e mettono fortemente in discussione l’unità del sistema dei diritti.

    Non può esistere un sistema di Istruzione a “Geometria Variabile” gestito in modo differente dalle singole Regioni che farebbe aumentare ancora di più il divario tra il Nord e il Sud del Paese, rendendo ancora più fragile l’identità Nazionale.

    La scuola non è un semplice servizio ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quale che sia la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa. L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli.

    L’autonomia differenziata in materia di istruzione non deve avere possibilità di applicazione perché l’ordinamento deve rimanere nazionale: diritti e doveri non sono regionalizzabili e devono rimanere nella potestà regolativa del Contratto nazionale.

     

    In Puglia sono circa 7mila le iscrizioni in meno dalla terza media al primo anno delle superiori per il solo a.s. 2019/2020, il 22% dei minori è in povertà relativa e in tutto il Mezzogiorno il 30,9% dei giovani non studia e non lavora (Neet): è evidente quanto il disegno autonomistico possa risultare deleterio nei confronti delle Regioni con dei sistemi di diritto allo studio e welfare più arretrati, oltre che con dei deficit strutturali rispetto al piano della formazione. Riteniamo necessario, invece, ripensare il sistema di istruzione nazionale, non in un’ottica di deresponsabilizzazione da parte dello Stato rispetto alle evidenti disuguaglianze territoriali, ma attraverso la costruzione di un percorso unitario che colmi i deficit delle aree più svantaggiate, garantendo fondi adeguati e un piano didattico e di tutele efficace ed omogeneo. Oggi più che mai è fondamentale varare una Legge Nazionale per il diritto allo studio che garantisca uguali diritti a tutti gli studenti e le studentesse del Paese, costituire un Fondo straordinario per il Mezzogiorno per la messa in sicurezza degli istituti, l’inclusione di tutti quei soggetti a rischio devianza e criminalità e per il rilancio dei saperi come volano di sviluppo per tutto il Paese.

     

    È necessario riportare al centro l’irrisolta Questione Meridionale, da intendersi come una questione nazionale alla quale fornire risposte strutturali per il rilancio dell’intero Paese. Investire nel Mezzogiorno significa colmare le distanze che esistono tra i vari territori senza creare spaccature e istanze competitive. La nostra Carta Costituzionale ci ha consegnato un Paese ispirato alla cooperazione, economica, politica e sociale: un Paese che solo attraverso gli sforzi e la partecipazione di tutti è riuscito a rialzarsi dalle macerie di una guerra. Disegnare un Paese in cui le autonomie dei territori siano divisive e non cooperative non serve alle zone più depresse del Paese (che sarebbero colpite in prima istanza) e non serve nemmeno ai territori più ricchi, che sarebbero incapaci in uno scenario globalizzato di competere adeguatamente e di progredire. Non serve all’Italia, che ne uscirebbe ulteriormente indebolita, dopo anni di crisi e di tagli alla spesa pubblica. Bisogna ripensare e rilanciare un piano di investimenti reali che punti a colmare il gap strutturale che investe varie aree del Paese. Bisogna ampliare un sistema di welfare che punti ad essere il più inclusivo e differenziato possibile e che rispetti i diritti essenziali e non ingrossi fenomeni di emigrazione interna, già tristemente famosi e noti. Bisogna ripensare a un Paese in cui si possa vivere, ci si possa curare, si possa studiare in maniera qualitativamente degna senza dover abbandonare i propri territori. Bisogna lottare per un Paese in cui al cittadino di Milano e a quello di Bari siano garantiti uguali diritti e dignità.

     

    Per queste ragioni il 22 giugno, lavoratori e studenti, saremo a Reggio Calabria per una grande manifestazione per i diritti, per il lavoro ed un’istruzione gratuita e di qualità. Vogliamo porre al centro della crescita nazionale lo sviluppo del Mezzogiorno, superando divisioni ed egoismi che questo Governo vuole alimentare!

     

    Giuseppe Gesmundo – Segretario Generale Cgil Puglia

    Claudio Menga – Segretario Generale Flc Cgil Puglia

    Davide Lavermicocca – Coordinatore Uds Puglia

    Vittorio Ventura – Coordinatore Rete della Conoscenza Puglia

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