Siamo le figlie delle ragazze dello Stonewall Inn – documento politico Sapienza Pride 2019

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Siamo le figlie delle ragazze dello Stonewall Inn. Quelle che il 28 giugno 1969, in un bar di New York, iniziarono una rivolta contro la polizia e il potere precostituito, alzarono la testa una volta per tutte, per cambiare davvero tutto.

Quelle persone erano prostitute, travestite, checche, passive, ma erano anche povere, senzatetto, non bianche, emarginate e reiette della società. Era questa loro condizione materiale e complessiva a spingerle a lottare contro questo sistema economico e sociale, che le opprimeva spietatamente.

Anche oggi vogliamo ribadire che non esiste lotta di liberazione che non sia di tutte e tutti , che non unisca in una sola battaglia tutte le persone subalterne, che non sia a fianco dei migranti e delle donne, dei poveri, dei disabili, per un lavoro senza sfruttamento, per la sanità e l’ambiente, contro la repressione e per la giustizia sociale. Proprio quando soffia ancora più forte il vento delle destre e dei fascismi bisogna allearsi, unirsi e non smettere di lottare.

Siamo studenti e studentesse della Sapienza e lottiamo ogni giorno per rendere il nostro ateneo un luogo migliore, attraversabile davvero da tutt*, da persone di ogni identità e condizione.

Solo lo scorso anno, nel nostro ateneo, al Garante degli Studenti sono arrivate circa tremila denunce per molestie e violenze sessuali nei confronti di studentesse e studenti della Sapienza. Ciò che ci ha lasciati perplessi e turbati è stata la dichiarazione fatta in seguito proprio dal Garante, che ha sostenuto che tremila denunce su centoventimila studenti siano poche. Noi crediamo che sia un dato da non sottovalutare, in quanto questi numeri risentono di una dinamica che è sistematica anche nella nostra società in generale: il colpevolizzare la vittima e non chi commette violenza, scoraggiando le persone a denunciare gli abusi.

Crediamo che l’istruzione sia un elemento fondamentale per combattere qualsiasi costrizione e costruzione sociale, qualsiasi ruolo di genere predeterminato, qualsiasi forma di discriminazione. L’istruzione è la chiave per la nostra emancipazione, è la scintilla per liberare le nostre menti, i nostri corpi e le nostre vite.

L’università non può permettersi di riprodurre quelle che sono le dinamiche più tossiche della società eteropatriarcale, dovrebbe invece offrire a tutte e tutti gli strumenti e le conoscenze per poter cambiare lo stato delle cose e costruire una società che ripudia la violenza di genere e la cultura dello stupro.Un esempio di come il sapere riproduca ancora queste dinamiche ce lo danno le facoltà di giurisprudenza, dove i docenti si limitano ad insegnare senza alcun approccio critico il diritto attuale, portando all’esasperazione un processo di congelamento delle leggi, senza tener conto dei cambiamenti culturali e sociali avvenuti negli ultimi cinquant’anni.

Infatti ci sono alcune norme, come la legge 194 o le unioni civili, che ostacolano la piena autodeterminazione delle varie soggettività e alimentano le discriminazioni di genere e le violenze.

Le violenze sessuali sono dimostrazioni di potere e si possono combattere: la violenza di genere può essere scardinata attraverso la consapevolezza dei nostri corpi e della nostra sessualità. A questo proposito vogliamo che all’interno dell’università vengano aperti centri antiviolenza e consultori, accessibili a tutte e tutti, liberi e autogestiti dove le studentesse e gli studenti possano trovare un rifugio e un luogo aperti al confronto, dove poter esprimere loro stessi, libere e liberi da giudizi e discriminazioni e dove si possano offrire assistenza sanitaria per quanto riguarda la distribuzione gratuita di assorbenti, preservativi maschili e femminili, contraccettivi, prevenzione e diagnosi di MST; oltre al supporto psicologico e legale a chiunque abbia subito episodi di molestie, violenze sessuali e omolesbobitransfobiche.

I luoghi del sapere non possono essere più considerati come meri strumenti di diffusione dogmatica e verticale delle conoscenze, viste esclusivamente come competenze, ma deve tornare centrale il loro ruolo rispetto al cambiamento della società. Tale cambiamento passa necessariamente attraverso una piena autodeterminazione di tutte le soggettività, è proprio all’interno dei nostri luoghi della formazione che dovremmo avere la possibilità di dotarci degli strumenti tali da autodeterminarci.

L’università continua a riprodurre i paradigmi di sfruttamento di territori e corpi che sono la base sia delle disuguaglianze e delle discriminazioni socioeconomiche che della disastrosa situazione ambientale nella quale ci Troviamo. Nelle università ci propongono metodi che vedono come linfa vitale lo sfruttamento della terra. I nostri territori vengono visti come uno strumento inesauribile di profitto, a discapito del nostro futuro e del futuro del pianeta stesso. Cosi come i territori anche i corpi delle donne vengono mercificati in quanto mezzi di riproduzione delle successive generazioni di oppressi.

La ricostruzione di una società priva di stereotipi, discriminazioni e sfruttamento passa necessariamente attraverso il cambiamento della didattica. Non siamo più disposti ad accettare una didattica fortemente capitalista ed eteropatriarcale. È inaccettabile poi che non esistano dei corsi specifici sui temi del transgenderismo e dell’ intersessualità, Specialmente nelle facoltà medico-sanitarie, dove tali insegnamenti dovrebbero essere obbligatori così come le pratiche per l’interruzione di gravidanza. Ciò causa disagi sia in ambito personale che in ambito accademico. Per questo richiediamo dei servizi igienici aperti ad ogni identità di genere, così che le persone non debbano ponderare la loro scelta in base a dove vengono posti nella società dal sistema.

Viviamo in un’università che ad oggi non è realmente accessibile a tutti e a tutte .

Siamo student* genitori che pretendono l’accesso al servizio di asilo nido gratuito all’interno del nostro ateneo, attualmente disponibile esclusivamente a docenti e personale tecnico amministrativo.

In quanto student*, dottorand*, ricercat* precar* abbiamo il diritto di iniziare e concludere il nostro percorso formativo e al tempo stesso di crescere i nostri figli e le nostre figlie.

L’esclusione da questo servizio ci obbliga a scegliere tra genitorialità e realizzazione accademica, personale e professionale, poiché questo diritto viene negato a chi ad oggi vive sulla sua pelle condizioni di precarietà lavorativa ed esistenziale.

Il diritto allo studio deve essere garantito in tutti i suoi aspetti: asili nido, infrastrutture, assorbenti e contraccettivi gratuiti.

Ad oggi quello delle barriere architettoniche è un argomento trascurato ma non trascurabile, un ostacolo insormontabile per coloro che hanno una disabilità motoria. Tutte le strutture dell’ateneo vanno riadeguate alle esigenze di tutti e tutte coloro che hanno delle disabilità.

Pretendiamo che la nostra università sia attraversabile da ogni punto di vista, sia strutturale che sociale attraverso la costruzione di infrastrutture e inclusione.

L’inclusione deve riguardare anche l’integrazione di migranti richiedenti asilo e rifugiati ai quali spesso viene preclusa la possibiltà di accedere al percorso universitario a causa del loro status giuridico.

La Sapienza deve garantire anche ai richiedenti asilo e rifugiati l’accesso all’istruzione universitaria, in quanto l’università ha il compito di porsi come luogo di formazione per l’autodeterminazione attraverso la conoscenza e la cultura.

Per tutte queste ragioni scenderemo per le strade della città universitaria con i nostri corpi fuorinorma, con le nostre borsette, i nostri tacchi a spillo e i nostri strap on, riappropriandoci degli spazi che ci racchiudono ogni giorno per risignificarli e viverli davvero.

Ci vediamo alle 16 con Gaudio e Favolosità.

 

Link Sapienza

Prisma –  Collettivo LGBTQIA+ Sapienza

 

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