Studenti contro il muos! 8 Dicembre in piazza!

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La questione ambientale è una delle più centrali e caratterizzanti per una terra come questa.

La Sicilia è stata casa dell’industrializzazione spietata avvenuta nel corso degli anni, che ha perso e rovinato quelle qualità che sembravano, un tempo, caratterizzarla.
Numerose aree della nostra isola, inoltre, subiscono un costante ed intenso inquinamento, zone balneari un tempo note sono ora considerate pericolose a causa degli elementi inquinanti, ma le cattive condizioni che caratterizzano l’aria e l’acqua condizionano fortemente anche la terra e, pertanto, anche ciò che viene coltivato in essa.
Il fanalino di coda di questa noncuranza della terra e dell’ambiente, si esprime anche con l’installazione del MOUS nella nostra terra, il cui impatto ambientale è enorme ed inaccettabile, soprattutto nella fase di cambiamento climatico e di catastrofe ambientale.
Le antenne, infatti, oltre a costituire un reale danno per la nostra terra, comportano pesanti conseguenze sulla salute degli abitanti come l’aumento di leucemie infantili, linfomi, melanomi.
Il muos è uno dei tanti strumenti delle forze armate Usa per assicurare il funzionamento dei sistemi di guerra di distruzione di massa.
È inaccettabile. L’intenzione di coloro che hanno governato e che governano tutt’ora la nostra terra è la stessa: distruggere la nostra Sicilia, per interessi puramente economici e sebbene la quantità di denaro spesa annualmente dalla regione per le spese militari sia esorbitante, ci sentiamo continuamente dire che non è possibile fare investimenti sull’istruzione, la vera priorità di una regione dal tasso scolastico pari al 25%.
Molto spesso, inoltre, la costruzione di queste grandi opere prevede l’infiltrazione imponente di organizzazioni mafiose, che lucrano sulla salute dei cittadini e della terra.
Così il governo diventa complice, incentivando un clima di omertà per cui a pagare sono i cittadini, costretti addirittura ad abbandonare le zone circostanti e la città.
Il muos infatti si infiltra in ogni aspetto della vita degli abitanti.
Molti studenti ad esempio sono stati mandati a svolgere percorsi di alternanza scuola-lavoro in basi militari come questa, promuovendo quindi la cultura bellica piuttosto che quella della pace.
È vergognoso. Le scuole devono e non possono prescindere da una discussione reale e aperta sul cambiamento climatico e su una reimmaginazione collettiva del sistema energetico della regione.
Devono consentire la creazione di un pensiero critico e sostenibile, che vada controcorrente.
Ogni tentativo di opposizione all’imposizione americana però, viene sedato con atti di repressione violentisissima, ledendo ancora una volta il diritto degli abitanti di decidere sul proprio territorio.
Partiamo allora dai luoghi della formazione e dalle nostre città per riprendere il controllo dei nostri territori. Abbiamo una responsabilità storica rispetto alle contraddizioni ambientali e climatiche, una responsabilità che è collettiva e che oggi deve esprimersi nell’impegno quotidiano di tutte e tutte noi per la promozione dell’autogoverno e del controllo democratico del modello di sviluppo, a partire da una necessaria lotta per la liberazione dei saperi in funzione della tutela consapevole dell’ambiente.
Le città sono di chi le vive ogni giorno.
La Sicilia e l’ambiente sono di chi le rispetta.
Non un passo indietro, contro la vostra militarizzazione, la nostra formazione!
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