Polignano, ma quale G-Card? Liberiamo la cultura!

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Nell’ultima settimana si è acceso il dibattito attorno all’introduzione della G-Card per accedere al centro storico di Polignano a Mare nel periodo natalizio.

Alle porte del centro storico infatti verranno messi dei tornelli, che controlleranno l’ingresso e lo consentiranno solo a chi acquista la Card al costo di 5 euro (ad esclusione dei residenti), in cambio di tre degustazioni e una scontistica in alcune attività commerciali convenzionate.

La scelta fatta dal comune di Polignano a Mare appare in piena continuità con le scelte messe in campo negli ultimi vent’anni dai governi in Italia e in particolare con la scelta della scorsa primavera – contestata e criticata dai movimenti sociali della zona e non – fatta dal comune di Venezia per controllare i flussi turistici nella città.

 

Lo stesso Presidente Emiliano ha dichiarato di essere contento e favorevole all’iniziativa di Polignano che si muove, a suo avviso, verso la competizione ai grandi centri turistici, conservando il marchio “pugliesità”, e verso la destagionalizzazione del turismo.

Non appare preoccupante al Presidente della Regione e al Sindaco di Polignano a Mare che il centro storico sia trasformato in un parco tematico con ingresso a pagamento, che sia di conseguenza banalizzato e che le attività commerciali siano legate sempre più al turismo e sempre meno ai bisogni della popolazione locale, precarizzando ancora di più i settori lavorativi e rendendoli sempre più dipendenti dai flussi turistici.

Per anni il centro storico della città pugliese è stato decantato come patrimonio ambientale e culturale di grande rilevanza, tappa fondamentale per i visitatori e gli abitanti della Regione, eppure adesso il concetto di patrimonio sembra perdere del tutto il valore della libera fruizione a vantaggio di un significato molto più ristretto, valoriale e legato ai guadagni che vi si possono ricavare (del resto non è passato così tanto tempo da quando si parlava dell’introduzione in Italia del Patrimonio SPA!)

 

Il messaggio che si trasmette è chiaro: la cultura, che si esplica in diverse forme all’interno del centro storico della città, è in vendita ed è assimilata ad un prodotto qualsiasi, come quelli che troviamo negli scaffali dei nostri supermercati.

 

Questo modo di esporre la cultura non è altro che l’altra faccia dello stesso paradigma neoliberista che antepone il guadagno economico alla libera fruizione delle diverse forme di manifestazione dell’arte e che dalla legge Ronchey in poi apre la gestione del patrimonio culturale ai privati .

Pensiamo che invece sia necessario liberare l’arte e la cultura da questa visione, che ci viene presentata come innovativa, ma che in realtà è obsoleta, figlia di interventi spot ( dalle domeniche gratuite ai musei e al Bonus cultura) e che si conferma nelle volontà di questo governo, a partire da quanto presentato nel contratto di governo e da quanto evidenziato dalle dichiarazioni del ministro Bonisoli.
Al contrario, crediamo che solo attraverso il libero accesso all’arte e alle sue manifestazioni materiali e immateriali si possa, riprendendo Pasolini, “arricchirsi dentro, sentire dentro di sé quell’esperienza speciale che è la cultura stessa”. La sfida non è solo garantire l’accesso in termini economici, ma scardinare il paradigma e la frattura insita nella nostra società che vede l’arte come una merce.

In tempi in cui si chiudono le frontiere, si costruiscono muri e si respingono le diversità, il messaggio da trasmettere è proprio l’esatto opposto: aprire alla collettività le variegate forme dell’arte e della cultura, fare un lavoro di sensibilizzazione rispetto all’importanza che queste assumono nella nostra vita. In sintesi, se la cultura è strumento di emancipazione sociale, di formazione e di svago, allora deve essere accessibile a tutte e tutti e non può essere soggetta ad alcuna forma di speculazione.

Non possiamo più permettere che la linea politica di svendita e privatizzazione dei beni culturali che i governi da oltre vent’anni portano avanti e che potrebbero sintetizzarsi nel monito “con la cultura non si mangia” sia ancora un dictat vigente e dominante, vogliamo investimenti perché gli spazi cittadini pubblici, che siano di gestione nazionale, regionale, provinciale o comunale, devono essere connessi e vivere nella città, essere centri nevralgici della cultura ed essere accessibili a tutti.

Per questo abbiamo richiesto nella Regione l’introduzione di un biglietto unico per la cultura per i soggetti in formazione, per permettere a tutti gli studenti di poter vivere a pieno i luoghi della cultura, in maniera realmente accessibile e fruibile a tutti.

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logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

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