A Ventimiglia contro le frontiere. Saperi oltre i confini!

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    Nel 2018 le frontiere dell’Unione Europea continuano ad uccidere. Sono stati quasi 15 000 i morti nel mediterraneo dal 2014, oltre 1000 solo da inizio 2018, quasi 400 solo nell’ultimo mese. Il securitarismo e la retorica dell’esclusione minano oggi in maniera radicale i presupposti stessi su cui si fonda l’Unione, le frontiere interne sono più rigide e solide che mai, tanto da arrivare alla sospensione di Schengen e alla tolleranza di barriere fisiche che impediscono la circolazione delle persone come nel caso del muro ungherese di Orban. All’ostacolo del Mediterraneo, delle frontiere interne europee e degli accordi dei singoli stati con i paesi di partenza – come nel caso degli accordi tra Italia e Libia – si aggiunge una pericolosa avanzata dell’estrema destra in tutto il continente europeo (da Salvini a Kurtz, da Orban all’AFD). Sempre più spesso si fa leva sulla costruzione della “paura” e sulle soluzioni securitarie in difesa di una presunta civiltà bianca ed europea, ritrovando un crescente consenso anche in quei paesi, come l’Italia, fortemente investiti dalla crisi e da una sempre maggiore emarginazione sociale di buona parte della popolazione. In questo quadro la guerra tra poveri viene alimentata e foraggiata da forze politiche troppo spesso ambigue sul tema delle migrazioni o, come nel caso della Lega, esplicitamente razziste.

    In Italia sta succedendo proprio questo: ci siamo ritrovati a scontare il peso di una campagna elettorale giocata al ribasso sulla pelle degli ultimi, attraverso la costruzione di un discorso discriminatorio e xenofobo legittimato e portato avanti, negli ultimi anni, anche dai governi di “centrosinistra” del nostro paese. Le politiche portate avanti da Minniti nella scorsa legislatura e quelle proposte oggi dal neo Ministro dell’Interno Matteo Salvini, infatti, sono in continuità.

    Quella che oggi viene condotta è una guerra generalizzata e senza tregua agli ultimi, verso i quali ogni giorno vengono inventati nuovi strumenti repressivi di controllo dei corpi, del dissenso e degli spazi urbani. Le frontiere, i respingimenti, l’illegalità producono solo emarginazione, precarietà, sfruttamento e violenza. In questo senso le frontiere sono da considerarsi oggi come un vero e proprio dispositivo di controllo che obbliga le persone alla clandestinità, poiché non gli viene concessa una via legale e realmente sicura per raggiungere la propria famiglia, i propri cari o un nuovo posto in cui vivere più dignitosamente.

    La solidarietà e l’accoglienza, nei limiti che hanno mostrato nell’attuale sistema di leggi e istituzioni, devono essere ridefinite attraverso la costruzione di reti sociali tra le persone, ed una politica che non preveda discriminazioni tra chi é nato in Italia e chi é arrivato da migrante. Dobbiamo rivendicare a gran voce che siano abbattuti tutti quegli istituti e quegli strumenti che generano dinamiche di subordinazione, dobbiamo rivendicare dignità e libertà di movimento per tutte e tutti. Libertà di movimento significa anche libertà di autodeterminarsi, di scegliere il proprio futuro. In questo senso, vogliamo che l’accesso e la fruizione dei saperi diventi lo strumento attraverso il quale si possono superare marginalità sociale e discriminazione, non nei termini della omologazione culturale e della occidentalizzazione, bensì del fornire strumenti innanzitutto linguistici e culturali, per il reale superamento della condizione di invisibilità. Le migrazioni non sono infatti da intendere come un fenomeno nuovo, e neanche da marginalizzare come tematica da trattare avulsa dal resto del contesto socio-economico in cui viviamo. Come in molti altri casi, le risposte sono varie e vanno cercate nelle connessioni e nei bisogni comuni tra i subalterni: la necessità di politiche contro lo sfruttamento e per ottenere condizioni lavorative dignitose per tutt* , un reddito universale garantito, investimenti strutturali nella sanità e nell’istruzione sono rivendicazioni che vanno costruite per tutte e tutti, per il miglioramento delle condizioni materiali senza distinzioni tra gli ultimi.

    Questo può essere combattuto anche attraverso l’incremento della condivisione dei saperi nelle scuole e nelle università, affinché esse sviluppino sensibilità e conoscenza, cultura della solidarietà e dell’antirazzismo.  L’accesso agli strumenti di comprensione della realtà deve essere garantito alla cittadinanza tutta affinchè funga da vaccino alle false rappresentazioni propugnate dai media e dalla politica, affinché diventi motore propulsivo di contaminazione e integrazione. Aprire scuole e università a tutte e tutti i migranti arrivati nel nostro paese deve essere una battaglia non più rimandabile. Nessuno deve subire il processo migratorio ed è proprio attraverso gli strumenti della conoscenza che è possibile destrutturare un modello assistenzialista, in favore di un modello cooperativo che permetta di cogliere le potenzialità di una contaminazione reciproca dei saperi per ripensare la nostra stessa società.

    Non può esistere Europa dei Popoli dove non esiste giustizia sociale e integrazione di reciproci modelli culturali. Non può esistere giustizia sociale dove esistono precarietà, sfruttamento e barriere culturali. Rivendichiamo la costituzione del permesso di soggiorno europeo come strumento per minare i presupposti sociali che costruiscono subalternità, a patto che sia un vero strumento di fuoriuscita dalla violenza europea dei confini e della classificazione tra migranti riconosciuti come degni di accoglienza e non, come la fuorviante differenza tra rifugiati politici e migranti economici.  Rivendichiamo l’abbattimento di ogni confine e frontiera, interne ed esterne, come unico fine al quale possa rivolgersi la popolazione italiana solidale e antirazzista. L’accoglienza non può essere un gesto caritatevole, non possiamo tornare a pensarla come a un processo di assistenza verticale e occidentalista, ma dobbiamo avere l’ambizione di utilizzarla come strumento di connessione tra differenti mondi culturali per superare lo scetticismo e il razzismo cui siamo indotti dal discorso pubblico main-stream. La cittadinanza e la mobilità sono dei diritti, nessuno deve meritarsi niente per poter entrare in Europa.

    Non possiamo rimanere in silenzio davanti alle aberranti scene da Stato autoritario che vediamo diffondersi in maniera sempre più normalizzata in questi giorni. Le immagini del violento sgombero degli attivisti a Roma, lasciati per ore sotto il sole senza né cibo né acqua per ordine diretto del Ministero dell’Interno, non possono intimorirci e non ci faranno desistere. Così come è allarmante la retorica della legalità applicata ai migranti che, dopo giorni in mezzo al mare, dopo mesi passati nei lager libici, si ribella nella paura di essere riportato in Libia.

    Nel nostro paese nessuno deve essere illegale, lotteremo contro la criminalizzazione delle e dei migranti, contro la criminalizzazione degli attivisti solidali, contro ogni dinamica di sfruttamento. Oggi saremo a Ventimiglia per la manifestazione internazionale per il permesso di soggiorno europeo.

    Contro ogni confine. Open the borders!

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