LEADER DEL FAMILY DAY INCONTRA IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE BUSSETTI INSIEME AL MINISTRO FONTANA: LA NOSTRA RISPOSTA È PRONTA!

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    In questi giorni c’è stato un incontro tra il leader del Family Day Gandolfini, il Ministro della Famiglia Fontana, il Ministro dell’Istruzione Bussetti e altri membri del governo come come il sottosegretario agli Interni Molteni .
    Nella dichiarazione di Gandolfini si legge che “nei colloqui è emersa una comunione di vedute sulla necessità di tutelare il diritto dei bambini all’identità” (cioè imporre un’educazione patriarcale e tradizionalista) e <<di rilanciare un patto educativo tra scuola e famiglia che escluda ogni forma di colonizzazione ideologica>> (cioè bloccare progetti di educazione sessuale, specie se non eteronormata, in nome della guerra al loro capolavoro retorico: l’ideologia del Gender).

    Inoltre, i movimenti omotransfobici del Family Day stanno avviando i primi processi per accreditarsi al Miur come interlocutori credibili nella definizione delle politiche scolastiche. Sta anche circolando una lettera per chiedere l’iscrizione a “Generazione Famiglia” che se dovesse arrivare a 5000 associati avrebbe la possibilità di proporre la propria candidatura in seno al Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FONAGS) per poter intervenire sulle politiche scolastiche.

    Ciò che però davvero ci allerta sono le proposte specifiche di Gandolfini sulla scuola che abbiamo appreso da svariate fonti, proprio perché molte sono in perfetta continuità con le politiche sulla scuola della Regione Lombardia:

    – Descrizione dettagliata nel PTOF/PEC delle proposte educative su “temi sensibili”, specificando temi trattati per singola lezione, ente/associazione promotrice e singoli relatori, presenza o meno in classe dell’insegnante ordinario, al fine che <<la scelta dei genitori sia realmente consapevole, libera ed informata>>;

    – Necessità di formalizzare in modo chiaro ed esplicito lo strumento del Consenso Informato Preventivo dei genitori quando vengano trattati in classe temi sensibili e delicati, quali affettività e sessualità;

    – Offerta di attività alternative per gli studenti i cui genitori chiedano l’esonero da attività che riguardino la sessualità;

    -Istituzione presso il Ministero di un Osservatorio e Numero Verde per la segnalazione di eventuali “violazioni”;

    – Presenza delle loro associazioni nel FONAGS;

    – Istituzione di un Portale PRO-FAMILY;

    – Patrocino del Ministero circa progetti educativi proposti dalle “associazioni pro-family”;

    – Particolare attenzione alla questione delle scuole paritarie, soprattutto rispetto alla questione “costo standard”/quota capitaria.

    In Lombardia conosciamo già bene cosa produce il solido rapporto tra la Lega al governo di un’istituzione e le realtà cattoliche integraliste, omotransfobiche e sessiste che a loro volta tendono a rapportarsi con formazioni neofasciste. Questi signori però dovrebbero ricordare che le proposte come i fondi pubblici in Buono Scuola per le scuole private o i 20.000 € destinati al progetto del telefono antigender hanno avuto sempre mobilitazioni studentesche come risposta. Nel 2014 addirittura la Curia di Milano aveva invitato pubblicamente gli insegnanti di religione a segnalare le scuole in cui si svolgessero attività “legate all’ideologia del Gender” (mentre Casapound volantinava i genitori davanti alle scuole elementari) portando alla violentissima repressione sotto al l’arcivescovado da parte della polizia sul corteo studentesco del 14 novembre che contestava quell’ingerenza.

    Proprio perché queste proposte per noi sono un film già visto adattato su un piano nazionale e rincarato da gravissimi tentativi di stampo fascio-cattolico di condizionare e controllare l’insegnamento di liberi saperi nelle scuole (come il consenso informato preventivo, il controllo degli esperti esterni, dei temi trattati e degli alunni che partecipano alle attività di educazione sessuale), qualunque passo del ministero in questa direzione ci troverà pronti a mobilitarci. La grande partecipazione studentesca al nostro spezzone al Pride, che ha rivendicato con chiarezza diritti per tutt* e un’educazione transfemminista, libera da sessismo e omotransfobia, è la dimostrazione che le scuole non staranno a guardare.
    La prima volta fu rivolta e di nuovo rivolta sarà!

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