CONTRO OGNI CONFINE, LIBERTÀ DI MOVIMENTO PER TUTT*

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    Il 20 giugno è la Giornata Internazionale del Rifugiato. In questi giorni in Italia, come nel resto del mondo, centinaia di piazze, cortei e manifestazioni proveranno ad incendiare il dibattito pubblico. Pare quasi ironico che una simile ricorrenza cada in concomitanza con le contingenze che in questi giorni stanno stravolgendo completamente il senso comune e il dibattito pubblico nel nostro paese.

    All’inizio dell’era Salvini sembra tutto sdoganato e permesso, sembra assurdo dover riflettere sul significato politico del diritto d’asilo, dal momento che, in nome della sicurezza e del decoro, nessuno sembra provare più vergogna ad invocare pubblicamente eccidi e pulizie etniche.

    D’altronde, avevamo forse dubbi che il principale ammiratore delle politiche securitarie di Orban e Trump in Italia, una volta arrivato al potere, volesse dare una prova di forza? Chi può stupirsi che un partito dichiaratamente xenofobo e razzista, una volta arrivato al governo, avrebbe messo in campo tali politiche? Sono mesi che assistiamo ad una disgustosa campagna elettorale giocata sulla pelle degli ultimi, con una verticosa corsa al peggio condotta da parte di tutte le forze politiche.

    Oggi possiamo vedere chiunque, per opportunismo, schierarsi dalla parte delle popolazioni migranti, ma Salvini non s’è fatto da solo. Le politiche salviniane e il consenso che le circonda sono il frutto di una retorica che è diventata egemonica e dominante nel nostro paese, a partire dagli ambienti che avrebbero dovuto radicalmente rifiutarla: la retorica secondo cui l’accoglienza rappresenta un problema di sicurezza, per cui è giusto e legittimo che, in nome del decoro, si pongano delle restrizioni folli alle libertà personali, la retorica del “non possiamo accoglierli tutti” e della divisione fra “migranti buoni” e “migranti cattivi”. 

    L’accoglienza, però, non può porre interrogativi di ordine economico, securitario o sociale. Non esistono “finti profughi”. “Non possiamo accoglierli tutti”? E’ vero, non possiamo. Dobbiamo. Perché l’accoglienza non è un favore che stiamo facendo a qualcuno, non può essere neanche uno strumento umanitario attraverso il quale semplicemente non far morire la gente in mare. L’accoglienza è l’istituto attraverso il quale, oggi in Italia, può concretizzarsi il diritto alla libertà di movimento, diritto inalienabile di ogni essere umano. Chi può decidere chi “ha diritto ad essere accolto” e chi no? La fame uccide forse meno della guerra? La desertificazione e i disastri ambientali sono motivi “meno gravi” per abbandonare la propria terra? Chi abbandona tutto e fugge da casa propria poiché perseguitato in quanto omosessuale ha più o meno diritto di essere accolto di chi scappa in quanto perseguitato politico? Sei “più profugo” se scappi da una guerra o da una dittatura?

    È allucinante che il dibattito pubblico si sia polarizzato intorno a queste definizioni. Come se la “quantità di diritti” di ciascun essere umano si valutasse in base al contesto in cui questi debbano essere applicati, come se la libertà di movimento fosse una libertà condizionata dal contesto di provenienza. La lotta per la libertà di movimento è la lotta di tutte e tutti noi, la lotta contro le frontiere è la lotta contro tutti gli istituti che trasversalmente nella società creano disuguaglianze e sfruttamento.

    Rivendichiamo libertà di movimento per tutte e tutti. Non sarà una frontiera a dividerci, non sarà un Salvini a separarci. A fianco delle popolazioni migranti, la loro lotta è la nostra lotta.

    Apriamo le frontiere!

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