Fermi, minacce e falsità: la Pescara antifascista non si reprime

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    Martedì il leader delle fasciotartarughe di Casapound è venuto a Pescara per propagandare violenza, belligeranza e razzismo, blindato in un hotel difeso da uno schieramento impressionante di forze dell’ordine.
    Il luogo dell’imperdibile appuntamento, inizialmente tenuto segreto, si è saputo all’ultimo, ed è stata esclusa dai tempi tecnici qualunque possibilità di manifestare dissenso organizzato.
    Un movimento spontaneo di cittadini pescaresi è sceso in piazza per ribadire che il fascismo non è un’opinione ma un crimine, e come tale chi non lo rinnega non può avere spazi appellandosi alla democrazia che vorrebbe abbattere. 

    Tantissime le testimonianze di chi è stato fermato e allontanato prima ancora di potersi affacciare in piazza, da schieramenti di forze dell’ordine piazzati su ogni via, ponte e vicolo limitrofo.
    Diversi ragazzi dello sPaz hanno esposto uno striscione sul ponte del mare, realizzato al volo da un artista del luogo con un lettering di una cultura antiviolenta dalla nascita quale il writing, per la semplice constatazione che “PESCARA È ANTIFASCISTA”.
    Una volta recatici, pacificamente e a volto scoperto, in Piazza Duca, siamo stati immediatamente bloccati, identificati e registrati su video dalle forze dell’ordine, venendo a conoscenza del fatto che non avessimo diritto a sostare sotto una pensilina del bus e quindi a circolare liberamente nella zona, tenuta in ostaggio dai fascisti.
    Fascisti i quali, in numero esiguo nonostante il richiamo da tutto l’Abruzzo e non solo in vista della venuta del loro leader nazionale, sono scesi con una delegazione che cercava scontro fisico di fronte ai cori di un assembramento diventato più nutrito con l’arrivo di altre persone. Non ci risulta che alcuno degli aspiranti picchiatori, che egualmente non avevano notificato una volontà di manifestazione, sia stato identificato e fermato.
    In trenta, dopo aver lanciato cori contro repressione, fascismo e razzismo, ci siamo spostati a piedi verso lo sPaz, seguiti da tre automobili a passo d’uomo, guidate da bizzarri individui con teste rasate e barbe vichinghe. 

    Sui giornali il giorno dopo si è voluta ridurre la questione a uno scontro tra opposti estremismi. La verità è che in strada, tra le pochissime che non sono state fermate prima di raggiungere Piazza Duca, c’erano persone con diverse idee ed età, tutte mosse semplicemente dal ripudio di chi si ispira al regime sulle cui ceneri e sulla cui distruzione abbiam ricostruito ciò che di buono rimane in Italia. Contro chi usa la violenza come metodo naturale, preventivo e offensivo, e predica la riproposizione di idee scellerate quali l’invasione della Libia e la persecuzione di umani in base al colore della loro pelle.
    Le leggi Mancino e Scelba, come la XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione Italiana, sono chiarissime: non si può costituire un partito che, non rinnegando il fascismo e ispirandosi direttamente a quell’esperienza o anche solo al razzismo, possa essere definito fascista.
    A chi ci addita come violenti in una manifestazione non autorizzata, a chi dice che se così fosse la legge allora lo stato avrebbe già dovuto impedire la candidatura di Forza Nuova e Casapound, e che in ogni caso non spetta a noi far rispettare l’ordinamento di diritto, rispondiamo che la prima volta che fascismo e nazismo si sono affermati è stato proprio a causa della non applicazione da parte dello stato dei giusti strumenti per fermarlo sul nascere, della seduzione delle idee semplici che cercavano come capro espiatorio del malessere generato da una crisi il diverso, chi sta peggio di noi, e non chi dall’alto ci impoverisce, e infine a causa di un lassismo dei cittadini, dei partiti e dei movimenti popolari che hanno rinunciato a una responsabilità umana. Ma anche se per la Costituzione avessimo torto e i dispositivi legislativi non esistessero, anche se fossimo costretti all’illegalità, è appunto una necessità umana per noi manifestare contro ciò che svilisce il concetto di umanità.
    A chi ci taccia di essere promotori di un’anticultura, diciamo che sì, lo siamo, come siamo promotori della cultura antimafiosa e di quella che ripudia la violenza come strumento offensivo e prevaricatore.
    Non volendoci fermare all’ “anti”, siamo anche organizzatori di infinite iniziative per la solidarietà tra gli ultimi, per l’antirazzismo e il rifiuto della guerra, che hanno consenso popolare e non hanno bisogno di eserciti schierati a difesa in assetto antisommossa.
    Tuttavia siamo d’accordo col fatto che non c’è alle porte il pericolo del ritorno di un regime fascista, e ci rendiamo conto che le forze contestate sono tremendamente esigue e minoritarie. A prescindere da questo, troviamo imbarazzante che gli siano concessi spazi fisici e politici, e che si sia impedito a chi non ci sta di manifestare.
    Ci dispiace che di fronte alla sovraesposizione mediatica di quattro tartarughe e alla legittimazione del loro narrarsi come i baldi giovani protettori della patria, tra collette alimentari per la razza italiana bianca a coprire i banglatour, le violenze e i proiettili, anche soltanto poche persone possano cadere nell’inganno che vedrebbe queste forze come popolari e antisistema. Ci rammarica che per la comodità di ridurre tutto alla caciara della “tensione in piazza”, delle fazioni dei centri sociali (che a Pescara non esistono) contro i neofascisti, si perdano occasioni di spostare il dibattito politico sulle vere priorità del paese, e che il giornalismo rinunci spesso a un ruolo analitico che indaghi la realtà e non riproponga stereotipi campati in aria.
    Alle tartarughe auguriamo di cambiare idea o di shtarsen a la cas.

    A chiunque volesse impegnarsi insieme per cominciare a rendere dal proprio piccolo questo mondo un po’ migliore senza inneggiare a guerre e razzismo, a prescindere dalle proprie idee negli altri campi, ci vediamo al 238.
    Lo Spaz Pescara
     
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