Conquiste di ogni Genere! – A Torino importanti modifiche nei regolamenti d’ateneo

0 Flares 0 Flares ×
Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone
Il nuovo regolamento sulle carriere studentesche adotta un linguaggio non discriminatorio e inclusivo di tutte le soggettività. Il linguaggio non è solo un’istituzione sociale o uno strumento di comunicazione, ma anche un elemento centrale nella costruzione delle identità, individuali e collettive. La lingua italiana è una lingua sessuata, che già dalla sua grammatica riproduce e istituisce un rigido binarismo di genere e una specifica gerarchia, in cui predomina il maschile, presentato come universale e neutro. Il linguaggio inclusivo serve a cancellare queste gerarchie e gli stereotipi legati ai generi. Lo abbiamo scelto per dare risalto in eguale misura alle differenze di tutte e tutti noi, che ci rendono le persone che siamo.
Gli interventi su questo regolamento, previsti per l’abbattimento degli stereotipi di genere che ci ingabbiano in ruoli predefiniti, non si limitano alla forma e al linguaggio, per quanto questo sia sostanziale.
Con il nuovo regolamento delle carriere studentesche, infatti, viene estesa anche agli studenti padri la possibilità di interrompere temporaneamente gli studi senza oneri in caso di nascita/adozione di un figlio/a! Si introduce così il congedo parentale, superando lo stereotipo che costringe la donna tra le mura di casa a sostenere tutto l’onere del lavoro di cura. Il rifiuto di questo ruolo di genere attraverso il supporto alla conciliazione famiglia-lavoro-studio, sia per le donne che per gli uomini rappresenta un importante passo avanti verso l’equità sostanziale, intesa non come pura e semplice parità di trattamento di situazioni diseguali, ma come trattamento differente di situazioni differenti in modo da garantire realmente a tutti e tutte le stesse possibilità.
Questo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza verso nuove e più grandi conquiste!
Il lavoro di cura, in cui rientra l’accudimento dei figli, si svolge prevalentemente tra le mura di casa, gratuitamente ed è da sempre prerogativa quasi unica delle donne. Con l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, queste si sono trovate a sostenere il peso di un doppio carico: da una parte quello lavorativo, dall’altra il mantenimento dei precedenti compiti nell’ambito della cura e dell’assistenza familiare, che sul lungo periodo rischia di metterle nella condizione di dover necessariamente scegliere tra l’uno o l’altro: oggi una percentuale sempre maggiore di donne decide di dedicarsi al raggiungimento dei livelli più alti della formazione e del mondo del lavoro, una scelta che spesso si pone come alternativa alla maternità. Anche qualora le giovani madri abbiano la possibilità di delegare l’accudimento dei figli, la scelta di ricoprire il doppio ruolo di madre e lavoratrice viene pagata al prezzo dei sensi di colpa generati dalla delusione di aspettative socialmente imposte. Viceversa, nel caso in cui decidano di dedicarsi alla vita familiare, sono costrette a rinunciare alla realizzazione delle loro potenzialità e alla valorizzazione delle loro capacità. Negli ultimi anni le problematiche legate alla conciliazione famiglia-lavoro hanno iniziato a riguardare anche gli uomini, come espresso anche dal nuovo regolamento delle carriere studentesche e il congedo parentale è un risultato importante, ma la conciliazione famiglia-lavoro-studio non può essere svolta solo nell’ambito individuale: è necessario un intervento più ampio, che garantisca madri e padri in tutto il loro percorso genitoriale, mettendo in campo politiche sociali adeguate per permettere la realizzazione delle proprie aspirazioni, lavorative e familiari.
Nel quadro di queste politiche rientra il nostro progetto di Nido d’Infanzia in Università. Il progetto, che è in fase di realizzazione, si rivolge a studenti e studentesse con figli a carico e a lavoratori e lavoratrici della conoscenza. Ma nelle nostre intenzioni si propone anche come forma educativa sperimentale poiché prevede una formazione innovativa dei e delle tirocinanti che si occuperanno dei e delle minori. Saranno infatti coinvolte associazioni che operano sul territorio e che si impegnano nel promuovere attività per l’infanzia, che mirano ad un’educazione basata sui valori della cura dell’ambiente, sul rispetto dell’altro, sulla decostruzione degli stereotipi e sulla partecipazione attiva. I tirocinanti coinvolti saranno chiamati a fare molto più che un tirocinio di sostegno passivo alle attività già decise da un educatore professionista, grazie a questo progetto formativo il tirocinio consisterà nell’elaborazione e nell’applicazione di un modello educativo per l’infanzia innovativo, volto all’educazione alle differenze e alla cittadinanza attiva. La realizzazione di questo progetto avrà dei risvolti immediati, supportando la conciliazione famiglia-lavoro-studio, sia per le donne sia per gli uomini, così come nel futuro, attraverso un’educazione innovativa che decostruisca stereotipi e pregiudizi, sempre più frequenti nella nostra società.
Questo doppio piano di intervento è previsto anche nel progetto, ancora in elaborazione, di apertura di un Centro AntiViolenza (CAV) all’interno della nostra Università, che sia a disposizione delle studentesse, del personale e delle docenti. Pensiamo a uno spazio accogliente e aperto, che offra un ascolto non giudicante e un supporto concreto a chi ne ha bisogno, ma sia anche un’occasione per studenti/esse e tirocinanti di giurisprudenza, psicologia, medicina, antropologia di fare pratica e svolgere un lavoro realmente formativo, in un contesto nuovo, a fianco delle figure professionali necessarie.
Interventi di questo tipo sono fondamentali nelle nostre università dove discriminazioni e gerarchie di genere sono onnipervasive e quotidiane.
Nel mondo lavorativo della formazione le donne rimangono in misura maggiore e più a lungo relegate in posizioni precarie e di minor prestigio e potere, percepiscono salari più bassi. Siamo di fronte ad un sistema che inquadra le donne soprattutto come precariato fisso, che taglia le gambe all’ambizione e alle possibilità femminili.
Inoltre, oggi giorno nelle aule e per i corridoi sentiamo commenti e subiamo atteggiamenti machisti e sessisti da parte non solo degli studenti, ma anche di tutti coloro che in università ricoprono posizioni di potere, appunto, principalmente uomini.
Per decostruire e abbattere questi meccanismi è importante partire dalla struttura stessa dell’Università. È di dicembre 2017 l’ultimo goffo provvedimento che partendo dall’intento, benevolo in partenza, di aumentare l’iscrizione delle studentesse ai singoli corsi di laurea delle cosiddette scienze dure, quali matematica, fisica, ingegneria finisce per riproporre stereotipi di genere discriminatori. Il decreto in questione prevede l’esonero parziale o totale dalle tasse per incentivare le iscrizioni delle studentesse ai corsi di laurea scientifici. Ma cosa c’entra la tassazione per eliminare il problema della pre-canalizzazione di genere ai canali formativi? Da anni denunciamo come attraverso i percorsi formativi si riproducano le divisioni sessuali del lavoro e gli stereotipi di genere. Ciò è verificato dai dati OCSE che descrivono la situazione attuale: le donne sono numericamente maggiori nei percorsi umanistici ed artistici, con picchi nel settore educativo in cui sono presenti al 94% del totale iscritti, a fronte dei settori ingegneristici, in cui sono presenti il 79% di uomini. Se però una ragazza non ha abbastanza soldi per iscriversi all’università il problema non è forse il sistema generale di diritto allo studio o, come sottolineano i dati OCSE, i differenziali salariali che vedranno nella successiva carriera e che, nel caso delle donne italiane, non compensano affatto le spese investite per la formazione?
Noi la vediamo così: diritto allo studio per tutti e tutte, con maggior sostegno alle studentesse e agli studenti in genitorialità, piena libertà di scelta consapevole e autodeterminata, per liberarci dalle gabbie della divisione sessuale del lavoro e del mondo della formazione, ma anche da quelle del mercato che le mette a profitto!
Per decostruire e abbattere questi meccanismi è importante partire dai saperi che l’Università veicola.
Nella nostra formazione la prospettiva di genere come lente attraverso cui guardare la realtà è generalmente assente o applicata solo a particolari materie. In tutti i percorsi di studio, dalla storia alla medicina, manca la volontà generale di superare il finto universalismo del maschile arricchendo ciò che è oggetto di studio con una prospettiva di genere complessiva. Tale prospettiva viene, invece, relegata allo studio facoltativo di ogni studente oppure ad approfondimenti marginali che, privati della propria potenzialità critica, danno la parvenza di un’apertura dell’accademia nei confronti delle tematiche di genere. Non vogliamo che gli studi di genere trovino spazio all’interno delle università come ambito a sé e indipendente dagli altri, ma che si attui una vera revisione in ottica femminista dei saperi che ogni giorno vengono trasmessi nei nostri luoghi della formazione.
Queste riflessioni e questi interventi si inscrivono per intenti e contenuti nel percorso del movimento Non Una Di Meno, nato più di un anno fa in Argentina e che ha visto la partecipazione di 55 paesi in tutto il mondo.
Dopo la grandissima mobilitazione del marzo scorso, il movimento ha continuato a lavorare e ad agire nei singoli territori: in tantissime/i abbiamo discusso in tutta Italia e contribuito alla stesura del Piano femminista contro la violenza maschile e di genere, documento politico e programmatico che lo scorso 25 novembre a Roma ha portato in piazza decine di migliaia di persone e anche quest’anno l8 marzo sarà una giornata di sciopero femminista: uno sciopero dalla violenza maschile e istituzionale sulle donne e dalle violenze di genere, uno sciopero dai generi e contro i ruoli sociali imposti.
QUI IL LINK PER LEGGERE IL NUOVO REGOLAMENTO SULLE CARRIERE STUDENTESCHE —> https://www.unito.it/…/reg_carriere_studentesche_98_2017.pdf
SI – Studenti Indipendenti
Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

related articles

logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

CONTATTI