Liberi tutti! Studenti in piazza il 21 marzo contro tutte le mafie!

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Da anni noi studenti e studentesse scendiamo in piazza insieme a tante e tanti altri il 21 Marzo per la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti di mafie”: come Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti e Link – coordinamento universitario anche quest’anno saremo nelle piazze organizzate da Libera in tutto il paese.
Ogni anno l’elenco delle vittime di mafia continua ad allungarsi, si aggiungono nuovi nomi a quelli delle donne e degli uomini ricordati dai familiari e da centinaia di migliaia di persone in occasione di questa giornata.
Ma non sono solo le vittime ad aumentare: in un Paese in cui al di là di provvedimenti spot e promesse non ci si interroga realmente su come combattere la povertà, l’inaccessibilità della formazione, la dispersione scolastica, la devastazione dei territori, le mafie trovano terreno fertile.
Dopo dieci anni, la tappa nazionale del 21 marzo torna di nuovo in Puglia, a Foggia, dove da qualche anno la mafia è tornata a mostrare la sua vera essenza, dimostrando di essere una delle più brutali e sanguinose del Paese, con tratti primitivi, collezionando decine di omicidi e centinaia di estorsioni (8 imprenditori foggiani su 10 pagano il pizzo).
Per questo, la tappa nazionale del 21 marzo a Foggia diventa un faro su una questione poco illuminata del nostro Paese, a provare a costruire – partendo dalla conoscenza del fenomeno – processi di denuncia collettiva e liberazione dalle logiche mafiose.

A partire da Foggia, a partire da Sud ma non solo, perché è sempre più chiaro come il fenomeno mafioso non riguardi solo il meridione ma tutto il Paese, perché è sempre più urgente lottare contro le diseguaglianze per liberarsi dalla subalternità e dal controllo criminale dei territori, e riprendere parola e decisionalità.
In un contesto ad altissima percentuale di esclusione sociale ripartire dalla conoscenza, costruire reti di solidarietà, impegno e lotta contro le mafie, per un’istruzione realmente gratuita e accessibile a tutti e tutte, un sistema di welfare realmente inclusivo e la costruzione di processi di autodeterminazione diventa una via necessaria per il riscatto del territorio e del popolo che lo abita.
Abbiamo bisogno di una società che dal basso e proprio a partire dalle scuole e dalle università dichiari guerra alle mafie e si riappropri di potere sulla propria vita e sul proprio territorio.
I luoghi della formazione, dunque, devono poter diventare dapprima un presidio e un luogo di aggregazione e parallelamente di formazione; un luogo dove crescere culturalmente, professionalmente, umanamente, dove si riconquista il ruolo centrale della partecipazione attiva, del senso critico e dello sviluppo delle inclinazioni e delle capacità di ognuno.

Un’istruzione gratuita per tutti e di qualità è un primo passo per ridurre la dispersione scolastica e fare delle nostre scuole e delle nostre università un presidio di socialità e di giustizia.
Alla nostra richiesta di un sapere realmente accessibile a tutti e tutte si risponde accentuando quelle che da un lato sono le barriere d’accesso economiche al mondo della formazione, dall’altro le dinamiche dello sfruttamento legate alla subalternità della scuola sul lavoro: lato la questione dei tirocini per il mondo universitario e l’alternanza scuola lavoro per l’istruzione secondaria superiore.
Oggi i riferimenti normativi nazionali e le discipline regionali dei tirocini curriculari sono deboli e non tutelano gli studenti e le studentesse che durante il percorso di studi intraprendono un progetto di tirocinio. Non esiste uno statuto che garantisca i nostri diritti, malattia, maternità, tutor universitario e aziendale, rimborso spese, compatibilità con esami o con l’orario di lezioni se previste nello stesso semestre.

Noi rigettiamo la possibilità di fare esperienze di alternanza scuola lavoro in aziende che hanno legami conclamati con le organizzazioni di stampo mafioso, che non rispettano i diritti dei lavoratori e che inquinano i nostri territori. Rivendichiamo un ripensamento generale dell’alternanza sull’ottica dell’istruzione integrata, a partire dalla necessità della scrittura di un codice etico in alternanza scuola lavoro per garantire un piano vertenziale di lavoro sui territori, garantendo così strumenti di tutela per gli studenti e le studentesse e strumenti di denuncia per lavoratori costretti a vivere condizioni di sfruttamento e alienazione.
Ogni anno sempre più studenti vengono espulsi dai percorsi formativi perché non possono permetterseli, sempre più giovani sono costretti ad accettare di lavorare in condizioni di sfruttamento, sempre più persone entrano in condizioni di povertà e vedono calpestata la propria dignità.

Ci hanno detto che durante la crisi tutti avremmo dovuto fare dei sacrifici, in verità abbiamo assistito all’arricchimento dei soliti e al peggioramento delle condizioni di vita di milioni di persone in termini di sfruttamento e allargamento della forbice delle diseguaglianze, che nel nostro paese e non solo raggiungono livelli sempre più inaccettabili.
Il 5% più ricco della popolazione italiana possiede ben il 40% della ricchezza totale: In Italia la popolazione povera è quantificabile in 10 milioni di individui di cui oltre 6 milioni in povertà assoluta, cioè impossibilitata ad accedere a quei beni e servizi che assicurano un minimo di dignità umana: è giustizia questa?
È quanto mai evidente dunque che quella in cui viviamo è una stagione in cui i cosiddetti “sacrifici” vengono imposti solo alla parte più debole della popolazione a favore di una ristrettissima cerchia di elite che gestiscono nei loro interessi le politiche economiche e sociali del nostro Paese.

Questo è il contesto in cui si diffonde la criminalità organizzata, che fra i giovani trova sempre più nuove leve, è il contesto in cui si sviluppano le “baby gang”, balzate agli onori delle cronache negli ultimi tempi troppo spesso in maniera acritica e superficiale.
È inutile e troppo facile fare appelli paternalistici al buon senso e alla morale, puntare il dito contro le famiglie e rivolgersi alle coscienze, tutto questo non cambierà le cose di una virgola se non si danno i mezzi a chi vive i nostri territori di mettere in discussione il sistema mafioso uscendo dal ricatto economico e sociale a cui sono sottoposti, pur di riuscire a campare.
Per questo pensiamo che bisogni ripartire da quei diritti sociali quali il diritto allo studio, al lavoro, al reddito universale, alla salute e all’inclusione sociale; bisogna ripartire dai luoghi della formazione, intesi come presidi attivi di antimafia sociale.
La violenza che abbiamo vissuto negli ultimi fatti di cronaca è il frutto della violenza della società e del modello economico in cui viviamo, dello stato di abbandono in cui vivono i nostri territori, della speculazione che subiscono quest’ultimi, della mancanza di quei diritti sociali che dovrebbero essere, da costituzione, alla base dello Stato e sta a tutte e tutti noi togliere alla mafia il terreno sotto i piedi, a partire da conoscenza, verità e giustizia, ricostruendo alternativa e legami di solidarietà.

Nelle scuole, nelle università e nelle città costruiremo i nostri 100 passi verso il 21 marzo, con decine di iniziative, assemblee, proiezioni, dibattiti…vuoi attivarti anche tu?

>> Segnalaci la tua iniziativa e se hai bisogno di aiuto per organizzarla contattaci su facebook o ai numeri 0669770332 | 3272404063
>> Leggi e diffondi la piattaforma della Rete della Conoscenza → https://goo.gl/Bsyn6n
>> Scarica tutti i materiali → https://goo.gl/SzjTkM
>> Scopri tutte le iniziative organizzate sui territori (in aggiornamento) → https://goo.gl/igchvy
>> Il 21 marzo scendi in piazza, trova la manifestazione più vicina →  goo.gl/wx9yrk

 

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logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

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