Cioccolatini e cenette di San Valentino? Noi vogliamo #freesex!

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Nell’ultimo rapporto del Ministero della Salute sull’attuazione della L.194, emergono alcuni nodi sul ricorso all’interazione volontaria di gravidanza ad oggi in Italia, su cui è bene riflettere.
Dai dati, solo il 60% della totalità nazionale delle strutture pratica IVG garantita secondo legge, con picchi inferiori al 30% in Campania e Bolzano. L’obiezione di coscienza risulta in media nazionale del 70.9%, un dato che sarebbe sconcertante già di per sè, ma che si aggrava ancor più per la sua distribuzione eterogenea in cui vediamo intere regioni, come la Sicilia, toccare percentuali del 90%.

I tassi di IVG più elevati restano quelli per le donne tra i 25 e 34 anni, ma le stimedimostrano, inoltre, come il ricorso all’’aborto sia strettamente dipendente ad alcune caratteristiche sociali, quali l’essere coniugata o meno, l’età, l’occupazione e soprattutto il titolo di studio.

E’ evidente, allora, come il titolo di studio, a sua volta connesso all’estrazione sociale delle donne, sia un elemento determinante nella scelta di gravidanza e nella possibilità di prevenzione di possibili gravidanze indesiderate. Di corollario emerge inoltre, che:

  • La contraccezione ormonale è molto meno diffusa che negli altri Paesi Europei:
  • L’inizio dell’attività sessuale è sempre più anticipato, così come la diversificazione dei partner, processo sociale che resta privo di una adeguata consapevolezza sessuale in riferimento alla contraccezione;
  • In tutte le fasce di età il possesso del titolo di studio incide sulla possibilità di ricorrere alla prevenzione;

 

Le stime sull’aborto, però, delineano l’ennesimo decremento del 3% circa rispetto all’anno precedente, con meno di 100.000 aborti nell’ultimo anno. In linea generale, infatti, il Rapporto mostra – con gioia – che in Italia si abortisce sempre meno.
Ma le donne in Italia sono davvero tutte indistintamente volenterose di essere mamme? Oppure esiste una zona d’ombra, lasciata fuori dalle statistiche e dalla ricerca sociale italiana? Dov’è nel Rapporto l’altra faccia della medaglia che tocca coloro che sono costrette ad abortire in altre regioni, in altri Paesi, in strutture private (chiaramente solo per chi se lo può permettere), e ancor più, clandestinamente, attraverso il “fai da te”, rischiando di morire? Possono essere prevenzione ed aborto questioni di classe?__
L’obiezione di coscienza non è infatti solo un’azione abusata nei centri e nelle strutture che dovrebbero garantire invece un servizio pubblico, non è solo una scelta (non) professionale individuale. L’obiezione di coscienza è frutto di una cultura arrogante, violenta e inquisitoria che pretende di poter decidere sul corpo e sulle vite delle donne. Ed oggi, infatti, l’aborto è tornato ad essere cavallo di battaglia di quelle stesse soggettività neo-fasciste, moraliste, reazionarie e prolife che mettono in pericolo la libera circolazione dei saperi a partire di luoghi della formazione.

E’ chiaro, allora, che bisogna costruire sia una risoluzione al tema da un punto di vista sanitario – garantendo davvero a tutt* l’accessibilità ai metodi contraccettivi più indicati o più sicuri contro le malattie sessualmente trasmissibili – sia parimenti una fortissima risposta culturale.
E se il “personale è politico” secondo il mantra femminista, per farlo dobbiamo partire da noi stess*, facendo ciò che vogliamo quando lo vogliamo, sfidando questa società moralista fin dalle mura ove la morale si produce  e riproduce – scuole e università -, liberandoci da tabù e stereotipi sull’amore romantico o il sesso riproduttivo e su modalità poco consapevoli di affrontare la sessualità tutta: liberiamo la sessualità, liberiamo le nostre vite!
E POI CHE FARE?

  • ASSICURARE LA POSSIBILITÀ DI SCELTA A TUTTE

Riteniamo centrale affermare che vogliamo #moltopiùdi194, che una legge già antiquata e compromissoria nella sua formulazione non è applicata e in ogni caso non ci basta. Innanzitutto superare il fenomeno dell’obiezione di coscienza, a partire dalle facoltà di Medicina, dove blocchi politicoreligiosi e l’eterodossia bigotta delle offerte formative creano basi fertili per l’affermarsi dell’unico caso in italia di obiezione da un servizio pubblico, rendendo in tante Regioni l’aborto un calvario di ostacoli, vergogna ed umiliazioni.

Per legge un medico può obiettare esclusivamente “dalle procedure e dalle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento” (articolo 9) ma dall’approvazione della L.194 ad oggi numerosi medici, anestetisti, infermieri, farmacisti, ginecologi e altre figure mediche interessati dalle procedure correlate all’IVG si rifiutano non solo di praticare l’interruzione di gravidanza e l’aborto terapeutico, ma addirittura di fornire prima assistenza medica alle donne intenzionate ad abortire, prescrivere e vendere i contraccettivi d’emergenza o anche, nei casi più gravi, sconsigliare l’uso di preservativi o dei contraccettivi orali in farmacia.

Ma non solo, vogliamo che ogni donna possa ricevere le migliori cure possibili con tecnologie e strumenti all’avanguardia che minimizzino i rischi e la patologizzazione sui corpi delle donne, quali ad esempio l’aborto farmacologico con la RU486, pillola abortiva ancora utilizzata in pochissime Regioni nonostante i dimostrati benefici da parte delle pazienti e delle aziende ospedaliere. Vogliamo decostruire l’idea perversa e paternalista della patologizzazione e sminuizione di una donna che vuole abortire, a cui ad le si impone una riflessione obbligata, come se non fosse capace di intendere e di volere, un’ idea normata giuridicamente dall’obbligo di attesa tra il primo colloquio e l’intervento.

Vogliamo riattivare un discorso pubblico sulla sessualità e la salute, ripensando la funzione dei consultori e dei luoghi della formazione, avviando nuove sperimentazioni e reti per l’autodeterminazione di tutt*!

 

  • PROMUOVERE LA PREVENZIONE: CONTRACCEZIONE GRATUITA & EDUCAZIONE SESSUALE ED ALLE DIFFERENZE NELLE SCUOLE!

Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia l’utilizzo della “pillola del giorno dopo” è passato da 16mila unità nel 2014 a 190 mila nel 2016. Nella classifica Europea sulla diffusione dei contraccettivi ormonali l’Italia è pari all’Ungheria al 14% e lontanissimo dal 40% di Belgio, Olanda e Lussemburgo. Inoltre il ricorso alla contraccezione è molto disomogeneo, calando drasticamente da Nord a Sud (eccezion fatta per la Sardegna).
Ma l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che con l’utilizzo di contraccettivi affidabili le gravidanze indesiderate si ridurrebbero del 70%.

Esperienze oltreoceano ce lo dimostrano da anni. Il Colorado, ad esempio, ha scelto di fornire anticoncezionali gratis per aiutare teenager e donne meno abbienti a prevenire gravidanze indesiderate: il sistema sanitario nazionale ha donato spirali e cerotti anticoncezionali gratuiti con risultati sorprendenti e inaspettati. Tale politica ha portato non solo ad un crollo del 42% degli aborti fra le adolescenti ma anche ad una riduzione del 40% delle gravidanze indesiderate. La notizia che oggi arriva da Denver e dintorni, allora, conferma il fatto che politiche tese all’informazione e alla prevenzione sono quelle più efficaci per garantire la salute pubblica (intesa, secondo la definizione dell’Oms del 1948, come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità”) e favorire l’autodeterminazione di tutt*. In soli 6 anni, infatti, si sono ridotti drasticamente aborti e gravidanze indesiderate, in più si è posto un argine ad una delle cause frequenti e discriminanti dal punto di vista del genere dell’abbandono del percorso formativo: è infatti cresciuto il numero di studentesse sotto i 25 anni che hanno terminato il percorso di studio.
In Europa, invece, sono l’Italia e la Turchia i due Paesi in cui i giovani mostrano di conoscere poco i metodi contraccettivi disponibili: nel 2010 la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) ne dava l’allarme indicando le cause del mancato utilizzo di contraccettivi per costo o vergogna (53%) o mancata conoscenza (38%) o l’errato utilizzo (9%). In generale sono tra il 27 e il 35 per cento le/i giovani che non hanno dimestichezza e consapevolezza sui metodi contraccettivi, evidenziabile anche dall’aumento degli aborti da parte di ragazze in fascia 15-19 anni negli ultimi 10 anni e dalle gravidanze indesiderate, circa 100.000 all’anno, per coito interrotto utilizzato come contraccettivo.

In italia vi sono alcuni precedenti: quello della Regiona Puglia, non più attivo, che dava la possibilità alle giovani under 26 di ricevere contraccettivi gratuitamente attraverso i consultori e quello della regione Emilia Romagna, attualmente in discussione ma ancora realmente efficiente. Neanche una magra consolazione, dunque.

La scelta del Colorado rappresenta, allora, uno dei tanti passi necessari per emancipare e liberare la cultura e la sessualità da un concezione cattolica, bigotta e patriarcale.

Con l’introduzione di anticoncezionali gratuiti, si risponderebbe a quel 67% degli under 19 che ritiene utile introdurre nelle scuole superiori la distribuzione diretta e controllata dei suddetti e alla costruzione, a partire dai luoghi della formazione, di una società femminista e più giusta. E’ questa una rivendicazione che nei luoghi della formazione da anni le nostre organizzazioni portano avanti e oggi il Colorado ci dimostra in maniera inequivocabile che è una misura quanto più necessaria ed efficace.

E’ arrivato il momento di chiedere risposte complessive. Vogliamo che tutti i contraccettivi passino in fascia A e siano gratuiti su tutto il territorio nazionale!

E questa rivoluzione non può che partire dai luoghi della formazione. Infatti, anche se il 50% delle giovani tra i 21-29 anni considera fondamentale l’utilizzo di contraccettivi, quasi due terzi di loro ha avuto rapporti non protetti. Inoltre, nonostante l’ampio accesso a fonti d’informazione, la maggior parte delle opzioni contraccettive rimane sconosciuta o mistificata da fake news e luoghi comuni. Ben l’89% dei giovani utilizza internet per informarsi e ben il 41% chiede consiglio agli amici, oltre l’82.5% ritiene insufficiente le nozioni apprese a scuola.

Vogliamo allora che nelle scuole sia presente una vera educazione sessuale ed alle differenze, direzione verso la quale non vanno assolutamente le vergognose linee guida dell’ “Educazione al Rispetto” promossa dal Ministero dell’Istruzione.

In un mondo ove si scopre prima la sessualità che il proprio corpo, ove si rischia prima di finire sul web che di comprendere come stimolare il piacere, è imprescindibile tanto l’aspetto legato alla salute ed alla prevenzione quanto quello legato alla liberazione dei corpi, per noi binomio per la consapevolezza di sé.

 

Il 14 Febbraio, lo stereotipatissimo giorno di San Valentino, lanceremo la nostra campagna #FREESEX, a supporto della campagna promossa dal comitato per la gratuità della contraccezione.

Vogliamo che tutt*, di ogni età, possano essere liber* di fare sesso e di utilizzare preservativi e qualsiasi altro tipo di contraccettivi, FREE, senza limiti sociali ed economici. E non ci basta la gratuità, senza liberazione! Vogliamo tutt* siano liber* da un’idea di amore o sesso stereotipati ed eteronormati, liber* dall’inconsapevolezza patriarcalmente imposta e di sovvertire come preferisce i canoni stabiliti entro i quali spesso ci troviamo ingabbiati.
Vogliamo liberare la sessualità per l’autodeterminazione di tutt*.
A questo San Valentino, non vogliamo cioccolatini, ma preservativi gratuiti; non vogliamo cenette romantiche, ma vibratori! #freesex #freelife

 

 

 

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