Adesso parliamo noi! Giovani e politica in campagna elettorale

0 Flares 0 Flares ×
Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Mattarella riapre all’improvviso la discussione pubblica sulla partecipazione giovanile. Il Presidente ha infatti sottolineato come sia importante che i neo diciottenni, i ragazzi del ’99, vadano al voto, paragonandoli ai diciottenni del secolo scorso che invece si apprestavano ad andare in guerra.

Le statistiche degli ultimi mesi, infatti, da quella de l’Espresso fino all’ultima del Corriere della Sera, fanno emergere che 7 giovani su 10 non intendono andare a votare. Ancora una volta il risultato è uno solo: tanti opinionisti che parlano dei giovani in terza persona nei talk show, senza che mai un giovane abbia diritto di parola. Certo, questi dati sono allarmanti, ma le reazioni dei partiti di questi ultimi giorni, a seguito del discorso del Presidente della Repubblica, sembrano promuovere solo “appelli alla responsabilità” con un tono paternalista e che ignora volontariamente le ragioni della possibile alta astensione tra i giovani o se ne assuma la responsabilità. Se infatti ricordiamo tutti Corbyn accolto al Glastonbury Festival, non si può dire che accada lo stesso alle forze che si giocano il prossimo Governo di questo Paese.

Noi lo dicevamo lo scorso anno, con il lancio della nostra campagna per il NO al 4 dicembre dal titolo “Decidiamo noi”, che il punto fosse costruire una nuova idea di democrazia partecipativa, vicina ai bisogni di tutti i soggetti che hanno subito la crisi e che giorno dopo giorno stentano a vedersi garantiti diritti. Oggi, a 3 mesi dal voto, non è affatto semplice prendere parola su questi dati, senza ricadere nell’antipolitica, ma intendiamo provare ad esprimere, per una volta, cosa questi fantomatici giovani pensano direttamente, sperando di generare entusiasmo per la sfida che ci attende nei prossimi anni a campagna elettorale finita. Se, infatti, il Partito Democratico sfodera su Facebook il video di un giovane del ’99 che andrà a votarli, giustificando la sua scelta con il bonus cultura di Renzi, esiste un ampio orizzonte di politiche a firma Governo Renzi che i giovani hanno contestato nelle piazze, ad ultimo quelle dell’ultimo autunno contro il modello di alternanza scuola-lavoro della legge 107, il Jobs Act, la legge di stabilità. Per questo tali appelli ci sembrano inutili e ipocriti. Noi proviamo personalmente la rabbia verso un sistema politico che usa i giovani come slogan elettorale e poi approva le stesse politiche che ci impediscono di studiare, lavorare, farci un vita libera e dignitosa. Con questa rabbia ci troviamo alle elezioni, le prime per molti di noi.

Questa riflessione, davvero frustrante, è determinata da anni di politiche costruite contro di noi, come dimostrato dai dati: oltre il 30% della popolazione è a rischio povertà ed esclusione; 6 milioni i lavoratori poveri; disoccupazione giovanile al 34,7% con picchi del 50% nel Meridione e nelle Isole; siamo l’ultimo paese d’Europa per numero di laureati; ci sono ancora 130.000 studenti a rischio di dispersione scolastica.
Alla luce di questi dati, noi, la generazione che è nata nel berlusconismo e cresciuta nella crisi, quale senso dovremmo dare alla politica? Mattarella parla dei giovani che andavano in guerra cento anni fa, ma ci sembra un pessimo esempio. Quei giovani rischiavano la vita e sono morti per una guerra causata dai governanti dell’epoca, che hanno messo al primo posto i propri profitti e le proprie ambizioni anziché il benessere e la sicurezza dei popoli europei. Ancora oggi i governanti pensano a sé stessi e giocano con le nostre vite. Considerando i possibili scenari di rinnovata instabilità, il problema, a prescindere dalle proposte politiche e dalle boutade di campagna elettorale, resta l’assenza di una vera democrazia. La nostra sfiducia come giovani non riguarda solamente un partito piuttosto che un altro, non basta più dire “non ci rappresenta nessuno”, perché per migliorare le nostre vite vogliamo ribaltare l’intero sistema politico e ottenere una democrazia reale, in cui siano messi al centro del dibattito i bisogni delle persone piuttosto che gli esiti elettorali delle forze politiche. La crisi è profonda, la difficoltà a prevedere le scelte dell’elettorato ne è un esempio lampante: il problema non è l’assenza di interesse verso la vita del Paese, ma l’assenza di significato del momento elettorale per tante e tanti dopo anni di Governi non eletti che così tanto hanno inciso sulla nostra quotidianità. Siamo in un momento in cui, anche a causa delle leggi elettorali costruite a tavolino per favorire o sfavorire alleati ed avversari, siamo abituati a non decidere nulla. Non è un caso che per tante e tanti sia stato più facile esprimersi su un referendum piuttosto che nell’urna del 4 marzo.

Finalmente si è aperto il dibattito sull’istruzione negli ultimi giorni tra le diverse forze politiche, attraverso le proposte di abolizione della tassazione universitaria, di abolizione del numero chiuso e di investimenti sulla ricerca da parte di diverse forze politiche. E’ certamente positivo che per una volta non siano discorsi razzisti o securitari il tema di dibattito pubblico, ma che siano al centro i diritti e l’accesso all’istruzione come da sempre rivendicato dai movimenti italiani, cileni, inglesi, spagnoli, canadesi. Non ci piace però il tenore propagandistico e di posizionamento del dibattito, che rischia di mettere la rivalità tra forze politiche al posto che le proposte ed i bisogni, ancora una volta a scapito di studentesse e studenti, ancora una volta per mano di chi non ha avuto queste idee mentre era al Governo o è al Governo degli enti locali. Poiché errare è umano e perseverare è diabolico, mentre tanti idonei non beneficiari attendono di poter ricevere la borsa di studio, staremo bene attenti a questo dibattito, a queste promesse ed alla loro realizzazione. Consapevoli, infatti, che ad oggi sull’istruzione vi sia ancora un dibattito da approfondire che rischia di essere dimenticato tra qualche settimana, riteniamo centrale prendere parola direttamente. Sperando che da questa discussione possa scaturire una pratica diversa dalla polemica veloce sui social, abbiamo lanciato la costruzione progressiva della piattaforma freeducation, per una nuova idea di scuola e università gratuita finanziata dalla fiscalità generale, per un rovesciato rapporto con il mondo del lavoro, per la libera circolazione dei saperi, per un nuovo modello di welfare, nata dal basso e dalle lotte degli ultimi anni, dalle mobilitazioni, dalle occupazioni delle residenze universitarie, dalle battaglie sugli idonei non beneficiari. Pubblicheremo settimanalmente diversi contributi, forti delle mobilitazioni in tute blu svolte durante tutto l’autunno sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, della proposta di legge “All in! Per il diritto allo studio” che ha trovato il consenso di oltre 50mila firme, di tutte le lotte e le proposte avanzate nell’ultima legislatura, perché facciamo parte di una generazione che non ha mai voluto rassegnarsi. Vogliamo fatti, specie da parte delle forze politiche che, pur avanzando queste proposte, quando sono state al Governo non ne hanno portati avanti gli obiettivi. Vogliamo una istruzione gratuita e di qualità, dall’asilo all’università, un reddito di base, un salario minimo, degli investimenti pubblici diretti al Sud, un’autonomia reale per le comunità territoriali, degli spazi e delle risorse con cui poter partecipare, costruire, progettare un futuro migliore per la nostra generazione.

Se, infatti, risulta molto difficile riconquistare la fiducia dei giovani nel giro di 3 mesi, è arrivato il momento da parte della politica italiana di farsi due conti. Non è vero che vi sia lassismo e disinteresse verso la vita del Paese. Lo dimostrano i risultati del referendum dello scorso anno, ove tantissime e tantissimi giovani hanno votato e circa l’80% ha votato no. La volontà dei giovani è quindi chiara: le cose devono cambiare radicalmente. Ciò che è ancora tutto da dimostrare è la possibilità che qualcuno possa rispondere alle priorità ed ai bisogni del Paese. Cosa può significare infatti quella “X” tracciata sulla scheda per chi non ha mai potuto decidere niente negli ultimi anni? In che modo negli ultimi anni la politica si è messa in discussione, migliorando e modificando profondamente la modalità di presa delle decisioni e di coinvolgimento diretto di chi ha subito la crisi, modificando in meglio le loro vite e rispondendo ai loro bisogni? Sono anni che si discute di questa crisi della democrazia rappresentativa, non stiamo dicendo nulla di originale, ma il punto è che nonostante i fiumi di parole spesi nei talk show non sono in nessun modo cambiate le forme con cui il potere nel nostro Paese si articola. Non c’è più tempo da perdere sugli interessi particolari! Rigettiamo il senso di colpa che ci avete affibbiato addosso in questi giorni a commento delle statistiche sulla partecipazione, perché il “nichilismo giovanile” è solo vostra responsabilità. L’assenza di entusiasmo è generata da una politica che non sa entusiasmare, ma che amplifica lo smarrimento, come dimostra lo strumentale dibattito degli ultimi giorno che ha compromesso la discussione reale su temi che possono fare la differenza nelle nostre vite.

Fortunatamente non vi sono solo i talk show in televisione, ma esiste tanta buona politica, nelle strade, nelle battaglie per i diritti, nell’organizzazione collettiva che, come dimostrato, può riuscire a imporre le proprie priorità. Ed è da qui che vogliamo ripartire, dal nostro impegno dal basso per cambiare i nostri territori e le nostre scuole e università, per dire a questa classe politica che, se davvero il vostro interesse pre-elettorale non è strumentale, la soluzione è una sola, non proporre ricette a tavolino, ma ascoltare i nostri bisogni nel merito e metodo. I luoghi in cui si decide sulle nostre vite non possono essere solo palazzi chiusi, bisogna realizzare le soluzioni ai problemi comuni in modo nuovo, e le scelte strategiche, specie dopo il 4 marzo, vanno prese nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro e nei nostri quartieri. Noi sentiamo il bisogno di decidere davvero su ciò che ci riguarda, prima e dopo il 4 marzo. Con questo approccio intendiamo aprire anche la “nostra” fase elettorale, quella della discussione tra studentesse e studenti, quella dell’identificazione delle priorità, del riconoscimento delle responsabilità e degli smonta-bufale, ma anche della sfida e della pretesa. Saranno 3 mesi molto lunghi, ma quello che ci sta più a cuore è cosa accadrà nei prossimi anni. Questo è ancora tutto da dimostrare, noi certo non staremo a guardare!

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

related articles

logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

CONTATTI

Privacy Policy