All’Università come in una discoteca…

0 Flares 0 Flares ×
Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

All’università come in discoteca… se scegli la facoltà che vogliono loro le donne entrano gratis! Come sempre l’importante è essere accompagnate, che sia da un uomo o da una istituzione che decide gli omaggi per te.

Un articolo  de Il Sole 24 ore di ieri (https://goo.gl/q25CDf) riporta il decreto firmato a fine dicembre dalla Ministra Fedeli, decreto riguardante le risorse disponibili per l’attuazione del Fondo per il sostegno dei giovani (previsto dalla legge 170 del 2003) e le risorse  per attuare i Piani per l’’orientamento previsti dalla legge di bilancio per il 2017.

Ciò che emerge è che vengono stanziati 3 milioni di euro per incentivare le iscrizioni ai corsi di laurea scientifici, con accattivanti incentivi a favore delle studentesse: il decreto prevede l’esonero parziale o totale dalle tasse.

L’intento, benevolo in partenza, è quello di aumentare l’iscrizione delle studentesse ai singoli corsi di laurea delle cosiddette scienze dure, quali appunto, matematica, fisica, ingegneria. Da anni denunciamo come attraverso i percorsi formativi si riproducano le divisioni sessuali del lavoro e gli stereotipi di genere. Ciò è verificato dai dati OCSE che descrivono la situazione attuale: le donne sono numericamente maggiori nei percorsi umanistici ed artistici, con picchi nel settore educativo in cui sono presenti al 94% del totale iscritti, a fronte dei settori ingegneristici, in cui sono presenti il 79% di uomini.

Se però diamo un’occhiata ai dati di Almalaurea possiamo osservare che il numero delle studentesse iscritte ai corsi di laurea scientifici non è basso, ma subisce una notevole differenziazione tra le scienze della vita (cioè dal chimico farmaceutico al biomedico-sanitario passando dal geo-biologico) e le scienze dure. Insomma, il problema non è la divisione tra mondo scientifico e mondo umanistico, ma la divisione sessuale del lavoro, ancora presente nel nostro Paese. Le ragazze tendono ad iscriversi a settori, anche scientifici, ma legati al lavoro di cura, mentre i ragazzi alle scienze applicate e teoriche.

Quindi il problema c’è, ma la soluzione scelta dal Ministero è ancora una volta estremamente sbagliata. Cosa c’entra infatti la tassazione per eliminare il problema della pre-canalizzazione di genere ai canali formativi? Se una ragazza non ha abbastanza soldi per iscriversi all’università il problema non è forse il sistema generale di diritto allo studio o, come sottolineano i dati OCSE, i differenziali salariali che vedranno nella successiva carriera e che, nel caso delle donne italiane, non compensano affatto le spese investite per la formazione?

L’intento iniziale del decreto di finanziare di più l’orientamento per coloro che finiscono la maturità e si affacciano al mondo delle università prova ad andare nella giusta direzione rispetto alla costruzione nella consapevolezza di scelta di un individuo e del suo percorso formativo, finché non diventa sessista e discriminante, ancora una volta propinando alle donne meno abbienti non i percorsi di studi che desiderano, ma un’agevolazione in quelli più funzionali al mercato attuale. Ed è quantomeno emblematico che il Miur, in tale direzionamento neoliberale, scelga di equipararsi ad una discoteca che promuove gli omaggi per le donne, quando invece vi sarebbe tanto da fare.

Infatti le misure necessarie sarebbero quelle legate alla scelta e alla decostruzione dei silenti obblighi socioculturali. E questo costruendo iniziative fin dalle scuole elementari per contrastare l’idea delle bambine che giocano con le bambole e dei bambini che giocano con le macchinine, dando a tutte e tutti la possibilità di autodeterminare le proprie passioni nella fase della costruzione della personalità. E’ difatti centrale l’orientamento alle scuole superiori – ove già iniziano a manifestarsi tali divisioni di genere – e soprattutto una reale educazione alle differenze che livelli le costruzioni sociali relative ai generi che permeano i saperi, il mondo del lavoro e la società tutta.

Sul piano universitario, invece, l’idea di Università gratuita che da sempre proponiamo deve essere per tutte e tutti e non c’entra nulla con queste trovate del Ministero che proteggono le “povere studentesse” sotto il grande mantello del neoliberalismo. Infatti, verrebbe da chiedersi come mai non si è pensato, parimenti, ad un accesso  a costo agevolato o con convenzioni anche per studenti uomini che, al contrario, potrebbero voler intraprendere un percorso nelle materie oggi a prevalenza femminile.

Il pretestuoso scoglio patriarcale iniziale viene facilmente superato quando ad aggiungersi sono gli interessi di una formazione ormai sempre più di stampo neoliberale, che finanzia ciò che frutta in utile immediato e soprattutto l’eccellenza.

Non stupisce, quindi, che il decreto in questione aggiunga che  le università riceveranno una quota maggiore di risorse (il 20% in più) per le iscrizioni delle studentesse a questi corsi che, guarda caso, sono i corsi più vicini alla retorica professionalizzante del Governo.

Noi la vediamo così: diritto allo studio per tutt*, con maggior sostegno alle studentesse e agli studenti in genitorialità, piena libertà di scelta consapevole e autodeterminata. Liberiamoci dalle gabbie della divisione sessuale del lavoro e del mondo della formazione, ma anche da quelle del mercato che le mette a profitto!

La rivendicazione femminista di un mondo più giusto infatti non può che essere anticapitalista e contro questi subdoli direzionamenti.

Una delle prossime tappe sarà sicuramente quella dell’8 marzo, quando saremo in piazza per far risuonare forte ancora una volta la voce polifonica che il movimento Non una di meno incarna: “tutte, donne, lesbiche, trans e corpi femminilizzati del mondo” – citando il manifesto argentino di convocazione dello sciopero – noi tutt* l’8 Marzo ribadiamo quali sono le misure e il “Piano” che abbiamo per combattere davvero il patriarcato! 

#nosotrasparamos

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Google+0Email to someone

related articles

logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

CONTATTI