Quei senzatetto che sporcano le strade

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Se le città diventano vetrine, viverci diviene un lusso che non tutti si possono permettere. E se il diritto ad una abitazione decorosa sembra sempre più spesso un sogno lontano, anche la povertà può trasformarsi in un reato.

Sindaci-spazzino

IMG_4240Nugoli di polvere si posano sulle limpide strade delle nostre città. Una polvere sporca, fastidiosa, antiestetica. Una polvere che entra negli occhi e disturba la vista.

Sono migranti, studenti, senzatetto e fricchettoni: persone “antiestetiche”, puzzolenti e immorali, che vivono e sporcano ogni giorno le strade delle nostre città. Un brutto inconveniente per chi quelle strade le vorrebbe tenere pulite, belle da vedere e da mostrare con orgoglio ai turisti.

Un provvedimento amministrativo assai potente, dalla natura a dir poco eccezionale. Un’ordinanza, con effetti immediatamente punitivi, che può essere emessa anche senza che sia stato commesso alcun reato. Ma di cosa si tratta di preciso? Andiamo con ordine.Fortunatamente oggi una soluzione esiste. Si chiama daspo urbano” l’ultima arma che il Ministero degli Interni dà in mano a sindaci e questori per garantire il rispetto delle “condizioni ottimali di sicurezza e decoro” nelle nostre città.

Il d.a.spo.

L’acronimo non suonerà nuovo ai più, soprattutto agli appassionati di sport. Il d.a.spo (termine che sta per “Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive”) è ed è stata una misura utilizzata di frequente negli stadi di tutta la Nazione, contro quei soggetti (prevalentemente appartenenti al mondo ultras) che la questura considera potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico.

Per un periodo che va da uno a cinque anni, sui soggetti sottoposti a questa misura cautelare pesa il divieto di accedere alle manifestazioni sportive in cui si ritiene che il soggetto possa provocare turbative.

Ecco, dunque, l’idea del governo Gentiloni per ripristinare il tanto agognato “decoro” delle città italiane: creare, nel nuovo decreto sulla sicurezza, una misura cautelare ricalcata sul daspo, ma non più limitata al solo frangente sportivo.

 

Strade “sporche”

macomeminniti

Il ministro dell’Interno Marco Minniti, qui in veste di “paladino del buongusto” in un noto programma televisivo.

Si tratta di una misura amministrativa firmata dal sindaco ed emessa dal questore tramite cui si può impedire a dei soggetti di accedere a determinati luoghi, per un periodo di tempo che può arrivare fino a due anni in caso di reiterazione della condotta “criminosa”.

Le attività prese in esame dal questore non sono veri e propri reati, ma condotte indecorose: si va dallo stato di ubriachezza al commercio abusivo, fino alla “limitazione alla libera accessibilità e fruizione delle infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico” oltre che a dei genericissimi “atti contrari alla pubblica decenza.”

Discutibili le ripercussioni sulla libertà di circolazione, che di fatto potrebbe essere limitata senza previsioni legislative.

Ma chi sono, questi temibili nemici della quiete e del buon gusto da cui dobbiamo a tutti i costi difenderci?Una misura che, insomma, deve servire a tutelare la “sicurezza e il decoro urbano” da chi, con la sua condotta, le mette in pericolo. La pericolosità presunta è alla base di questo provvedimento che mira alla previsione generalizzata della “pubblica sicurezza”.

 

Reato di povertà

Bologna, 21 novembre. L’inverno come sempre arriva qui un po’ più presto, complice la proverbiale umidità padana e la distanza da quel mare Adriatico che mitiga le temperature sulla costa. Bologna, la città dove al mattino c’è una gran nebbia e la gente infreddolita sale sulle proprie biciclette e pedala fino al posto di lavoro. Bologna, la città dei senza fissa dimora: stabilirne il numero è un’impresa impossibile, si stima che le strade siano popolate da diverse centinaia di senzatetto. Cinque o seicento, forse.

“L’obiettivo di questo strumento non saranno i clochard o chi rovista in un cassonetto della spazzatura.” aveva affermato lo stesso ministro Minniti, in un colloquio con La Repubblica.

I fatti, però, sembrano smentirlo. È la sera del 21 novembre, infatti, quando inizia a correre in città la voce che per la prima volta anche qui è stato applicato il “daspo urbano”.

I pericolosi criminali allontanati? Dieci senza fissa dimora, colpevoli di aver cercato riparo dal freddo sotto uno dei portici nei pressi della stazione ferroviaria.

Nel consiglio comunale, intanto, si raccolgono reazioni di giubilo da parte di Lega Nord e Forza Italia, mentre diversi esponenti della Coalizione Civica bolognese si dicono “amareggiati e disgustati” dalla notizia.

Polvere sotto al tappeto

L’intento evidente è, quindi, quello di rendere “criminali” comportamenti determinati dalla condizione sociale, ma sappiamo che allargare il range di ciò che è penalmente rilevante non aiuta a risolvere i problemi. Le questioni sociali non possono essere risolte con la repressione, con la quale vengono semplicemente allontanate dallo sguardo.

Ancora una volta, insomma, il nemico di questo governo più che la povertà sembrano essere i poveri. In un’ottica del genere, anche i cittadini non sono tutti uguali: vengono divisi cittadini per bene “decorosi” e cittadini per male.

Affermare che i problemi e i criminali “veri” si trovano da un’altra parte, ben più tutelata, sembrerebbe un’ovvietà.  Invece, evidentemente, c’è chi sotto la bandiera di una sicurezza di sinistra (?) consuma nelle nostre strade una caccia alle streghe.

E’ giusto allora chiedersi “Sicurezza” e “Decoro” per chi? Per perseguire quali interessi?

Nelle città, vetrine per il turismo internazionale e la campagna elettorale del governo, chi non regge il passo con i tempi di questa economia deve essere lasciato indietro, escluso, marginalizzato.

Anche quando questo significa negare il minimo indispensabile della solidarietà umana. Anche quando questo significa negare il calore di un portico, di una strada riparata dalle intemperie di una fredda notte d’inverno.

Dopo tutto, i poveri sono sporchi ed antiestetici. E i sindaci vogliono città pulite.

“Vecchia piccola borghesia
per piccina che tu sia
non so dire se fai più rabbia,
pena, schifo o malinconia.”

Studenti Indipendenti Giurisprudenza, Bologna

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