Piattaforma pugliese verso il 24nov – È ora del riscatto!

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Il 24 novembre, come in tutto il territorio italiano, anche in Puglia ci attiveremo in tante città per ribadire che il tempo di chi vuole educarci allo sfruttamento, alla cultura delle diseguaglianze sociali e delle ingiustizie è scaduto. Ci riprendiamo ciò che ci spetta: il nostro tempo di vita, di studio, di crescita, il nostro diritto a un’istruzione realmente di qualità, formativa, inclusiva nei metodi didattici e valutativi e perché senza costi proibitivi. Vogliamo prendere parola sulle numerose e drastiche modifiche apportate all’interno dei luoghi della formazione dalla Legge 107 e dalle Deleghe in bianco sul tema della didattica e dell’alternanza scuola-lavoro, sempre più percorso di educazione al precariato che reale opportunità formativa. Riteniamo inaccettabile l’investimento irrisorio e residuale sul diritto allo studio e sull’edilizia scolastica, che nella Legge di Stabilità 2018 vengano garantiti – su esplicita richiesta di Confindustria – il 100% degli sgravi fiscali alle aziende che assumono gli studenti post percorsi di alternanza e che allo stesso tempo si taglino ulteriormente (di circa 3mln) i già esigui fondi sull’alternanza scuola-lavoro.

È ORA: POVERTÀ EDUCATIVA? L’ISTRUZIONE GRATUITA È LA RISPOSTA!

Negli anni antecedenti la crisi economica la categoria più a rischio esclusione sociale era quelle degli over 65. I dati, invece, oggi ci confermano che gli under 34 sono i più sensibili al rischio povertà e più bisognosi di sostegno. Nella nostra Regione, la questione generazionale si fa sempre più stringente: basti pensare all’incidenza dei giovani nei dati sulla povertà, sia per quanto riguarda i minori che per la fascia d’età 18-34 anni.  Siamo a rischio povertà, ma anche a rischio precarietà, con dati scioccanti rispetto alle opportunità esistenti in Puglia e pertanto sempre più ricattabili e ricattati: chi ha più possibilità emigra al nord o in altri Paesi per studio o lavoro, chi non può resta qui in una zona grigia, che sa di fame, frustrazione e sensi di colpa (se pensiamo ai 338mila NEET, ovvero persone che non studiano e non cercano lavoro, nel 2016). Molti laureati qui non trovano lavoro, trovano un lavoro non corrispondente al proprio percorso di studi o occupazioni non retribuite adeguatamente.  Gli under 24 sono una grossa fetta del 58% di disoccupati giovani presenti in Puglia.  Qui difficilmente puoi immaginarti un futuro e una prospettiva di vita, a causa di scelte politiche che continuano a tradire le nostre aspettative e a non curarsi dei nostri bisogni.

In Puglia, peraltro, più di 1 minore su 4 è in povertà relativa (27,8%) e più della metà (67%) non ha svolto in un anno quattro o più attività culturali ed educative. Il nesso tra diseguaglianze economiche e accesso al mondo della formazione e della cultura è ormai sempre più evidente e a rischio esplosione. Quando gli studenti verranno ascoltati per ribaltare questa condizione? In molti e molte non possono seguire le lezioni,  né partecipare alle attività culturali organizzate presso la propria scuola, Università o nella città in cui studiano e questo porta alla trasformazione de-facto dell’Università e delle scuole in esamifici e vere e proprie aziende in cui lo studente risulta alienato nella propria condizione. La Puglia è fra le prime cinque regioni in Italia per tasso di abbandono nella scuola secondaria (1 studente su 5). L’incidenza delle bocciature in questo dato supera  la media nazionale in quasi tutte le province: si passa dal 14% di Lecce, al 18% di Taranto che si posiziona nella fascia medio-alta della classifica dei respinti in Italia. L’accesso al mondo della formazione, quindi, è precluso non solo dai costi eccessivi dovuti ad un welfare studentesco fittizio, inesistente ed inefficace ma anche da un sistema valutativo premio-punitivo che non produce crescita individuale e collettiva degli studenti ma sempre più competizione e isolamento tale per cui anche un brutto voto viene vissuto negativamente, con sensi di colpa e inadeguatezza.  

In questo contesto ricco di contraddizioni anche in Puglia è in corso un’avanzata del pensiero più estremista e violento di destra che porta con sé la guerra tra poveri, il rinsaldamento delle distanze delle marginalità sociali (indigenti, senza tetto, persone in difficoltà per etnia, reddito basso, orientamento sessuale e identità di genere, sesso, età, disabilità) di pari passo ad una vera e propria istituzionalizzazione dei nuovi fascismi, trainati dai nuovi sostenitori di Noi Con Salvini, dagli affiliati a Casa Pound, Forza Nuova e a tutte le associazioni parafasciste che esistono in regione e che portano avanti una propaganda razzista, sessista, omofoba e violenta, cavalcando il disagio di chi oggi non si sente più rappresentato da nessuna forza politica.

Il fascismo non è morto, non è anacronistico ed è presente nella nostre città in forme diverse e rinnovate. Le diseguaglianze sociali si riflettono dentro scuole e università e i nuovi fascismi sono un pericolo concreto anche dentro queste istituzioni che dovrebbero restare presìdi di democrazia, formazione dei cittadini di oggi e di domani e di antifascismo.

 

La povertà educativa in Puglia e le sue conseguenze non sono neanche più un rischio ma la dura realtà: questo problema democratico e sociale deve essere prioritario nell’agenda del Governo Regionale. Abbiamo delle proposte, l’istruzione gratuità deve essere sostanza! il riscatto è ora!

 

È ORA: LA NOSTRA TERRA VALE PIÙ DEL VOSTRO DENARO

Anche i nostri territori vivono una condizione di sfruttamento. Da decenni tutta la Puglia subisce le drammatiche conseguenze di politiche energetiche e industriali scellerate, che hanno creato devastazione e danni alla salute in cambio di posti di lavoro degradanti e poco tutelati. L’Ilva a Taranto e la centrale Enel a Cerano sono due casi esemplari di grandi stabilimenti imposti al territorio per fare l’esclusivo interesse dei privati a discapito della comunità locale che è stata costretta a sottostare al loro inquinamento e alle loro ingerenze politiche. In queste settimane i numerosi tavoli Mise, con Arcelor-Mittal, sindacati e governo stanno definendo il futuro dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. Come studenti vogliamo prendere parola sulle sorti di questo stabilimento, affinché i cittadini pugliesi e tarantini non debbano più scegliere tra salute, lavoro e tutela dell’ambiente. Lo stesso modello si sta replicando in Salento con la realizzazione del gasdotto Tap: non si ascolta la volontà dei cittadini sul futuro della propria terra, ma si impone – anche con la repressione del Governo attraverso le forze dell’ordine, dalle terre del cantiere a luoghi pubblici come l’università – un’opera che non avrà alcuna ricaduta positiva se non per le multinazionali che potranno aumentare i loro profitti. Alle mobilitazioni della popolazione, alle indagini sulla salute e l’inquinamento, alle inchieste sulla speculazione e la corruzione di questi soggetti privati, la Regione risponde con un dibattito anacronistico che non segue gli interessi reali dei cittadini: parlare di decarbonizzazione semplicemente convertendo la produzione di stabilimenti come l’Ilva col gas non è una proposta che supera i problemi ambientali e politici legati all’approvvigionamento e diffusione delle fonti energetiche fossili, dannose e inquinanti in qualsiasi loro forma. Oggi, piuttosto, bisogna interrogarsi su un modello rinnovabile e democratico che abbandoni le fonti fossili e non crei diseguaglianze nell’accesso alle fonti energetiche per tutta la popolazione. Su queste scelte per il futuro del nostro territorio è fondamentale un riscatto delle scuole e delle università. Non accettiamo che le aziende dannose per l’ambiente e la salute stringano rapporti con le scuole e le università nei percorsi di formazione degli studenti, dall’alternanza ai tirocini. Un modello energetico e industriale alternativo ed efficace può essere realizzato solo investendo nella formazione e nella ricerca.

È ORA: ALTERNANZA E TIROCINI UNIVERSITARI REALMENTE FORMATIVI E CON DIRITTI!

Il 13 ottobre è stata una data storica di attivazione, partecipazione e mobilitazione: gli studenti di tutta la Puglia hanno manifestato contro un modello di alternanza scuola-lavoro che spinge gli studenti verso lo sfruttamento e la precarietà. All’interno delle scuole della nostra Regione, fin da subito, la creazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro ha fatto emergere tutte le criticità di una metodologia del tutto indefinita: dagli studenti costretti a fare alternanza presso aziende che danneggiano il territorio fino a quelli obbligati a svolgere becera manovalanza o a sostenere orari e ritmi disumani. Dall’inchiesta condotta dall’Unione degli Studenti Puglia l’anno scorso,  il 97% degli intervistati vuole essere coinvolto nella scelta dei percorsi di alternanza scuola lavoro, il 31% ha sostenuto spese senza rimborsi e il 78% dichiara che il percorso svolto sia stato una perdita di tempo.

Siamo stati ascoltati nella VI Commissione del Consiglio Regionale Pugliese (diritto allo studio, formazione e lavoro) dove abbiamo esposto le nostre criticità rispetto alle proposte in discussione – sempre più schiacciate sugli interessi delle aziende e dei privati – e abbiamo portato le nostre proposte, depositando anche la nostra proposta di Statuto dei diritti degli studenti e delle studentesse in alternanza scuola-lavoro, che tuteli gli studenti in un ambiente dove i propri diritti vengono cancellati regolamentando i percorsi di alternanza che all’interno della legge 107/15 non vedono limitazioni di sorta; oltre ad avviare una discussione sul Codice Etico, uno strumento che impedisce lo svolgimento di percorsi di alternanza in luoghi in cui lo sfruttamento – dei lavoratori e dei territori – è la prassi. Da questo ripartiremo il 24 novembre per riuscire a costruire una alternanza diversa, gratuita, tutelata, che non sia solo pratica di sfruttamento ma che si traduca realmente come metodologia didattica e lo faremo con il sostegno e in collaborazione con i soggetti sociali legati al mondo della scuola o che si battono contro lo sfruttamento in ogni sua forma (CGIL, FLC, Arci, Libera).

In questi giorni tantissimi studenti universitari hanno compilato il questionario sui tirocini Formazione Precaria! Il nostro percorso formativo, anche nella sua parte pratica, deve essere adeguato, rispettando i tempi, la dignità e la possibilità economica di tutte e tutti. Sappiamo che spesso non è così: i turni non si conciliano affatto con le lezioni, gli obiettivi formativi non sono chiari, le divise e tutta la strumentazione necessaria sono interamente a carico dello studente, svolgiamo mansioni che non ci competono esponendoci ad una serie di rischi e a volte siamo anche soggetti a mobbing e molestie.  Spesso – soprattutto per le lauree professionalizzanti – il percorso di tirocini viene prolungato più del necessario, poiché lo studente tirocinante va a sostituire il personale regolarmente contrattualizzato da parte dell’ente che ospita gli studenti, andando di fatto a snaturare la natura formativa del tirocinio, che diventa banco di prova per lavoro precario.

Costruiamo insieme delle proposte che possano cambiare questa situazione! In alcuni dipartimenti delle università pugliesi si stanno tenendo in questi giorni assemblee con la presentazione dei primi risultati dei questionari. L’obiettivo è scrivere insieme una bozza di Regolamento degli Studenti e Studentesse Tirocinanti. E’ arrivata l’ora del #riscatto!

 

È ORA: DIRITTO ALLO STUDIO E TRASPORTI GRATUITI!

Da anni ormai denunciamo la carenza strutturale del finanziamento per il Diritto allo Studio Universitario. In particolare nel territorio barese, l’ente per il diritto allo studio non riesce a far fronte ad un numero sempre più alto di aventi diritto, con finanziamenti che vanno rarefacendosi sempre più anno dopo anno. La carenza di posti alloggio e di investimenti nella residenzialità universitaria ha portato alla catastrofica situazione di questo autunno nella quale quasi 600 studenti si sono ritrovati senza posto alloggio, dovendo modificare profondamente il proprio percorso di studi, alle volte dovendo ricorrere ad un alloggio privato (con canoni di affitto esosi) o addirittura a dover abbandonare il proprio percorso di studi. Abbiamo richiesto a gran voce e continueremo a richiedere all’ente regionale reali investimenti nel diritto allo studio, per permettere a tutti gli studenti di poter vivere a pieno il proprio percorso. Chiediamo garanzie sulla copertura totale delle borse di studio, che smettano di essere un rimborso spese, come oggi troppe volte succede, ma che riescano davvero ad essere un supporto efficace per tutti gli studenti. Chiediamo inoltre che vengano utilizzati fondi europei per lo sviluppo sociale, per dare un contributo agli studenti fuorisede, vessati da affitti sempre più alti (Bari infatti è la città universitaria pugliese più cara), per non essere costretti a rallentare il proprio percorso o ad abbandonarlo per dover far fronte agli affitti.

La Legge sul diritto allo studio scolastico non è mai stata finanziata, e di fatti ad oggi la nostra Regione è una delle più alte per il tasso di dispersione scolastica (con una percentuale che oscilla tra il 15% e il 17% con picchi sugli Istituti tecnici e professionali) che dà un’ulteriore conferma di come ad oggi studiare sia un lusso piuttosto che un diritto, considerato che gli studenti sono costretti ad affrontare spese scolastiche pari a 522€ e 462€ per corredo scolastico e libri di testo, unite a quelle dei trasporti e, in ultimo, a quelle legate alla partecipazione ai percorsi di alternanza scuola lavoro. Sebbene quella legge sia una delle più complete e innovative sul panorama nazionale, oggi, è necessario riaprire nuovamente una riflessione sul Diritto allo Studio e  cosa significa impegnarsi per garantirlo, per contrastare la dispersione scolastica nella nostra regione, a seguito della quale troppo spesso gli studenti sono costretti ad abbandonarsi alla criminalità organizzata, e permettere a tutte e tutti di emanciparsi e avere la possibilità di costruire il proprio futuro.

Un’altra questione cardine è quella sui trasporti pubblici. Nel nostro territorio si è registrato un incremento dei viaggiatori negli ultimi due anni pari al 1,9% ma che d’altra parte non vede un aumento delle tratte pendolari, le quali, anzi, sono diminuite del 3,6% ed hanno subito un incremento dei costi pari al 11,3%. Tra le regioni meridionali, la Puglia è quella in cui è presente una maggiore crescita dei pendolari, ma a questo aumento ( pari a circa 20.000 unità) non è corrisposto un miglioramento del servizio ed un incremento delle corse, nonostante la presenza di ingenti fondi per il potenziamento della rete ferroviaria. Il 24 Novembre scenderemo in piazza per richiedere agevolazioni economiche sugli abbonamenti e investimenti economici massicci per l’ammodernamento delle corse extraurbane della nostra Regione. Affinché il diritto alla mobilità, fortemente legato al diritto allo studio, venga realmente applicato in modo tale che le diseguaglianze, comprese quelle  derivanti dalla propria provenienza geografica, vengano abbattute.

Venerdì lanceremo attraverso lo sportello “Prossima Fermata”  un’inchiesta regionale per gli studenti pendolari in Puglia, con l’obiettivo di intercettare e raccogliere le storie e le esperienze degli studenti pendolari, per indagare la qualità, i costi e la sicurezza di questo servizio fortemente variegato in regione ma sul quale esistono ad oggi pochi dati aggiornati e indicativi. Non ci fermeremo!

Il 13 Ottobre con lo sciopero dell’alternanza abbiamo lanciato una prima grande provocazione al Paese, il 24 siamo pronti ad inondare le piazze della Regione per avere il nostro riscatto!

 

Rete della Conoscenza Puglia
Unione degli Studenti Puglia

 

 

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