Da Cona a Padova, apriamo la città alla solidarietà!

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Ieri pomeriggio davanti alla prefettura di Padova, abbiamo assistito ad una scena che non ha potuto lasciarci indifferenti e che fa parte di un percorso mobilitativo che già da qualche giorno sta muovendo l’hinterland veneziano.

Qualche giorno fa, centinaia di richiedenti asilo, presenti nel Centro di Accoglienza Straordinario di Cona, hanno deciso di mobilitarsi in direzione della Prefettura di Venezia, per protestare nei confronti della gestione del Cas assegnato ad Edeco (ex Ecofficina). Gli spazi sono ritenuti assolutamente inadeguati per l’alloggio di queste persone in attesa del riconoscimento dello status giuridico di rifugiato, che vengono ammassate senza dignità e senza identità, come pesi da nascondere per la società.

Dopo mesi di iniziative spontanee (scioperi della fame, proteste rispetto all’inadeguatezza dei posti letto, ecc), gli operatori di tali strutture, sempre in sottorganico e sfruttati anch’essi con turni di lavoro esagerati, non hanno più potuto limitare e contenere il bisogno di queste donne e questi uomini di uscire dall’invisibilità alla quale il centro li condanna, i quali hanno deciso di marciare passando giorni al freddo pur di chiedere il ricollocamento in esperienze di accoglienza più piccole e diffuse.

La prima ondata dei richiedenti asilo arrivati alla prefettura del capoluogo, ha spinto altri reclusi nella struttura ad uscire. Attraverso la solidarietà di molte persone ed attivisti che in questi giorni hanno creato delle reti di garanzia per la loro sopravvivenza, una seconda ondata di manifestanti (più di una cinquantina di persone) ha iniziato la marcia verso la prefettura di Padova, portata a compimento ieri verso tardo pomeriggio, con la speranza di ottenere anch’essi una migliore sistemazione che possa ridare loro dignità come persone venute qui per avere prospettive di vita migliori rispetto ai paesi di provenienza.

Essi hanno ribadito la disumanità delle condizioni dei “Cas-lager” (quali possono esser definiti quelli di Cona), così come altri luoghi di macro-accoglienza presenti nel territorio nazionale, ovvero spazi di reclusione dove i migranti vengono parcheggiati in attesa che la macchina burocratica faccia il suo corso per valutare l’idoneità alla permanenza sul suolo italiano del singolo soggetto. Hanno dunque spinto affinché ricevessero garanzie rispetto ad un ricollocamento in esperienze di micro-accoglienza.

E’ avvenuta una lunga trattativa tra la prefettura di Venezia (sovrintendente della gestione dei richiedenti asilo di Cona), quella di Padova, e il comune di Padova. Le parole della prefettura di Venezia sembrano garantire a questi migranti uno spostamento in uno spazio più dignitoso. Tuttavia ciò rientra in una dinamica di gestione emergenziale e contingente di un meccanismo di accoglienza che è sull’orlo dell’esplosione da anni ormai.

Per questo come student* universitari riteniamo ci sia la necessità di costruire un piano ministeriale di progressiva e sistematica eliminazione di tutti i luoghi di accoglienza-lager (come i Cas situati in vecchie basi militari o enormi spazi in disuso inadeguati alla residenza di persone), e di valorizzazione delle esperienze di micro-accoglienza diffuse nel territorio.

Riteniamo che, in base al rapporto investimenti/benefici, si debba incentivare la collaborazione coi comuni per l’allargamento delle attivazioni di progetti “Sprar”, forme maggiormente tutelate e tutelanti di costruzioni di percorsi di accoglienza. Infatti essi hanno come obiettivo l’inserimento sociale della persona ed escono dalla logica emergenziale con la quale sono stati ideati i Centri di Accoglienza Straordinari. Centri che diventano veri e propri buchi neri che assorbono denaro pubblico, senza poi garantire l’erogazione di servizi per i nostri cittadini del domani, impedendo loro di entrare in contatto coscientemente con la nostra realtà e la nostra cultura.

La micro-accoglienza Sprar può essere uno dei pochi modi per uscire da questa logica emergenziale dell’accoglienza, e per riportare il tema dei flussi migratori dentro ad un’agenda politica che non insegua le posizioni e le parole d’ordine delle destre estreme, ma che invece parli di nuovi modelli culturali, nuove e arricchenti analisi della realtà che provochino una contaminazione tra le particolarità territoriali

ASU Padova

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