Controfinanziaria 2018 di Sbilanciamoci! Invertire la rotta per i diritti e la giustizia sociale

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“Non ci sono soldi” è una delle risposte che si riceve più frequentemente quando si richiedono investimenti in istruzione, cultura, welfare. Una risposta, in verità, priva di fondamento.
Come ogni anno, Sbilanciamoci ha pubblicato una proposta di Controfinanziaria per il 2018: una manovra da 44,2 miliardi di euro (il doppio rispetto alla proposta di finanziaria del governo) che chiude in pari e prova a ribaltare le priorità del paese, frutto del lavoro collettivo di tante personalità e organizzazioni sociali.
Giustizia sociale, lotta alle diseguaglianze, accesso alla formazione e alla cultura, ambiente, lavoro, pace, sono le parole d’ordine sulle quali si articolano le 111 proposte della Controfinanziaria, in netta contrapposizione al dogma dell’austerità e del contenimento a tutti i costi della spesa pubblica. 
La legge di stabilità presentata dal governo è invece ancora una volta distante dalle esigenze reali del paese, si configura come l’ennesima mossa elettorale dietro la quale si nascondono regali a imprese e privati.
Ne sono un esempio emblematico gli sgravi fiscali previsti per le assunzioni dei giovani, che arrivano al 100% nel caso di assunzioni al sud o per chi ha svolto periodi di alternanza scuola-lavoro o apprendistato nell’azienda.
Sgravi della durata di 36 mesi a fronte di una clausola anti licenziamento di soli 6 mesi: basterebbe questo per rivelare nell’interesse di chi siano portate avanti tali misure, insieme alla legittimazione dell’alternanza come politica attiva sul lavoro invece che come metodologia di didattica alternativa e all’assenza di qualsiasi politica reale per la creazione di occupazione di qualità.
Nessun investimento, invece, per garantire la gratuità dei percorsi in alternanza o la formazione dei tutor, quando sempre più spesso gli studenti sono costretti a sostenere spese altissime fra trasporti e materiali (come analizza qui l’Unione degli Studenti).
Silenzio anche sul diritto allo studio, sul quale rimangono solo i 30 milioni previsti nella finanziaria precedente: briciole se consideriamo il tasso di dispersione scolastica nel paese, che raggiunge picchi del 25% al sud, mentre manca ancora la definizione dei Livelli essenziali di prestazione e dei servizi minimi. Briciole anche per l’edilizia scolastica, sulla quale vengono stanziati 400 milioni di euro, assolutamente insufficienti se si guarda alla situazione disastrosa in cui versano le strutture scolastiche.
A non essere toccati, invece, sono i capitoli di spesa relativi all’ora di religione cattolica (la cui sostituzione con altre attività didattiche come l’ora di storia delle religioni farebbe risparmiare 1,5 miliardi di euro) e le detrazioni per le iscrizioni alle scuole private (340 mln): che Paese è quello in cui non si finanziano il diritto allo studio e i progetti studenteschi per continuare a regalare soldi a lobby e privati?

Anche rispetto all’università la legge di bilancio del governo non risponde alle necessità reali, a fronte di un crollo delle immatricolazioni (-62mila in 8 anni) e del tasso di passaggio dalle scuole superiori all’università (dal 63,6% del 2008 al 50,3% del 2015), i finanziamenti al Fis previsti dalla manovra sono del tutto insufficienti e a farne le spese sono ancora una volta gli studenti.
Non sono previsti incrementi del Fondo di funzionamento ordinario mentre l’aumento progressivo della quota premiale causa una distribuzione sempre più diseguale delle già scarse risorse.
Anche le assunzioni di 1600 ricercatori rappresentano una misura prettamente propagandistica, laddove mancano ancora stabilizzazioni per i precari degli enti di ricerca e servirebbe attivare un piano di reclutamento di 20mila ricercatori per i prossimi 6 anni.
Dove reperire le risorse? Innanzitutto, ad esempio, dai 75 mln previsti per le Cattedre Natta (trasferiti solo in parte su Fis e dottorati di ricerca) e gli oltre 750 milioni stanziati per lo Human Technopole fino al 2023.

Nessun passo in avanti, nella finanziaria, neanche per quanto riguarda l’accesso alla cultura, anzi!
Il governo conferma il bonus cultura anche per i nati nel 1999, estendendo moderatamente le possibilità di utilizzo ma senza sviluppare alcun tipo di riflessione critica sullo strumento del bonus in sé. Questo rimane l’unica soluzione posta al tema dell’accesso alla cultura per i giovani, laddove anche i dati confermano come una misura una tantum non sia assolutamente bastevole.
Crediamo che il tema dell’accesso ai materiali e ai canali culturali, a cinema, musei, biblioteche, sia centrale in un paese in cui la partecipazione culturale è a livelli bassissimi, spesso proprio in virtù dei costi che si è costretti a sostenere.
Proponiamo per questo l’abolizione del bonus cultura e l’utilizzo dei 290 mln di euro previsti per il finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni culturali e della gratuità dell’ingresso ai musei, monumenti e aree archeologiche statali per tutti, senza discriminazioni legate all’età anagrafica.

Ancora una volta, la legge di bilancio è espressione del mantenimento dei privilegi, della subordinazione del pubblico alle esigenze del privato, del dominio dei profitti e dei vincoli di bilancio sui bisogni delle persone. Basti pensare che le spese militari salgono a 25 miliardi di euro, quando sarebbero uno dei primi capitoli da tagliare per garantire diritti e condizioni di vita dignitose a tutta la popolazione!
Il 24 novembre scenderemo in piazza in tutta Italia per gli Stati generali dello Sfruttamento, bloccheremo le scuole, le città e le università per rivendicare il riscatto dei luoghi della formazione, insieme ai lavoratori ci mobiliteremo per la dignità del lavoro, per dettare le nostre priorità: istruzione gratuita e di qualità, alternanza e tirocini formativi e diritto al futuro per tutt*!

 

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