[Trieste] Fra Yellow Washing e menzogne di Stato

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Il 9 ottobre la Presidente della Camera Laura Boldrini era a Trieste, nella nostra università per tenere una “lectio” sugli articolo 3 e 51 della Costituzione, un evento dedicato alla memoria di Giulio Regeni per l’inaugurazione dell’anno scolastico del Liceo classico-linguistico Francesco Petrarca.

Sappiamo bene che non è rappresentante del governo, ci rivolgiamo a lei come terza carica dello stato.

Prima di questo “siparietto” la Presidente della Camera ha incontrato i genitori di Giulio nel rettorato, dove ha detto: “Ci sono cose che non si possono negoziare, i diritti umani non si negoziano”. “Dobbiamo sapere cosa è successo a Giulio. La ragion di Stato e la verità vanno in parallelo. La ragion di stato corrisponde alla verità o il Paese ne esce con le ossa rotte”

Ma la Presidente è sicura che il Paese che ieri ha rappresentato stia andando in questa direzione? È sicura che non abbia già le ossa rotte?

A noi risulta che nei mesi scorsi si siano verificati vari eventi che ci inducono a temere che le istituzioni italiane, anziché chiedere alle autorità egiziane la verità su quel che è accaduto a Giulio, stiano andando in una direzione opposta. Come giudicare, per esempio, il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo e in generale la scelta di riallacciare le relazioni diplomatiche? O le dichiarazioni del ministro degli esteri Alfano “Egitto partner ineludibile per l’Italia”

È stato detto che quello che è importante è il lavoro che sarà svolto dall’ambasciatore una volta tornato in Egitto, ma non possiamo non considerare anche una serie di altri elementi.

Ad esempio l’assordante silenzio istituzionale sulla scomparsa di Ibrahim Metwaly, avvocato della famiglia Regeni, e la successiva scoperta della sua incarcerazione con torture annesse.

O gli interessi dell’ENI in Egitto: al largo delle coste dello Stato africano è stato infatti scoperto nel 2015 un enorme giacimento di gas di cui l’ENI è proprietaria.

C’è poi la questione del controllo dei flussi migratori dalla Libia, legato a stretto giro con l’operato del ministro dell’interno Marco Minniti; il nostro Paese ha già stretto un accordo con il governo libico di Al Serraj, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, che però non è l’unico a rivendicare sovranità sul territorio libico ed è in realtà debolissimo.

Per bloccare i flussi migratori il nostro Paese avrebbe bisogno di stringere un accordo anche con il governo del generale Haftar, con sede a Tobruk e appoggiato dall’Egitto. Solo così si riuscirebbero a bloccare in maniera efficace i flussi migratori dalla Libia.

Un accordo impossibile in caso di pessimi rapporti con l’Egitto.

A questo punto ci sembra giusto gettare una luce anche su quello che accade nei campi libici, in cui i migranti sono rinchiusi e vivono in condizioni di vita terribili, subendo violenze e, nel caso delle donne, stupri. Il nostro Paese quindi ha già le ossa rotte, perché ha chiuso tutti e due gli occhi di fronte a violazioni palesi dei diritti umani, sia in Libia per quanto riguarda i campi di reclusione dei migranti sia in Egitto per quanto riguarda Giulio Regeni e le centinaia di egiziani spariti nel nulla.

«Le nostre radici comuni stanno esattamente nel testo fondamentale della Repubblica, la nostra bussola, il nostro Gps. Non è un testo polveroso che il primo gennaio prossimo festeggia i 70 anni», ha precisato la Boldrini.

Difatti i ragazzi e le ragazze del liceo hanno presentato una versione della carta in cui ognuno e ognuna si è occupato di trascrivere un articolo della carta costituzionale.

Chissà come si sentirebbe e cosa penserebbe colui o colei che ha trascritto il 111, l’articolo che enuncia il principio del giusto processo, se venisse a sapere che con la legge Minniti-Orlando è stato eliminato il secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro un diniego, e peggio ancora è stata abolita l’udienza: nel primo grado di giudizio l’attuale “rito sommario di cognizione” sarà sostituito con un rito camerale senza udienza, nel quale il giudice prenderà visione della videoregistrazione del colloquio del richiedente asilo davanti alla commissione territoriale, senza contraddittorio e senza che il giudice possa rivolgere domande al richiedente asilo che ha presentato il ricorso.

Un vero e proprio squilibrio giudiziario tra cittadini e non, ad opera di chi vuole “integrare in base ai nostri valori” dimenticando però quali essi siano.

Eravamo in tanti e tante a Trieste contro la festa/passerella del Partito Democratico, il cui invitato speciale per il dibattito “Immigrazione, sicurezza e solidarietà. L’Italia protagonista in Europa e nel Mediterraneo” era proprio il Ministro dell’interno Minniti, autore assieme al ministro Orlando dell’infame decreto che porta i loro nomi.

Di fronte ad un incredibile, assurdo e inutile dispiegamento delle forze dell’ordine, il dibattito si è aperto con il ministro costretto ad infilarsi di nascosto dal retro dell’hotel Savoia e le dichiarazioni del democratico locale Francesco Russo, unica risposta alla piazza, citate testualmente: “Non è di sinistra trovarsi a contestare sullo stesso marciapiede della lega, l’intolleranza non è di sinistra ma il dialogo sì quindi li invito a discutere”.

Ci spieghi il senatore cosa c’è invece di sinistra nello stringere accordi disumani con i cosiddetti “leader libici” per delegare ad altri il problema delle migrazioni come fosse una patata bollente da sbolognare al pugno più di ferro; cosa c’è di sinistra nel massacrare a colpi di manganello e idranti senzatetto e richiedenti asilo facendo il gioco delle responsabilità con le amministrazioni comunali “avversarie”; cosa c’è di sinistra nel ricorrere alla decretazione d’urgenza come strumento legislativo per poi blindare ogni conversione in legge ponendo la fiducia.

Forse la lectio sulla costituzione ed i diritti umani non andava fatta ai nostri studenti, ma ai suoi colleghi, in un Paese che ha ricominciato ad inseguire la retorica dell’uomo forte al comando con l’elogio della quasi totalità delle forze politiche

“Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada” diceva Majakovskij, ma il governo che dovrebbe impiegare tutte le sue forze per scoprire cosa è successo a un nostro coetaneo ucciso all’estero, si sottrae sistematicamente al dialogo e al confronto con la cittadinanza chiudendosi nelle trasmissioni e nei salotti buoni delle città, mentre ai “ragazzi di strada” lascia precarietà, disoccupazione, daspi urbani e fogli di via, e nel caso di Giulio un’indifferenza dettata da ragioni di Stato di cui la verità non fa parte.

Lista Di Sinistra

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