ResetG7, l’accusa di una generazione che arriva alle porte della Reggia

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Oggi, 30 settembre 2017 (ndr ieri), si è conclusa la tre giorni di mobilitazione di ReSetG7.
Con il dubbio che le delegazioni del g7 fuggissero prima del corteo pomeridiano, abbiamo deciso di moltiplicare i momenti di contestazione con un corteo la mattina e uno dopo pranzo.
Usciti da Palazzo Nuovo Occupato, ci siamo diretti a Lucento Vallette, quartiere popolare e abbandonato a sé stesso, tra disoccupazione, dispersione scolastica e sfratti, dove il comitato di quartiere da anni cerca di lavorare con il territorio per diffondere consapevolezza e solidarietà. Lì abbiamo ritrovato tra gli altri tutte le persone arrivate da fuori Torino, gli studenti medi, i sindacati di base, i No Tav della Val di Susa e lo Spazio Popolare Neruda.
Abbiamo vissuto una mattinata di presidio del quartiere Lucento Vallette, tra mercati popolari, balconi festanti e tanta musica – rovinata solamente da un inutile dispiego di forze dell’ordine e dal rumore assordante dell’elicottero della polizia sopra di noi.
Dopo pranzo è iniziata la lunga camminata di avvicinamento alla Reggia di Venaria, uno dei luoghi storico-artistici più rinomati in Piemonte, che nelle ultime settimane è rimasto chiuso al pubblico e blindato proprio per ospitare la carovana dei presunti 7 grandi del pianeta. Giunti nei pressi della reggia ne abbiamo potuto ammirare la bellezza solo dal fondo di via mensa.
Volevamo andare alla Reggia per portare il punto di vista di una società disoccupata, sottopagata, precaria, senza casa, senza futuro. Ancora una volta il G7 non solo ha dimostrato d’essere un luogo esclusivo riservato alle élite politiche ma ancor di più ha dimostrato d’essere il mandante, insieme alla Questura, della repressione nei confronti di chi è escluso dalla ricchezza globale riservata all’1% del pianeta.
Negli ultimi anni lo Stato si è trasformato da stato sociale a stato penale ed oggi abbiamo subito sulla nostra pelle la criminalizzazione del dissenso attraverso arresti, cariche e lancio di lacrimogeni, in piena coerenza con i provvedimenti della legge Minniti.
Antony è stato picchiato e arrestato durante le cariche e successivamente portato nel carcere delle Vallette. Poche ore dopo un altro compagno, Andrea, è stato arrestato mentre si dirigeva verso la sua abitazione con l’accusa d’aver ostacolato l’azione della Digos durante il fermo di Antony. Gli illegali oggi non erano tra i manifestanti e non erano né Antony né Andrea (a cui va tutta la nostra solidarietà e complicità). Gli illegali oggi si trovavano chiusi all’interno della Reggia, protetti da un vero e proprio esercito pronto a respingere con la violenza qualsiasi tentativo di presa di parola legittimo e democratico che si trovava per le strade di Venaria.Di fronte alla violenza poliziesca ci siamo autorganizzati con i nostri corpi per resistere ai gas e alle cariche. Abbiamo attivato una troupe di primo soccorso autogestito dagli studenti di medicina che hanno prestato la loro solidarietà attiva medicando le persone. Abbiamo messo a disposizione le nostre competenze individuali, al servizio di una collettività in movimento per rispondere alla repressione e alla violenza di un potere autoritario. Questo è un esempio di come la conoscenza possa opporsi alla prepotenza e alla potenza del potere. Un esempio di come il nostro sapere critico ci permette di praticare le competenze che apprendiamo nelle aule universitarie contro un sistema che ci vorrebbe semplici fruitori passivi dell’insegnamento.
È questa la differenza forte che si è messa in campo in questi tre giorni di mobilitazione: da un lato sta chi chiude, chi ha blindato una città per decidere ancora sulle nostre teste, per gli interessi dei soliti noti; dall’altro chi in città ha aperto, ha sfidato un clima di terrore costruito intorno alle proteste, con numerose iniziative che da giovedì si sono moltiplicate per far sentire la voce di una generazione che accusa. Una generazione che non è più disposta a subire in silenzio, e che ha sentito la necessità di portare questo messaggio fino alle porte della Reggia, accolta dagli applausi della cittadinanza di Venaria.
Queste giornate ci hanno confermato come esistano in questo Paese, in Europa e nel mondo due anime polari. Da una parte chi pensa di poter arricchire i propri interessi, quelli del circuito neoliberista e delle lobby politiche, economiche-finanziarie attraverso lo sfruttamento, e dall’altra un’ampia fetta di società che è disposta a porre i propri corpi per imporre un’idea di lavoro, di università, di sviluppo e di autodeterminazione alternativa alla ricetta dei G7.
Ci vediamo oggi, primo ottobre, alle ore 18 sotto il carcere delle Vallette al capolinea del tram 3 per portare un saluto a Andrea e Antony e chiederne l’immediata liberazione.
Contro ogni repressione, contro gli agguati alle spalle e gli arresti politici.
Liber* tutt*, liber* subito!
Si – Studenti Indipendenti
LaSt – Laboratorio Studentesco
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