Una legge non basta: le città antifasciste sono aperte e solidali!

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Uno spettro si aggira per l’Europa e non solo: l’avanzata delle nuove destre è un fenomeno che sta coinvolgendo molti paesi europei e non. A partire dagli Stati Uniti dove con l’elezione di Trump a Presidente degli Usa abbiamo visto un esplodere dei movimenti  neonazisti americani culminato con gli eventi di Charlottesville con la marcia del movimento neofascista “white lives matter” che ha causato la morte di un giovane antifascista, in questo quadro abbiamo avuto la certezza dello schieramento preferito dal presidente con una debole condanna dei suprematisti bianchi.
Ma il dato più preoccupante viene forse dal vecchio continente, dove in Francia, dopo anni di politiche di depauperamento del welfare e dello stato sociale, alle scorse elezioni presidenziali Front National si qualifica come secondo partito  a livello nazionale. Di questi giorni la notizia che in Germania l’Afd formazione di stampo neonazista che per la prima volta sale sopra il 5% raggiungendo addirittura il 13% e diventando terza forza politica del paese conquistando 80 seggi nel Bundestag.

In questo clima di avanzata politica e culturale delle destre xenofobe e neofasciste non sono esenti da responsabilità le forze di governo che negli anni hanno impoverito le politiche pubbliche di stampo sociale rivolte alla tutela delle fasce sociali più deboli e con minori garanzie, lasciando che la guerra fra poveri sostituisse il conflitto verticale. In Italia è stato lo stesso Partito Democratico a schierarsi in prima fila nella distruzione dello stato sociale e dei diritti sociali e civili, sia tramite la demolizione del diritto al lavoro e all’istruzione (Job’s Act e Buona Scuola) sia tramite le politiche repressive e anti-migranti del ministro Minniti.

 

  • LA LEGGE FIANO E UNA CONFUSA RICERCA DEL CONSENSO

In questi mesi abbiamo assistito a quella che possiamo definire l’apertura di una lunga campagna elettorale e all’annuncio di quelli che saranno i temi centrali del dibattito pubblico dei prossimi mesi. La retorica anti-immigrazione, il discorso sul degrado e sulla sicurezza si palesano ormai come bussola non solo per l’orientamento delle dichiarazioni dei maggiori partiti politici, ma anche per l’azione di governo e per l’agenda dei sindaci di molti comuni italiani.
Se fino a pochi mesi fa era Matteo Salvini ad ergersi a paladino della sicurezza contro lo straniero, oggi anche il Partito Democratico inizia la sua rincorsa alla campagna elettorale senza più tabù, a partire dalla campagna di criminalizzazione delle ONG con il consecutivo codice di condotta, fino alle dichiarazioni sulla necessità di un’accoglienza per pochi, basata sulla distinzione tra rifugiati e migranti economici, legittimando così la rappresentazione di “un’invasione” da cui è necessario difendersi, strategia che ha avuto il suo culmine nell’affossamento dell’approvazione dello Ius Soli in Parlamento, quando per altre manovre non ci sono stati problemi nell’imporre la fiducia al Governo pur di ottenerne l’approvazione.
Una retorica che si nutre e raccoglie consenso ad ogni attentato terroristico in giro per l’Europa e che si traduce in conseguenze materiali con l’inasprimento delle misure di sicurezza e di securitarismo all’interno delle nostre città, dalla costruzione di barriere, fino allo svuotamento imposto delle piazze della movida e dell’aggregazione.

Alla luce di questi elementi, è possibile smascherare la ratio della legge Fiano contro la propaganda fascista non come un sincero e genuino tentativo di limitare l’espansione delle organizzazioni neofasciste ma come un semplice tentativo di recuperare voti a sinistra in vista della prossima tornata elettorale del 2018 (quando, in occasione del referendum del 4 dicembre, si erano accomunate le organizzazioni di partigiani a CasaPound, esibendo le notevoli voragini culturali di chi quel partito dovrebbe guidarlo).

Se davvero si volessero mettere in campo interventi efficaci sarebbe sufficiente cominciare ad applicare le leggi Mancino e Scelba, già in vigore, che vietano la costituzione o tentativi di costituzione di partiti e organizzazioni di stampo fascista, anziché introdurre un reato d’opinione che rischierebbe profili di incostituzionalità secondo l’art. 21 della Costituzione (che rimane comunque figlia dei rapporti di forza della società liberale del dopoguerra).
La mancanza di una legge contro la propaganda di materiale fascista, infatti, non era un vuoto normativo ma una precisa scelta dei legislatori di allora i quali, pur sulle macerie del Paese che aveva appena vissuto sulla sua pelle le tragiche conseguenze del ventennio mussoliniano, riconobbero che, se da un lato l’antifascismo andava praticato rendendo le istituzioni repubblicane realmente rappresentative dei conflitti sociali e tramite un’azione culturale profonda che partisse nelle scuole, da un altro la repressione dello stesso poteva essere efficace non tanto se rivolta verso casi individuali (con tutte le difficoltà nel renderla operativa, basti pensare a cosa vorrebbe dire oggi perseguire tutti coloro che scrivono determinati commenti su facebook) ma piuttosto verso forme di organizzazione collettiva delle idee fasciste in quanto reali fautrici di cambiamenti sociali. E, anche così, si poneva il problema di intervenire lì dove esistevano comunque organizzazioni politiche che raccoglievano l’eredità del regime (come il MSI) che non potevano semplicemente essere sciolte senza che gli associati trovassero altri modi di aggregarsi.

La legge presenta poi elementi tecnici controversi: non si capisce perché sia vietata solo la propaganda relativa al ventennio fascista italiano e al nazismo tedesco, mentre non si citano altri regimi di natura fascista (quello franchista spagnolo o il Cile di Pinochet, solo per dirne alcuni); si fa riferimento a “contenuti propri” del partito fascista, qualunque cosa ciò voglia dire (la bonifica delle paludi sarebbe da ritenere tale?); non ha senso l’inasprimento della pena qualora la propaganda avvenga per vie telematiche o informatiche, come se un volantino o, soprattutto, una manifestazione, abbiano meno potere persuasivo.

La legge presenta insomma lacune ed effetti evidenti e, seppur consenta ad oggi di aprire una discussione su un tema importante e mai realmente elaborato nella nostra società a causa dei legami degli ambienti fascisti con i governi e le classi dirigenti che ci consenta realmente di arrivare ad una posizione di “intolleranza con gli intolleranti”, tocca solo marginalmente la questione politica e sembra invece concentrarsi sull’idea di politica come semplice comunicazione, ridotta ad iconoclastia.
Che succede dunque per tutti quegli atteggiamenti, quelle manifestazioni, quei “contenuti” che non si rifanno in maniera diretta all’immaginario del ventennio? Il proliferare di soggetti portatori di istanze xenofobe, razziste, omofobe e sessiste, che noi non abbiamo difficoltà a definire fasciste, non viene in alcun modo ostacolato da una legge così formulata, confermando la debole volontà del governo di mettere in campo l’ennesimo strumento di facciata.

 

  • IN FONDO A DESTRA: COSA SUCCEDE NEL PAESE?

Tuttavia è sufficiente guardare a quello che ogni giorno succede nei nostri territori per comprendere come oggi non possa essere questa la strada giusta da intraprendere per contrastare un fenomeno complesso e in crescita.
Sempre più, infatti, assistiamo all’avanzata nelle nostre città di organizzazioni, gruppi, associazioni e partiti di chiara matrice fascista e neonazista, si susseguono sempre più nei quartieri nelle periferie delle nostre città le aperture di nuove  sedi volte ad ampliare il loro radicamento e consenso territoriale. E’ di pochi giorni fa la notizia dell’apertura di due nuove sedi una del gruppo Lealtà e Azione e l’altro di Casapound a Genova, città decorata Medaglia d’oro al valor militare per la Guerra di Liberazione, città che già in passato grazie all’azione del suo tessuto democratico aveva respinto la presenza nera (si vedano i fatti del 1960 sul congresso dell’MSI). 

Al contempo aumentano le aggressioni a chi facilmente riconoscibile come diverso, come l’aggressione ad un compagno del Collettivo Studentesco Lanciano, la caccia al migrante, e le ronde per la “sicurezza”,  pretesto anche questo per fomentare la caccia al diverso, si moltiplicano. Tutto questo si unisce a tentativi sempre più evidenti d’infiltrazione nei quartieri popolari delle nostre città, dove il malessere sociale è sempre più evidente e dove la risposta più facile, quella della pancia del paese, attecchisce facilmente. E’ lì che l’azione di questi soggetti soffia sul fuoco dell’odio per il diverso che ti ruba, la casa, il lavoro, il futuro. Questo si unisce al permanere di una retorica nostalgica del ventennio che riadatta slogan, immagini o utilizzando date simbolo, si veda il tentativo di Forza Nuova di promuovere un corteo per il 28 Ottobre, data della marcia su Roma. Ma l’azione di radicamento parte da lontano con lo sdoganamento di certi figuri ed idee perpetrato anche da quegli amministratori locali “sinceramente democratici” che sempre più hanno concesso spazi ed agibilità.
Ma se questo è stato per i vecchi partiti e amministratori, nulla pare cambiato con chi nuovo ostentatore della bandiera del cambiamento legittima questi soggetti, da ultimo il caso in estate dell’invito al dialogo nel tavolo istituzionale sulle politiche dell’accoglienza fatto dall’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Roma a noti esponenti di Casapound per le vicende del centro di accoglienza del Tiburtino III (cambiano le giunte e i vessilli ma la legittimazione continua).
Ma questo non è tutto: è ormai normale trovare anche in ambito locale liste dichiaratamente fasciste, si veda ad esempio il caso della lista “Fasci Italiani del Lavoro” che entra in Consiglio comunale a Sermide-Felonica comune nel Mantovano, bypassando il controllo della commissione elettorale prefettizia senza alcun colpo ferire. Quello dell’ambito locale vede sempre più una presenza ormai consolidata di questi soggetti si veda l’ultima tornata delle elezioni amministrative che ha visto l’elezione ad esempio di esponenti neonazisti nel consiglio comunale e nella giunta del comune di Monza, o l’affermazione di CasaPound a Lucca dove elegge un consigliere comunale e supera in preferenze il Movimento Cinque Stelle.
In ultimo, non vanno dimenticati i rapporti e le collaborazioni dello stesso PD con organizzazioni neofasciste, perfettamente documentati dall’inchiesta dei Wu Ming, che coinvolgono dirigenti e amministratori locali e nazionali.

 

Non c’è da stupirsi dello sdoganamento definitivo delle pulsioni xenofobe e razziste, che oggi permette ai nuovi fascisti di autorappresentarsi come tutori dell’ordine e della legalità. È in questa cornice che si inseriscono le “passeggiate per la sicurezza” annunciate da organizzazioni neofasciste in molte città, i presidi contro il centro di accoglienza a Tiburtino III a Roma, la riproposizione dei manifesti del ventennio che invitano i “patrioti” a difendere “le proprie donne” dalla violenza dello straniero.
Questa calda estate ci ha dimostrato le conseguenze tangibili dell’approvazione dei decreti Orlando-Minniti, e dell’impianto ideologico che ne è alla base, a partire dalla centralità assunta dal Ministro dell’Interno nello spostamento del confine europeo in Libia, fino a quanto accaduto nel governo delle nostre città, come descrivevamo solo pochi giorni fa (http://www.retedellaconoscenza.it/blog/2017/09/15/8928/).

 

  • DA QUESTA PARTE DELLA BARRICATA

In questo contesto, nonostante continuino a ripeterci che nell’epoca della post-verità e della post-ideologia le divisioni non hanno senso, sappiamo benissimo che non è così, e che proprio mentre tanto le forze politiche quanto i media sono impegnati nel confonderci circa la natura del nostro nemico dobbiamo essere in grado di identificarlo con chiarezza.

Per questo ci schieriamo dalla parte di chi sta nel basso, di chi ogni giorno subisce le contraddizioni di un modello di sviluppo distruttivo e ingiusto, di chi abbatte muri e passa confini; con la consapevolezza che chi si rende responsabile di sgomberi e violenze xenofobe, chi fa del razzismo la propria bandiera e chi prova a recuperare consenso a sinistra con operazioni di facciata ma promuove politiche escludenti e repressive sta dall’altro lato della barricata.
E per questo continuiamo a ritenere urgente la pratica quotidiana dell’antifascismo, attraverso la formazione e la sensibilizzazione, lo smascheramento dei soggetti non dichiaratamente neofascisti presenti nelle nostre città, ma soprattutto attraverso il mutualismo e la solidarietà.

Oggi è necessario combattere sia la guerra fra poveri che la guerra ai poveri che il governo ha messo in atto e incoraggiato attraverso le politiche già descritte, per ricomporre il tessuto sociale proprio a partire da dove questo è maggiormente disgregato, costruendo momenti di condivisione e scambio, di valorizzazione delle differenze. Questo significa ad oggi far crollare il terreno sotto i piedi alle destre, sottrarre loro spazio laddove ad oggi riscuotono più consenso: alla “sicurezza” delle ronde contrapponiamo quella data da città aperte, inclusive e solidali, da piazze vissute dalla popolazione, agli assedi ai centri di accoglienza contrapponiamo lezioni di italiano per migranti e momenti di scambio reciproco.

Ma questo non è sufficiente: ad oggi è fondamentale ridare alle cose il loro nome, rifiutare qualsiasi tentativo di mascheramento di soggetti che provano a ridefinire la loro identità ripulendola da parole che ancora oggi conservano un significato. Non è necessaria la presenza del termine “fascista” o “nazista” nella determinazione di un soggetto politico o sociale per determinarne l’essenza, laddove la violenza, le dichiarazioni e le scelte politiche parlano in maniera esplicita.
Per bloccare l’avanzata delle destre neofasciste, dunque, non basta una legge, che resta piuttosto una mossa strumentale: è necessario invece ripartire dalla formazione e dalla cultura -ricordando quanto ci insegna la storia dello scorso secolo-, dalle battaglie per città aperte e diritti per tutti, ma anche dalla sottrazione di spazi alle organizzazioni neofasciste all’interno di scuole e università e dalla riappropriazione dei quartieri, nei quali non siamo disposti a lasciare nessuno spazio a questi servi dei servi!

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