Grandi Opere: tutte e tutti a Melendugno per rilanciare la mobilitazione

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L’opposizione alla realizzazione del gasdotto Tap non si ferma. Dopo l’espianto degli ulivi (che arriveranno ad un numero totale di diecimila) iniziato a fine marzo nell’area del cantiere presso San Basilio, i lavori sono stati sospesi nei mesi estivi e per il mese di ottobre si teme la ripresa delle attività. Tuttavia, le iniziative di controinformazione e mobilitazione sul gasdotto sono proseguite su tutto il territorio al di là della fase di inattività del cantiere, mantenendo alta l’attenzione su un progetto per nulla strategico e di alcun interesse comune.

Il Movimento e il Comitato NoTap hanno indetto una tre giorni denominata «Grandi Opere: Conseguenze Socio-Ambientali Di Scelte Energetiche»: dal 15 al 17 settembre sono in corso assemblee e tavoli di discussione tematici per rilanciare collettivamente le azioni di opposizione alla realizzazione del gasdotto in vista della ripresa dei lavori a ottobre. Come Rete della Conoscenza siamo presenti ai dibattiti dei tavoli in programma, che saranno un’occasione di confronto ampio sulle criticità tecniche e politiche rispetto alla natura stessa dell’opera e di costruzione di un rilancio della mobilitazione su tutto il territorio con le realtà sociali e la cittadinanza.

La tre giorni è spinta dalla necessità di connettere le lotte nazionali ed internazionali contro le grandi opere che non hanno alcuna legittimità democratica ma sono figlie delle logiche di profitto, degli interessi dei pochi potenti e del capitale internazionale. Mafia, riciclaggio, malaffare e giochi di potere sono i pilastri che sorreggono il progetto Tap e che vengono camuffati da una comunicazione controllata, subordinata e strumentale che trasmette una narrazione tronca e focalizzata su un unico punto di vista.

La partita è ancora aperta, per questo riteniamo fondamentale partecipare a questa tre giorni, in cui abbiamo modo di discutere le criticità legate alla natura dell’opera: dall’iter di realizzazione forzato e alle sue conseguenze per l’ambiente e la salute.

La nostra Regione sta già pagando il prezzo del saccheggio avvenuto in questi decenni sotto il ricatto occupazionale, e la Tap per come è stata immaginata e per le metodologie con cui la costruzione della grande opera si sta portando avanti rientra a pieno nel quadro di profitto del capitale sulle spalle della popolazione. Il gasdotto infatti, fortemente voluto da diverse multinazionali supportate dalla BEI (Banca Europea degli Investimenti), prevede il suo approdo nella località di San Foca e attraverserà il Paese fino ad arrivare nella Pianura Padana, ma ad oggi numerosi sono state le dimostrazioni di quanto questo progetto sia fondato su interessi economici internazionali e collusioni tra la mafia azera e quella italiana, con la totale connivenza della politica del nostro Paese  in particolare nella figura del Ministro Calenda e la presentazione della SEN 2017/2018, totalmente incentrata sulla necessità di decarbonizzazione nel nostro Paese passando però dall’utilizzo di un ulteriore combustibile fossile, quale il gas, piuttosto che ripensare in toto il modello di sviluppo energetico di questo Paese e in particolar modo l’aver dimostrato come Tap fosse già a conoscenza del contenuto della Strategia prima ancora che questa venisse pubblicata ufficialmente. A fronte del primato nazionale che la nostra Regione detiene in quanto ad emissioni di gas serra e elementi inquinanti da emissioni industriali, è bruciante la necessità di eliminare il carbone come fonte di energia, di contro però l’elemento della decarbonizzazione non può essere considerato come risolutivo delle attuali condizioni ambientali, considerato l’elevato fattore inquinante della combustione del gas metano e che il progetto di decarbonizzazione regionale non è stato accompagnato da uno studio sull’impatto ambientale e sanitario. Non possiamo accettare che si devasti il territorio e la sua popolazione per soddisfare i profitti di pochi: questo gasdotto non serve al Salento, alla Puglia e a tutto il sistema energetico nazionale.

Proseguiamo il lavoro di informazione e mobilitazione degli studenti e delle studentesse pugliesi a partire dai luoghi della formazione. I saperi hanno un ruolo centrale nello sviluppo della propria terra: scuole e università devono interagire con il territorio e la popolazione della zona affinché tutti possano essere consapevoli e partecipare al dibattito sulle risorse energetiche nel nostro Paese e il suo sviluppo. Un modello energetico alternativo, accessibile a tutte e tutti e compatibile col territorio, è possibile con finanziamenti adeguati alla ricerca e una didattica non sottoposta alle volontà dei privati finanziatori che impongono i loro studi per perpetrare un modello di devastazione e speculazione.

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