Dalla formazione al lavoro, mettere al centro il fabbisogno sociale, per la salute di tutte/i!

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Negli ultimi giorni, all’interno del dibattito pubblico del nostro paese, è emersa finalmente la necessità di una discussione pubblica sulla filiera formativo-professionale riguardante il Servizio Sanitario Nazionale. Una discussione che non possiamo non leggere in continuità con le notizie che nei mesi estivi, e in particolare durante il mese di Agosto, hanno riempito le pagine delle cronache giornalistiche, dalle quali si è preso atto di una condizione di crisi del SSN che da anni denunciamo, in particolare per quanto riguarda le zone socialmente più periferiche del paese.

Dalle statistiche locali riguardanti la carenza di personale medico all’interno delle strutture sanitarie durante i periodi di ferie, alle continue denunce legate ai tempi di scorrimento delle liste di attesa sempre più affollate, fino ai casi drammatici che in particolare nel contesto campano hanno portato a diversi casi di decessi legati ad un generale stato di malasanità che pure non si può pensare riferito esclusivamente alle aree del Mezzogiorno: riteniamo che a partire da questi casi di cronaca, che dipingono però un quadro generale e complessivo non più ignorabile, vada aperta una riflessione pubblica ampia che affronti, a partire dal percorso formativo, i nodi e le cause di questa gravissima situazione. Una riflessione non svincolabile da quelle che sono le condizioni che quotidianamente vivono le soggettività che intraprendono questo tipo di percorso, fin dalla scelta del corso di laurea, alla quale già nei mesi passati abbiamo contribuito insieme al lavoro del coordinamento di “Chi si cura di te?”, così come nell’attivazione di percorsi territoriali specifici come avvenuto in Molise con il Forum sanità pubblica.

Già dal mese di Giugno, e oggi con un vigore ancora maggiore, il tema del numero chiuso è tornato al centro di questo dibattito, non solamente rispetto alla situazione di medicina (che ricordiamo essere normata sul piano nazionale) ma anche nei confronti di tante scelte intraprese autonomamente dagli atenei negli ultimi anni su altri dipartimenti. Restrizioni all’accesso sulle quali pesa enormemente lo stato di generale definanziamento del sistema universitario nazionale, attaccato da anni di tagli che hanno limitato le possibilità dei singoli atenei in termini di assunzioni e possibilità di investimenti orientati all’ampliamento delle strutture. Un elemento che va ad intaccare direttamente la libertà di scelta di tante/i giovani rispetto al proprio percorso formativo, che però va ulteriormente approfondito in relazione a quella che è oggi la percezione comune intorno all’Università, che spesso incrocia un ragionamento viziato in partenza dalle possibilità di buona occupabilità che i percorsi formativi garantiscono. È chiaro che intorno a questo nodo oggi vadano costruite le condizioni per un ribaltamento del discorso, che metta al centro tanto le aspirazioni individuali dei tanti giovani che intraprendono il percorso universitario, tanto gli interessi sociali e territoriali collettivi, sui quali definire a cascata un riorientamento degli investimenti pubblici.

Ed è proprio su questo fabbisogno sociale che vanno letti i nessi sulla filiera completa che dalle aule universitarie porta l’aspirante medico tra le corsie ospedaliere. Non è possibile infatti slegare la battaglia per l’apertura dei corsi di medicina da quella generale per un Servizio Sanitario all’altezza delle necessità esistenti nel tessuto sociale del paese, passando per quella che emerge in queste settimane come una partita fondamentale intorno al tema dell’accesso alla formazione specialistica.

Una tappa cruciale nel percorso di formazione del giovane medico, che lo immette all’interno di una fase transitoria tra il processo prettamente formativo e l’impegno professionale, che rappresenta oggi un’ulteriore strettoia per via dell’assenza di un ragionamento strutturale, condannando nei fatti migliaia di giovani ogni anno a rinunciare alle proprie aspirazioni. In questo contesto si inserisce ed assume la sua centralità la battaglia per l’estensione del numero di contratti specialistici coperti dagli investimenti pubblici, che da anni sono di molto al di sotto di quello che è il fabbisogno del SSN.

Su questo vanno indicate chiaramente le responsabilità nell’assenza di una programmazione di lungo periodo da parte dei governi di qualsiasi colore che si sono succeduti, sacrificata sull’altare dei vincoli di bilancio. Si va così delineando il paradosso per cui dopo un importante investimento da parte del pubblico rispetto al percorso universitario, si espellono migliaia di giovani che hanno completato la prima fase della propria formazione, andando nei fatti a generare un secondo imbuto che nulla ha a che fare con una selezione legata alle competenze, così come avviene nel caso del test per l’accesso al corso.

Un altro elemento che in quest’ottica va tenuto all’interno della discussione è quello legato all’accreditamento delle scuole, tema che tanto scalpore ha destato nelle ultime settimane in relazione al processo aperto relativamente al bando in via di emanazione: non si può tralasciare l’importanza di una formazione di qualità che poi si possa ripercuotere in termini positivi nei servizi garantiti a livello sanitario. È in quest’ottica che ci interessa affrontare la questione, andando ad aggredire il tema del potere interno alle stesse scuole dell’area sanitaria: quali interessi vanno a determinare quelli che nella pratica sono gli spazi di formazione del personale medico del futuro? Si può lasciare il potere decisionale all’interno di una dimensione tutta legata alle dinamiche di potere interne alle scuole? O va piuttosto aperta una battaglia in termini di trasparenza e di allargamento della decisionalità che sia dunque orientata nei termini dell’interesse comune da ricercare nel tessuto sociale del nostro paese? Non sono questioni che è possibile eludere in particolare se contestualizzate nel quadro più generale dello stato del Servizio Sanitario Nazionale.

In ultimo, ma evidentemente non per ordine di importanza, emerge da più parti la necessità di riaprire la discussione sulla prospettiva della terza fase della filiera medica, quella intorno al tema del turn over e di un ragionamento nazionale rispetto ad un piano di assunzioni straordinario che vada a sopperire alla continua riduzione del personale medico, anche in relazione ad una sproporzione evidente che oggi esiste tra i professionisti che nei prossimi anni andranno incontro al pensionamento e i giovani che dalle scuole di specializzazione vengono immessi a pieno titolo nel SSN.

Una sproporzione che non è possibile risolvere scaricando al ribasso le responsabilità rispetto a chi nel nostro paese si ritrova a sostenere l’intero sistema, in quanto lesivo del diritto alla salute dell’intera popolazione, così come dimostrano i più recenti casi, rispetto al fatto che un percorso formativo non può essere concepito come la possibilità di una sostituzione in blocco dell’intero personale, quello che oggi avviene invece tra le corsie ospedaliere.

Oltre le contingenze, oltre le battaglie che quotidianamente portiamo avanti su ciascuno dei nodi che abbiamo voluto approfondire in questa riflessione, va aperta una discussione di lungo periodo su questi temi, che interroghi direttamente il pubblico rispetto al suo ruolo in questa partita, andando poi a incidere su ogni aspetto specifico, all’interno di una più ampia partita generale che dal diritto allo studio, passando per la necessaria garanzia della dignità del lavoro, per arrivare al diritto alla salute di tutte e tutti, parla all’intera società!

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