Nessuno giochi con la nostra vita: numeri, dati, fatti sulle migrazioni

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Il tema delle migrazioni è uno dei temi decisivi da affrontare a livello mondiale e necessita di un dibattito responsabile, che metta al centro la necessità del rispetto dei diritti umani, della dignità e della diritto di autodeterminazione degli individui.

Il fenomeno migratorio tocca l’Europa in maniera solo marginale, l’UNHCR stima che circa il 3% della popolazione mondiale sia composta da persone migranti, e di queste la maggior parte è costretta a spostarsi in paesi confinanti. Ad esempio nel 2015 a fronte di 243 milioni di migranti nel mondo solo 1 milione si è diretto in Europa. Le ragioni per cui queste persone decidono di lasciarsi alle spalle tutto ciò che hanno sono molteplici (guerre, epidemie, carestie, disastri naturali e ambientali, persecuzioni politiche e legate al loro orientamento sessuale o alla propria identità di genere), ma hanno in comune il non permettere loro di sopravvivere nel loro paese di origine.

Il tragitto delle persone migranti è pieno di pericoli. Alcune hanno attraversato il Mediterraneo in barche di fortuna, altre hanno dovuto evitare brutali posti di blocco alle frontiere. In ogni caso, il viaggio mette a rischio la loro integrità fisica e la loro salute mentale: questo vale soprattutto per le categorie più vulnerabili come donne e bambini. Molte donne sono vittime di abusi sessuali durante il viaggio e sono costrette ad abortire o ad assumere ormoni prima di partire per evitare gravidanze (anche con gravi rischi per la propria salute), tanto sono sistematiche e brutali le violenze che i migranti subiscono durante il viaggio. Molte di queste violenze vengono subite dai migranti proprio in Nord Africa e in Libia, un paese che ancora oggi non ha aderito alla Convenzione di Ginevra e non riconosce lo status di rifugiato.

L’Unicef, l’agenzia dell’ONU che si occupa di dare assistenza umanitaria ai bambini e alle loro madri, ha diffuso il 28 Febbraio 2017 un rapporto sulle violenze che sono costretti a subire i migranti in Libia durante il loro viaggio verso l’Italia. Il rapporto, che si intitola “A Deadly Journey for Children”, racconta come la maggior parte delle donne e dei bambini passati dalla Libia per potersi imbarcare verso l’Italia siano stati picchiati, violentati o ridotti alla fame. Molto spesso le violenze vengono compiute all’interno dei centri di detenzione gestiti dal governo o da una delle tante milizie che controllano delle parti di territorio in Libia, e che l’Unicef descrive come «campi di lavoro forzato e prigioni improvvisate»

Tuttavia in queste ultime settimane stiamo assistendo alla discussione e approvazione di una serie di misure proposte del Ministro Minniti alla Commissione Europea che affrontano il tema delle migrazioni in maniera completamente opposta: i provvedimenti più importanti sono la creazione di un codice di condotta per le ONG, la possibilità che le operazioni di SAR (search and rescue) nel Mediterraneo facciano capo ad altri porti oltre quelli italiani e la collaborazione con il governo libico di Al Serraj per la lotta agli scafisti e l’esternalizzazione delle frontiere.

TIMELINE DEGLI INCONTRI EUROPEI SUL TEMA DELLE MIGRAZIONI

2 Luglio 2017, Parigi trilaterale Italia, Francia e Germania preliminare all’incontro a Tallinn. Minniti chiede:

  1. ricollocamento dei migranti ricevendo una risposta positiva riguardo i profughi, ma negativa verso i cosiddetti ‘migranti economici’, persone che hanno dovuto lasciare il loro Paese per carestie, disastri naturali o ambientali.
  2. maggiori fondi europei al governo libico di Al Serraj perché possa contrastare gli scafisti e ridurre il numero di migranti.
  3. di stilare un codice di condotta per le ONG.

6 Luglio 2017, vertice informale di Tallinn a cui è seguita una seduta della Commissione Europea a Bruxelles. Minniti chiede alla Commissione Europea:

  1. maggiori fondi europei al governo libico di Al Serraj perché possa contrastare gli scafisti e ridurre il numero di migranti e creazione di MRCC in Libia.
  2. di stilare il codice di condotta per le ONG. Viene dato mandato di procedere dalla Commissione.
  3. rimpatri con limitazioni a successive richieste di visto.

11 Luglio 2017, Summit a Varsavia, sede Frontex. Minniti chiede:

  1. di regionalizzare la missione Triton, facendo attraccare le navi che compiono SAR in porti di altri Paesi europei. Frontex sottolinea che Triton è una missione italiana, guidata dalla Guardia Costiera italiana, con ufficiali italiani su tutte le navi e tutti gli elicotteri, con gli italiani che decidono come smistare le imbarcazioni. Fare entrare altri Paesi è teoricamente possibile ma praticamente difficile. Non viene raggiunto un accordo.

13 Luglio 2017, Incontro a Tripoli con Minniti, Decaro, Fayez al Serraj con 13 sindaci del Fezzan e della Tripolitania. Viene discussa:

  1. la messa a disposizione di fondi europei per progetti di gemellaggio fra comuni italiani e comuni libici, promessa di aiuti per la ricostruzione del tessuto amministrativo distrutto da anni di guerra civile in cambio di una collaborazione che, in realtà, più che a contrastare le organizzazioni criminali finirebbe col ridurre il flusso dei migranti diretti in Europa.
  2. la creazioni di MRCC (Maritime Rescue Coordination Centre) e campi profughi in Libia, senza i quali non si potrebbero condurre SAR che lascino i migranti nella regione, proposta sulla quale non si raggiunge un accordo.
  3. la creazione da parte dell’Italia di una guardia di frontiera libica, formata dalle stesse popolazioni del Fezzan e pagata con fondi europei, come già avviene con la Guardia costiera libica. Macron contempla la possibilità di operazioni congiunte al confine della Libia con Niger e Ciad fra truppe francesi che già operano sul posto, truppe italiane e queste milizie che farebbero capo ad Al Farraj pagate ed equipaggiate usando fondi europei.

24 Luglio 2017, Summit a Tunisi, Minniti, gruppo di contatto europeo, rappresentato da Francia, Germania, Austria, Svizzera. Al Serraj, autorità di Niger e Ciad. Verranno prese decisioni riguardo alle proposte discusse nell’incontro preliminare a Tripoli.

Nessuna di queste proposte porta ad alcun miglioramento del sistema di accoglienza, della qualità della vita dei migranti o risolve il grave problema di marginalità sociale e culturale che deriva dall’assenza di misure di welfare (che siano corsi di lingua, orientamento al lavoro, orientamento sanitario). Tutti questi sono problemi che dovrebbero essere invece la priorità dato che contribuiscono a rendere i flussi migratori, anche se in numeri esigui, difficili da gestire. Il tentativo è al contrario incidere sui numeri, cercando di limitare con ogni mezzo gli sbarchi in Italia, una tendenza che non tiene conto della necessaria tutela dei diritti umani, miope e destinata all’insuccesso.

NUMERI DELLE MIGRAZIONI

Per comprendere meglio il fenomeno migratorio in Italia è necessario anche considerare l’ordine di grandezza dei flussi migratori. I dati diffusi dal Viminale indicano un leggero aumento nel numero di migranti soccorsi in mare dall’inizio del 2017 (aumento del 10,05% da 78.225 a 86.123), ben lontano da un 40% che molti politici e molte testate giornalistiche avevano previsto basandosi sui dati di Gennaio 2017.

I migranti sbarcati in seguito a operazioni di ricerca e soccorso (SAR) sono stati 170.000 nel 2014, 150.000 nel 2015, e 181.000 nel 2016 (come già detto per il 2017 ci si aspetta che rimanga costante l’incremento rispetto all’anno precedente del 10%). Anche questi dati confermano quindi che il numero di migranti che arrivano in Italia è un numero assolutamente gestibile ammettendo un progetto strutturale a livello nazionale (gli sbarchi annuali rappresentano solo un 3% rispetto alla popolazione totale). È anche utile contestualizzare i dati dei flussi migratori italiani confrontandoli con quelli europei (1 milione nel 2015, leggermente meno nel 2014 e nel 2016) e mondiali (231 milioni nel 2014 e 243 milioni nel 2015). Risulta chiaro quindi che non si tratta né di una emergenza (nonostante il lieve aumento sono numeri relativamente costanti) né tantomeno di una invasione (i migranti che arrivano in Italia sono una percentuale davvero minima, anche solo rispetto alle altre nazioni europee) e che quindi la questione non va assolutamente affrontata in questi termini.

MISURE APPROVATE DALLA COMMISSIONE EUROPEA

Entrando nel merito delle misure recentemente approvate dalla Commissione Europea non si può fare a meno di constatare che manchino completamente di progettualità politica.

Iniziamo considerando il decalogo che Minniti ha proposto riguardo il codice di condotta delle ONG: le dieci prescrizioni del documento sono già presenti nel diritto internazionale o nelle leggi e regolamenti marittimi che le ONG sono tenute a rispettare.

Risulta evidente che questo codice di condotta non è una misura utile a contrastare presunte connessioni fra ONG e scafisti (che sia la Marina Militare che la Guardia Costiera hanno smentito ufficialmente), ma solo ad incrementare in maniera strumentale atteggiamenti xenofobi, nazionalisti e complottisti.

Questa diffidenza verso chi svolge operazioni di SAR, collaborando costantemente con la Guardia Costiera e in maniera del tutto trasparente, è estremamente pericolosa ed è sfruttata da tutti quei movimenti italiani e internazionali dichiaratamente razzisti che trovano in questo terreno fertile.

Minniti ha inoltre chiesto che le operazioni di soccorso non facciano sbarcare i migranti esclusivamente in Italia ma che vengano divise fra i vari porti europei. Questa richiesta che sembra partire da un assunto corretto, ovvero dividere i migranti fra i vari paesi per una razionalizzazione dei flussi migratori, però risulta ancora una volta cadere nel vuoto mancando il suo bersaglio. La causa della maggiore pressione migratoria nei confronti dei paesi dell’Europa Meridionale è da ricercarsi nella Convenzione di Dublino del 1990, che obbliga i rifugiati a rimanere nel primo paese europeo nel quale hanno fatto richiesta di asilo. Questa convenzione, fortemente voluta dalle nazioni nord europee ha causato enormi danni nella gestione dei flussi migratori degli ultimi vent’anni, rendendo molto più difficile il processo di richiesta di asilo e il ricongiungimento familiare.

L’ultima delle misure che l’Europa sta discutendo è anche quella più grave: la possibilità di una collaborazione con il governo libico di Al Farraj per bloccare in Libia i flussi migratori diretti in Italia. Questo accordo prevederebbe l’utilizzo di fondi europei per l’addestramento di una milizia in un Paese non solo altamente instabile ma che si è spesso macchiato di gravi violazioni dei diritti umani denunciate da, tra gli altri, Amnesty International, Unicef e Medici Senza Frontiere. Al Farraj nel tentativo di persuadere i leader europei ad investire risorse economiche nel Paese e rafforzare la sua leadership è arrivato addirittura a dichiarare che avrebbe bombardato le imbarcazioni dei migranti, dichiarazione alla quale è seguito il silenzio assordante dei leader europei.

Non è accettabile che la politica a livello nazionale e internazionale, di fronte ad una questione che non riguarda solo le migliaia di persone che ogni anno sono costrette ad affrontare enormi pericoli per la speranza di una vita dignitosa, ma le fondamenta della nostra società, democratica e antirazzista, non si ponga il problema del rispetto dei diritti umani prima di tutto.

I flussi migratori vanno regolarizzati con corridoi umanitari che diano un passaggio sicuro ai migranti e che, concretamente, eliminerebbero le organizzazioni criminali e gli scafisti. È necessario un sistema di accoglienza che dia la possibilità di una vita dignitosa, che dia un’alternativa alle condizioni di vita bestiali in cui molti migranti sono costretti a vivere, che contrasti la piaga sociale del caporalato e che dia la possibilità di una integrazione effettiva, sia sociale che culturale.

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