Per me si va nella città deserta: l’ordinanza Raggi, la movida, il diritto alla città

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Puntuale come l’estate arriva anche l’ordinanza restrittiva nei confronti del consumo di alcolici in molte zone della Capitale. Per i cittadini e le cittadine romane non risulta essere nulla di nuovo, visto che, da anni ormai, durante l’estate, ogni anno, viene regolata la vendita e il consumo di alcol in numerosi quartieri. La novità sta, da una parte, nell’allargamento generalizzato del territorio sottoposto all’ordinanza e dall’altra, al clima che ad oggi circonda questo provvedimento.
Ci sentiamo quindi di analizzare la questione in un modo generale e complessivo soprattutto rispetto a quella che oggi è la modalità di governo delle città e dello spazio pubblico tout court.
Quello che è successo a Torino nelle scorse settimane ci parla di una sempre maggiore attenzione da parte dei sindaci, delle amministrazioni e delle forze dell’ordine nei confronti di quelle piazze che ogni sera divengono luogo di incontro di centinaia di studenti e studentesse giovani lavoratori e lavoratrici più o meno precari, residenti, fuori sede e turisti. La violenta reazione delle forze dell’ordine nel tentativo di far rispettare un provvedimento insensato e dal sapore proibizionista, è indicativa della volontà di usare il pugno di ferro contro chi esercita e rivendica il suo diritto alla socialità.Parliamo di socialità perché quando decidiamo di uscire di sera e di andare a bere una birra o un bicchiere di vino all’aperto, scegliamo di vivere un momento di incontro, scambio e condivisione con i nostri coetanei e di godere di uno spazio di libertà rispetto a una quotidianità fatta di attese infinite di mezzi pubblici, università in cui passiamo il tempo a contare i nostri crediti formativi, giornate trascorse alla ricerca di un’occupazione o a svolgere lavori nei quali difficilmente troviamo soddisfazione.
A detta della sindaca Raggi o della sua collega torinese, cosa dovrebbe fare chi è costretto a trascorrere l’estate in città, con il caldo asfissiante e i quartieri trasformati in accumuli di cemento, in cui l’alternativa alla birra in piazza non c’è? Quale problema di ordine pubblico si crea nelle strade che si riempiono di giovani la sera? Il problema non può essere l’alcol, visto che nessuna persona dotata di giudizio potrebbe mai arrivare a pensare di disincentivarne il consumo proibendolo nei luoghi pubblici e continuandolo a consentire all’interno degli esercizi commerciali. Pensiamo quindi che questa ordinanza, emanata in nome del decoro e della sicurezza, sia un provvedimento volto essenzialmente ai svuotare i luoghi pubblici da qualsiasi forma di presenza attiva e di condivisione.
La criminalizzazione della movida non è un tema nuovo: le amministrazioni degli ultimi anni hanno agitato la “questione movida” riferendosi a quartieri problematici in cui questa insiste e dove andrebbe riportata una tanto desiderata legalità. Sappiamo però che proprio le scelte politiche di queste amministrazioni hanno portato alla concentrazione della vita notturna in specifici luoghi della città, da una parte tramite la chiusura di numerosi luoghi di cultura in città, dagli spazi occupati ai luoghi colpiti dalla delibera 140/2015, dall’altra tramite il processo di gentrification, con la concentrazione di capitali in alcuni quartieri specifici.
Dunque, se questa ordinanza non serve a disincentivare il consumo di alcol, nè tantomeno ad aprire una reale discussione sul modello di movida come lo conosciamo oggi, ci chiediamo quale sia il suo obiettivo di fondo e quali le conseguenze. Ce lo chiediamo in particolare vedendo coinvolte all’interno dell’ordinanza strade e piazze dove la movida non esiste, e al massimo si potranno incontrare abitanti del quartiere che “bazzicano” al bar sotto casa, o persone sedute su qualche panchina a consumare una bevanda alcolica.
Ci sembra quindi che questa ordinanza vada ad attaccare tutti i luoghi di aggregazione indistintamente, i singoli, gli abitanti di qualsiasi quadrante di questa città, e soprattutto che voglia andare a colpire qualsiasi modalità di presenza nello spazio pubblico che non rientri nell’ambito di ciò che è chiamato decoro.
In questo, l’ordinanza di Raggi ha a che fare direttamente con il clima securitario imposto dai decreti Orlando-Minniti che, con i super poteri attribuiti ai sindaci dei comuni del nostro Paese, tende a eliminare dalle strade e dalle piazze tutti quei soggetti che vengono valutati non decorosi o dannosi per l’ordine pubblico (anche solo perché scesi in piazza per contrastare un’ingiustizia).
Per questo pensiamo che quest’ordinanza vada a colpire tutte e tutti e che sia una modalità di criminalizzazione dello stare insieme, dei momenti collettivi, dell’utilizzo dello spazio pubblico, della possibilità di non sentirsi sicuri solo in casa propria. Vogliamo vivere la nostra città senza zone rosse di qualsiasi tipo, liberi da divieti insensati. Vogliamo vivere in una città inclusiva e solidale che non criminalizzi nessuno in nome del decoro. Vogliamo strade e piazze sempre più vive, attraversate da tutti e tutte, in cui si produca cultura e aggregazione, socialità e divertimento.
Non possiamo permettere che quest’ordinanza passi sotto silenzio, saremo in piazza nei prossimi giorni, contro ogni tipo di divieto e restrizione!
Link Roma
Circolo Arci Sparwasser
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