Torino – Manifesto per la Notte

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La notte ci piace e vogliamo uscire in pace
La notte ci piace e vogliamo dormire in pace
L’ordinanza n. 46/2017 firmata Appendino vieta la somministrazione di bevande alcoliche da asporto dallo scoccare delle h 20.00, nelle zone limitrofe a Santa Giulia, San Salvario e Piazza Vittorio, dove si concentra la vita notturna torinese.

Sicurezza, ordine e decoro: queste le parole chiave su cui si fonda un provvedimento insensato, inefficace in qualsiasi senso e dal sapore proibizionista.
 

Violenza poliziesca e clima repressivo governato dalla Questura: queste le conseguenze dirette dell’ordinanza, che si collocata nel quadro autoritario ed escludente della legge Minniti-Orlando.

La vita notturna non è una questione di ordine pubblico e decoro cittadino, ma un valore aggiunto culturale e sociale che va preservato e alimentato.

San Salvario, Vanchiglia, Quadrilatero e Piazza Vittorio. Attorno a questi luoghi gravita tutta la movida torinese, finalizzata al mero consumo di alcolici, con costi che risultano spesso inaccessibili o se bassi, legati alla scarsa qualità dei prodotti.

Questo è il risultato, politicamente voluto, della perdita di una peculiare scena artistico-musicale che Torino ha storicamente vantato in luoghi simbolo come i Murazzi o i Docks Dora.
La chiusura di questi luoghi, nel tentativo, poi fallito, di annullare la “movida” e il divertimento giovanile ha provocato solamente lo slittamento – e non l’eliminazione – della vita notturna in altre zone dove è stato relegato il movimento serale dei giovani, con conseguenti (spesso giustizialiste e forcaiole, ma non del tutto immotivate) reazioni da parte degli abitanti.

L’obiettivo di questa scelta, intrapresa per ovviare il problema di mancanza di spazi d’aggregazione una volta chiusi i Murazzi, era sfruttare la vita notturna per riqualificare determinati territori.

Non ha però portato a una effettiva valorizzazione dei quartieri interessati, come sperato dalla classe dirigente torinese, ma ha solamente nascosto il problema camuffandolo e marginalizzando il cosiddetto “degrado” con la folla che ogni sera si ammassa nelle strade di questi luoghi. Queste scelte, che sono parte del processo di gentrificazione, hanno prodotto nuovi problemi nei quartieri coinvolti: per quanto riguarda San Salvario, per esempio, le attività commerciali tipiche e in generale la vita quotidiana diurna stanno sempre più scomparendo, dal momento che vengono incentivate prevalentemente le attività notturne; in Santa Giulia la chiusura dei Murazzi ha prodotto un’affluenza imponente di giovani da un giorno all’altro, cogliendo impreparati sia i commercianti, senza mezzi per sostenerla, sia l’amministrazione, senza risorse da offrire.

L’indebolimento fortissimo della scena culturale e musicale di Torino costringe i giovani a rinunciare alla musica, a passare le loro serate in ipermercati dal dubbio gusto musicale come Maial College o University Night il cui fine è soltanto offrire corpi e vendere alcol. Non tolleriamo che una generazione intera debba rinunciare a unire il divertimento alla cultura.
Ultimo – ma non meno importante – problema è la falsata percezione della suddetta vita notturna da parte della politica, che tenta di normalizzarla e concentrarla nei luoghi e momenti ritenuti opportuni. La gestione delle linee di autobus notturne è un esempio di questo tentativo
Questa concentrazione di persone in orario notturno, tanto attaccato dall’amministrazione quando si tratta di garantire sicurezza e buoncostume, sembra invece sconosciuto alla stessa quando si tratta di garantire il diritto alla vita notturna in termini di mobilità, fino ad arrivare al paradosso per il quale convenga in orario serale l’utilizzo della macchina a quello dei mezzi pubblici.
Le linee notturne, come del resto però quelle diurne, sono mal progettate nel percorso, non permettendo un collegamento tra le diverse periferie e lasciando scollegate zone della prima e seconda cintura di Torino nelle quali vi sarebbe invece richiesta di mezzi pubblici da parte dei giovani residenti (esempio, la Residenza Universitaria EDISU di Villa Claretta). Noi vogliamo invece che ognuno possa decidere dove e come passare le proprie serate.
Non neghiamo che siano presenti forme di disequilibrio, esagerazioni, reati; crediamo, tuttavia, che la nostra generazione, come lo è stato per quelle precedenti, abbia il diritto di vivere il proprio divertimento come meglio creda, senza preti, nonni, genitori o mentori che spieghino cosa è buon costume e cosa non lo è. Crediamo, invece, che la città dovrebbe assumere che la condanna, il proibizionismo non sono mai serviti e non serviranno mai: è necessario permettere ai giovani di vivere la propria vita notturna, consapevoli e non vittime di alcol e droghe, senza additarli come alcolisti o tossicodipendenti.

Crediamo che la città dovrebbe riconoscere definitivamente l’esistenza di luoghi dove la vita notturna o serale non viene vissuta solo per fini commerciali, ma anche offrendo una visione complessiva del mondo e una cultura anche di altissimo livello. In questa riflessione vivono spazi diversissimi tra loro: dal Bunker a Manituana, al Gabrio, dalla Casa del Quartiere di San Salvario al C.S.A. Murazzi, dal Paso allo Spazio 211. Luoghi diversissimi che nulla hanno in comune se non essere esiliati dalla movida, attaccati da una vita notturna studiata per il consumo di alcolici più che per la socialità e di fatto rimasti nel dimenticatoio della nostra città.

Vogliamo essere liberi di vivere la città, senza divieti o zone rosse. Vogliamo il ritiro dell’ordinanza “antimovida”. Vogliamo che la polizia cessi la sua violenza e i suoi abusi. Vogliamo una città solidale e inclusiva che non crei quartieri di serie A e quartieri di serie B. Crediamo che l’unico modo per rendere sicure le città sia quello di eliminare le disuguaglianze sociali attraverso la valorizzazione delle periferie, l’aumento dei servizi, la costruzione di politiche partecipate da tutt* per costruire un modello urbano condiviso ed inclusivo.

Leggi anche >> Follia tra i dehors: sulle violente cariche in Santa Giulia

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