USA fuori dall’accordo di Parigi: dobbiamo rilanciare un movimento ecologista popolare!

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trumpUSA fuori dall’accordo di Parigi: dobbiamo rilanciare un movimento ecologista popolare!

Coerentemente con il suo programma politico, con i favori alle industrie automobilistiche, i rinnovati permessi per gli oleodotti, gli investimenti nelle energie fossili e le nomine di numerosissimi negazionisti dei cambiamenti climatici in posti chiave del governo, Donald Trump stralcia il principale – e forse l’unico – obiettivo raggiunto dell’amministrazione Obama in politica estera.  Un accordo sul cambiamento climatico siglato da 195 paesi, ed entrato in vigore in tempi record, che per la prima volta aveva messo – evidentemente solo temporaneamente- la parola fine alla querelle sull’esistenza dei cambiamenti climatici e delle responsabilità antropiche ed economiche della progressiva corsa alla distruzione del nostro ecosistema.

Un accordo che – come avevamo analizzato qui – non era perfetto, non prevedeva un sistema di sanzioni per chi non adeguava la sua economia al raggiungimento dell’obiettivo di contenere la temperatura globale sotto 1,5 C°, non individuava in maniera concreta gli step necessari alla decarbonizzazione dell’energia. Ma fissava un obiettivo, designava un orizzonte simbolico da cui si diceva “non si potrà tornare indietro”, in cui l’energia fossile entrava “nel lato sbagliato della storia”. Già allora denunciammo la necessità di un rafforzamento delle mobilitazioni trans-nazionali e territoriali per ottenere degli effettivi passi in avanti nelle politiche ambientali: “non si può aspettare la prossima COP, non si possono aspettare i tempi della diplomazia internazionale. Fermiamo la crisi climatica, ADESSO!.”

E un appello alla mobilitazione, al fare rete, all’agire localmente coordinandosi globalmente, che è stato rinnovato e rafforzato dall’assemblea del social forum di Marrakech, città ospitante la COP22, in cui si assumeva l’orizzonte della mobilitazione come l’unico possibile e in grado di ottenere i risultati necessari al contenimento della temperatura globale.

Ad una settimana dall’apertura dei lavori del “G7 ambiente” ci troviamo a doverci misurare con l’ennesimo fallimento della diplomazia internazionale. L’ennesimo voltafaccia alle aspettative di miliardi di persone a cui era stata promessa democrazia, libertà, prosperità ed ecosostenibilità. Certo, è importante che tutti gli altri partner dell’accordo si siano detti fermamente convinti della necessità di andare avanti “sulla via di Parigi”, ma ci chiediamo come e con quali obiettivi? Come sarà possibile cambiare il sistema economico e finanziario globale quando la principale economia si tira fuori dagli accordi? Come farlo quando gli USA sono i principali esportatori di tecnologia industriale?  Sulla rottura dell’accordo di Parigi si misura la fine della geopolitica internazionale così come l’avevamo conosciuta e si sancisce, per l’ennesima volta, l’incapacità delle organizzazioni internazionali di definire degli obiettivi globali da perseguire concretamente. La rottura tra Merkel e Trump non è rassicurante per chi sostiene la necessità di una rivoluzione ecologica che salvaguardi l’ambiente e liberi le persone. Se l’alternativa a Trump è una politica ecologica asservita alla grande finanza e alle multinazionali, impersonata da Merkel e Macron, allora dobbiamo dire a gran voce che questi governanti non ci rappresentano! La rivoluzione ecologica deve mettere al centro l’uguaglianza sostanziale tra i popoli e le persone, non deve essere una nuova frontiera di profitto per pochi e subalternità per molti.


Crediamo a questo punto che non sia più demandabile la costruzione di reti mobilitative territoriali, nazionali e internazionali: sentiamo l’urgenza della nascita di  alleanze tra comitati territoriali, organizzazioni sociali, comunità scientifica. Pensiamo che, dopo l’ennesimo schiaffo al pianeta che ci ospita, le organizzazioni sociali e i movimenti non possano più aspettare per prendere parola e cominciare a conquistare quei cambiamenti necessari alla salvaguardia del pianeta.

Incontriamoci a Bologna, in occasione della mobilitazione contro il G7 Ambiente. Approfittiamo dei tre giorni di mobilitazione organizzati dal coordinamento #G7M- ambiente alla base, non al vertice. Incontriamoci nell’assemblea nazionale del 10 Giugno, marciamo insieme nel corteo dell’11. Ma soprattutto non perdiamoci di vista. Da oggi la strada si fa in salita, bisognerà intensificare l’impegno, trasformare con la nostra azione i nostri territori. Perseguire fino in fondo l’obiettivo di salvare il clima, il pianeta, l’ambiente, i nostri territori.

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