Gender Revolution: per sovvertire anche l’eterosessualità

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[Sul 17 maggio, Giornata Internazionale contro l’omobitransfobia]

WhatsApp Image 2017-05-17 at 14.54.10Perché sia ancora necessario, oggi, lottare contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, crediamo sia ormai evidente a tutte e tutti noi.
Dalle continue aggressioni che subiamo ogni giorno, al linguaggio discriminatorio e alle domande “scomode” a cui siamo sottoposti, fino alla discriminazione sul posto di lavoro; alla disparità di trattamento che subiamo quando andiamo a donare il sangue, quando vogliamo sposarci o adottare, quando ci ritroviamo a dover dare spiegazioni sulla nostra identità sessuale, su qual è l’identità di genere a cui sentiamo di appartenere o il nostro orientamento sessuale; quando in ospedale non ci sentiamo al sicuro, ma ci sentiamo sotto accusa o giudizio; quando le nostre disabilità vengono prese a pretesto per essere messi ai margini, pensando addirittura che non possiamo provare piaceri di alcun tipo; quando ci rifugiamo in luoghi privati ed esclusivi perché solo lì sappiamo di non dover dare spiegazioni; quando anche il modello di sviluppo che ci circonda è problematico per la nostra autodeterminazione; quando il transgenderismo è inserito all’interno dei disturbi mentali, ed è difficile fare una battaglia per la sua eliminazione da quell’elenco perché si rischierebbe di fatto di negare a tante persone di accedere ai servizi sanitari utili per il cambio di sesso; quando la persona intersessuale viene costretta sin da piccola ad un sesso dal personale medico e dai genitori, senza che ne sia consapevole; quando le lesbiche, le persone bisessuali e le persone asessuali sembra quasi che non esistano per il mondo che ci circonda.

Eppure, oggi, la domanda dovrebbe essere dove vogliamo andare con questa lotta, qual è il nostro obiettivo reale. Noi non dobbiamo chiedere il permesso di esistere a nessuno e nessuna; esistiamo, siamo, ci siamo. Non vogliamo essere inclusi in una società fondata sull’eterosessualità obbligatoria e sul patriarcato; non vogliamo essere tollerati, né integrati.

Lottare contro l’omobitransfobia e contro tutte le forme di discriminazione nei confronti delle persone LGBTQIA+, significa lottare per ribaltare tutto, per iniziare un ragionamento su che cosa sia differenza. Differenza rispetto a cosa, rispetto a chi? Noi non siamo diversi rispetto all’eterosessuale; no, anche l’eterosessualità, o l’essere maschio bianco, o l’essere occidentale è una differenza. Differenza rispetto ai mille, anzi, ai 7 miliardi di modi di essere persone che vivono su questa terra.

Se di differenze dobbiamo parlare allora tutto è differenza, anche l’eterosessuale. Questo è rivoluzionario!

Essere differenza, portare tutto ad esserlo significa ricostruire una società che ha fatto dell’eterosessualità un principio cardine da cui tutto discende. Il maschio bianco occidentale eterosessuale è il benchmark di riferimento da cui tutto nasce; ne discende il ruolo della donna, ne discende il ruolo delle persone di colore, ne discende il ruolo della persona migrante, ne discende il ruolo dell’omosessuale, della lesbica, del bisessuale e così via. La battaglia, per tutte e tutti noi non può essere chiedere di integrarci e includerci in una società che ha già deciso chi è il maschio alpha di riferimento. Non cambierebbe nulla, saremmo sempre subordinati a qualcun altro.

Ed allora, con tanta umiltà, tanto lavoro, tanta dolcezza e allegria, tanta rabbia, dovremmo iniziare un lavoro di confronto tra tutte e tutti noi, metterci in discussione, noi come soggetti LGBTQIA+, noi come donne, noi come migranti, noi come eterosessuali maschi bianchi occidentali; noi come società tutta, senza distinzioni. Per ripartire e ricostruire, per smontare ciò che è stato deciso da qualcun altro. La lotta per la liberazione di tutte e tutti passa da qui, passa dalla pratica antifascista, passa dalla pratica antirazzista e antisessista, passa dalla liberazione del soggetto disabile, dalla lotta per un’ecologia femminista e un’economia femminista; passa dalla liberazione dal lavoro precario. Passa, sostanzialmente, perché è su questo che si basa oggi la nostra società, dalla sovversione dell’eterosessualità!

Che ogni giorno sia dunque 17 maggio, che ogni giorno sia una giornata di lotta per la nostra liberazione, di tutte e tutti, nessuna esclusione.

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