25 aprile: il mondo LGBTQIA e la battaglia antifascista per la liberazione di tutte e tutti

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    L’antifascismo, oggi, deve essere parte integrante anche delle lotte delle persone lesbiche, gay, bisex, trans, intersex, asessuali e queer. Esso, fondamento necessario di tutte le battaglie per la trasformazione dell’intera società, non può più ridursi ad un mero esercizio di memoria storica, ma deve essere praticato quotidianamente per costruire ingranaggi collettivi in grado di farlo rivivere.

    Viviamo un momento storico in cui la società è frammentata e questo rende tutte e tutti noi vulnerabili; le fratture sociali causate da anni di politiche di austerità vengono riempite dalla retorica di formazioni politiche e partitiche dichiaratamente neofasciste e neonaziste. frocio che fascio

    Non si tratta di avere il torcicollo verso il passato! Stiamo assistendo all’avanzata di un clima di odio che alimenta da un lato una guerra tra poveri, ma dall’altro tende a costruire una battaglia socioculturale per ristabilire un determinato ordine sociale: si mira, cioè, a contrastare l’apertura alle “diversità” operata dallo Stato neoliberale moderno, frutto anche delle lotte portate avanti dai movimenti LGBTQIA. E questo è il terreno perfetto di cui si nutrono queste formazioni. Ed è questo lo spazio attraverso cui deve vivere il nostro antifascismo, anche e soprattutto come soggetti LGBTQIA.

    Le formazioni neofasciste denunciano spesso le aperture che lo Stato attua nei confronti dei diritti civili e sociali dichiarando la distruzione della famiglia e la decadenza della civiltà, e rifacendosi ad un concetto di natura tutto da dimostrare: mettono dunque in discussione le nostre identità impedendoci di esprimerci liberamente per quel che siamo.

    Dunque, per quanto si sia evoluta in risposta alla conformazione socioculturale odierna, l’ideologia fascista mantiene ancora una costante storica: stabilire un modello di persona, famiglia e società stereotipato e patriarcale, da cui escludere coloro che si allontanano dalla norma e praticando su di essi violenza fisica e sociale, spesso e volentieri con pratiche squadriste. Riconoscere il fascismo tra i mille volti che assume oggi, e quindi non solo nella lotta all’omobitransfobia, e combatterlo è sicuramente necessario per l’autodeterminazione e la liberazione del singolo e della collettività. Dobbiamo contrastare l’idea di uomo forte e virile come fondamento della società in cui viviamo, l’idea di famiglia fondata solo sul matrimonio tra uomo e donna, in cui la donna è il soggetto debole da difendere e tutelare, e preposta solo alla cura dei figli.

    E’ importante poi dare alcune ulteriori precisazioni: dobbiamo prestare attenzione affinché le nostre battaglie non vengano assunte come lo strumento con il quale le diverse formazioni politiche nascondono le proprie politiche antisociali ed escludenti di altre soggettività o usano le nostre identità per legittimare i propri discorsi nazionalisti o da “esportatori di democrazia” in quanto “più civili” di altri Paesi. Il solo fatto che non tutte le soggettività LGBTQIA vengano considerate dalle formazioni politiche più “progressiste” (vedi le persone trans, queer o intersex) deve essere un campanello di allarme nei confronti di tutte quelle forme di pinkwashing messe in atto dagli attori istituzionali.

    Per questo, la pratica antifascista deve essere fondamento della nostra lotta, e deve connettersi alla battaglia femminista e antirazzista, poiché o trasformiamo l’intera società per liberare tutte le soggettività, anche quelle eterosessuali, e anche il maschio bianco occidentale, assunto proprio dalla retorica fascista come modello da perseguire, affinché questo possa esprimersi liberamente senza dover rispondere a criteri di maschilità stabiliti da qualcun altro, oppure rischiamo di far diventare la nostra lotta per i diritti LGBTQIA una lotta di alcuni privilegiati, che però saranno poi naturalizzati e quindi spogliati di tutto ciò che è “eccedenza” all’interno di una società machista e razzista. Allargare la battaglia e disturbare questo ordine sociale spetta anche a noi, per togliere terreno ai neofascismi che hanno ritrovato purtroppo troppi spazi e troppa legittimità all’interno delle nostre città e dei nostri quartieri.

    antifa queerDa studentesse e studenti, infine, osserviamo che il terreno di scontro cruciale in tutto ciò diventa ancora una volta la formazione nelle nostre scuole e nelle nostre università. Non è un caso che dopo la costruzione comunicativa fasulla della “Teoria del Gender” da parte del mondo fondamentalista cattolico contro le proposte sull’educazione sessuale, i sedicenti “fascisti del terzo millennio” abbiano subito fatto propria tale campagna di disinformazione per guadagnare legittimità con volantinaggi davanti alle scuole diretti anche ai genitori oltre che ai soggetti in formazione. Ribadiamo ancora una volta l’importanza della consapevolezza e della libertà sulla sessualità nei luoghi della formazione, anche per contrastare i retaggi di stampo fascista.

    La stessa idea di scuola che proponiamo deve opporsi necessariamente ad uno dei lasciti culturali fascisti più grandi: la riforma Gentile, ministro all’Istruzione di Mussolini. Proprio grazie a quella riforma i programmi delle diverse discipline scolastiche sono stati (e sono tuttora) impostati in maniera storicistica. Studiare la Storia della Filosofia, ad esempio, permette di dover operare una scelta dei pensatori ritenuti importanti nella formazione di chi studia e di conseguenza escludere quelli ritenuti scomodi, cioè quelli che per esempio hanno un approccio alla sessualità che va oltre l’eteronormatività (e ce ne sarebbero a decine!).

    Antifascismo, dunque, per liberare i saperi e liberare l’intera società, per poter essere ed amare liberamente!

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