G7 e SEN: sui nostri territori #decidiamoNOI!

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green is the new blackIn questi due giorni si è tenuto a Roma il G7 Energia, con quelli che sono considerati i “grandi 7” della terra, perciò come soggetti in formazione vogliamo esprimerci riguardo le politiche energetiche in discussione, riportando l’attenzione anche sui controversi temi di attualità come quella del gasdotto transadriatico “TAP”.

Il Ministro Calenda ha annunciato che presenterà a fine aprile la nuova politica energetica italiana, quindi dobbiamo partire dal complesso delle scelte dei nostri governanti in materia energetica. Per rispettare gli impegni che derivano dall’accordo sui cambiamenti climatici del dicembre 2015 (COP 21) e contribuire a meglio definire e applicare la roadmap europea al 2050 verso la decarbonizzazione, crediamo sia necessario che la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), coinvolga coerentemente il complesso delle politiche energetiche, climatiche, ambientali e quindi anche i modelli produttivi, economici e sociali, investendo i consumi, la mobilità, l’approvvigionamento delle città, delle abitazioni e gli stessi stili di vita dei cittadini.

Per quanto riguarda le azioni del governo, riteniamo che la nuova SEN debba essere coordinata con il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (attualmente in consultazione) da un lato, e dall’altro con il Piano Nazionale Industria 4.0, che deve necessariamente essere ampliato per sostenere una giusta transizione verso il superamento dei combustibili fossili tramite le nuove tecnologie.

Il nostro Paese non ha ancora raggiunto gli obiettivi al 2020 sulla produzione energetica a causa della connivenza tra Governi e multinazionali dell’energia prodotta da fonti fossili – infatti il Ministro Calenda ha affidato la stesura della bozza di SEN al Boston Consulting Group, notoriamente finanziato da imprese che fanno profitto tramite i combustibili fossili. Di fronte all’emergenza climatica ed ai costi sociali che questa comporta, rivendichiamo il superamento degli obiettivi indicati dalla Commissione europea al 2030: le istituzioni devono mettere al primo posto i cittadini, la loro salute e il loro ambiente, non gli interessi privati.

La rivendicazione di una tempestiva decarbonizzazione dell’economia non è una istanza degli “ambientalisti”, ma piuttosto un programma democratico che porterà vantaggi in tutti i settori produttivi, promuovendo innovazioni tecnologiche e organizzative per un lavoro qualificato e una economia sostenibile.

Il Governo deve rispettare i diritti dei cittadini e le evidenze scientifiche, che indicano la sempre maggiore urgenza di politiche concrete per la transizione energetica.

Per questi motivi, con la nuova SEN si deve:

  • Abolire progressivamente gli incentivi alle fonti fossili (rilevati recentemente anche dal Ministero dell’ambiente, nel catalogo dei sussidi dannosi per l’ambiente) considerando anche i costi delle esternalizzazioni, per arrivare ad una vera e propria carbon tax, o quanto meno stabilire meccanismi di “carbon pricing”, che correggano l’attuale situazione del prezzo della tonnellata di Co2 – alla luce di un sistema ETS che non funziona –  per implementare un apposito fondo per la riconversione green della produzione e del consumo di energia.
  • Sviluppare tutte le fonti rinnovabili (solare, eolico, biogas, biocarburanti) nel rispetto della sostenibilità ambientale, e incrementare l’efficienza energetica nella produzione e negli usi finali.
  • Adeguare a questo fine le infrastrutture e le reti, superando l’oligopolio della produzione e distribuzione di energia, che impedisce la redistribuzione dell’energia elettrica prodotta tramite fonti rinnovabili.
  • La Strategia nazionale deve prevedere il protagonismo dei territori nei processi decisionali che li riguardano per l’impatto ambientale e per l’approvvigionamento. La decarbonizzazione del sistema produttivo, la transizione energetica verso la generazione distribuita, l’uso razionale delle risorse di ogni territorio, per loro natura hanno bisogno di una progettazione e di una gestione decentrata e non centralizzata.
  • Una ricognizione sui contenuti e gli effetti dei Piani Energetici Regionali (come di altri strumenti programmatori: mobilità, qualità dell’aria, consumo di suolo, ecc.) e dei Piani di Azione sull’Energia Sostenibile, nei Comuni, sono necessari per verificare l’avanzamento di alcuni obiettivi.

Il passato – ma anche il presente, come rappresenta il caso TAP – ci dimostra che senza la partecipazione di tutti i soggetti sociali coinvolti nella produzione e nel consumo di energia si ottengono scarsi risultati, oppure si fanno gli interessi di chi fa profitto sulla produzione inquinante e sugli sprechi di energia. Per questo rivendichiamo la piena partecipazione delle comunità locali, tramite le istituzioni locali e la società civile, al processo di definizione della SEN. Questo significa rispettare la volontà dei lavoratori, dei sindacati, dei consumatori, delle associazioni e di tutte le cittadine e i cittadini.

Sul gasdotto transadriatico possiamo dire con sicurezza che si tratta di un’opera inutile, oltre che imposta dall’alto ed inquinante: emblematica dell’attuale modello di sviluppo. Il movimento popolare costruito negli anni e che in questi giorni viene conosciuto dal paese intero, composto da cittadini e cittadine di ogni età ed occupazione, ma anche dai sindaci dei paesi attigui, sta esprimendo la necessità di decidere sul proprio territorio giacchè mai interpellato sulla costruzione del gasdotto che non porta loro alcun beneficio.

Il consorzio TAP sta costruendo un’opera che sta perfettamente nel progetto di “Italia come hub europeo del gas” che il Governo probabilmente sosterrà nella proposta di SEN e al G7 romano. Riteniamo che la scelta di ricorrere ancora a fonte fossili, insieme alla delibera sulle trivellazioni petrolifere anche entro le 12 miglia marine, rappresenti una scelta completamente in controtendenza rispetto ai bisogni delle popolazioni locali di tutto il mondo ed utile soltanto a speculatori di ogni tipo.

La Rete della Conoscenza, insieme a Studenti per l’Ambiente, ha organizzato una campagna nazionale che stiamo portando avanti in scuole, università e città di tutta Italia, il cui fine è tanto di approfondire le questioni ambientali del territorio, quanto sensibilizzare sulla necessità di una democrazia reale contro i vertici G7 Energia ed Ambiente che non rappresentano i popoli. L’obiettivo è quello di costruire coscienza critica ed immaginare, dai luoghi della formazione, un nuovo modello di sviluppo basato sugli stessi principi che rivendichiamo per la SEN: democrazia, partecipazione, sostenibilità. A Bologna si terrà una Assemblea nazionale dei conflitti territoriali contro le opere calate dall’alto e contro la devastazione dei nostri territori il 23 aprile, per costruire collettivamente una mobilitazione verso il G7 Ambiente di Bologna

Da due settimane a questa parte e per i mesi a seguire realizzeremo assemblee, gruppi di lavoro e mobilitazione con gli studenti e le studentesse di tutto il paese, per riprendere quello che ci spetta in merito a decisionalità sui territori.

Non siamo disponibili ad accettare una concertazione di facciata che sostituisca la reale partecipazione popolare alla definizione di una Strategia Energetica Nazionale e al superamento di progetti rifiutati dalla popolazione, come il TAP. Come avvenuto in Francia, deve essere avviato un percorso di discussione con i cittadini in tutti i territori con migliaia di assemblee indette dalle istituzioni territoriali. Se il Governo non attiverà questo processo democratico, saremo in piazza a Bologna il 12 giugno in occasione del G7 Ambiente per rivendicare una vera democrazia.

Sui nostri territori #decidiamoNOI!

 

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