ROMA SI RIBELLA: CONTRO TUTTE LE MAFIE, PER LA DEMOCRAZIA, CONTRO OGNI FASCISMO!

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Le mafie sono un fenomeno sociale complesso, un “mondo di mezzo” che si rafforza in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo; sono spesso vere e proprie organizzazioni para-statali, colluse con parti della politica, che in periodi di crisi economica riescono a dare apparenti risposte immediate a coloro che vivono situazioni di grave difficoltà economica e assenza di diritti, abbandonati dallo Stato.
Le mafie vanno però smascherate: sono infatti al contrario le principali responsabili della speculazione sulla vita delle persone ai danni della salute e dell’ambiente e dell’assenza di welfare e diritti.
Roma è un caso emblematico: l’esplosione del caso “Mafia capitale” – organizzazione mafiosa autoctona in relazione con tutti i tasselli del potere economico, politico e amministrativo della capitale – ha costruito negli anni un vero e proprio business sulla pelle degli ultimi. E’ emerso infatti un chiaro collegamento tra i disservizi di Atac e Ama, il degrado delle periferie, l’emergenza abitativa irrisolta e il dramma dei Campi Rom e dei centri di accoglienza: si chiama Mafia capitale, un’organizzazione criminale tesa al controllo degli appalti e delle municipalizzate, da anni oggetto di scandali e mala-gestione.
Il fenomeno di “Mafia Capitale” non è qualcosa di estemporaneo o privo di storia, ma piuttosto rappresenta l’emersione di una presenza consolidata di una rete di sodalizi mafiosi spesso fra loro associati in modo del tutto inedito a livello nazionale come se qui si stesse sperimentando un nuovo modello per la Mafia spa.
La presenza e il consolidamento del potere delle mafie è un termometro della crisi economica, sociale e politica della città. Non si tratta più solo delle provincie meridionali della Regione e di alcune enclave urbane: ci troviamo davanti a un sistema che nulla ha da invidiare a quelli operanti in altre Regioni del Paese considerate ad alto rischio mafioso. Sistema è la parola chiave: un impianto capillare che si è consolidato in decenni e che sotto le giunte Alemanno e Polverini ha avuto un’accelerazione inedita.
Per rompere il legame spesso troppo stretto tra mafia e istituzioni locali, è necessaria una scelta radicale da parte di chi governa questa città: bisogna segnare una netta discontinuità rispetto a chi è stato protagonista di speculazioni e appalti gonfiati, corruzione e danni ambientali, alimentando quindi il fenomeno mafioso nella capitale. L’attuale giunta capitolina deve quindi assumersi la grave responsabilità di aver assegnato ruoli – chiave a dipendenti comunali strettamente legati alle passate governances e ai cosiddetti “poteri forti” e marci della città, collusi con mafia capitale, come la lobby dei costruttori e palazzinari.
Il Municipio X, che comprende Ostia, Acilia e Infernetto, in cui si terrà la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno contro tutte le mafie, presenta una situazione ancora più problematica, in cui alla fortissima presenza mafiosa si aggiunge il becero tentativo di formazioni neofasciste come Casapound, di fornire risposte “facili”, razziste e xenofobe, ad una popolazione stremata da anni di disservizi e vessazioni.
L’odissea delle vicende politiche e giudiziarie legate al Municipio X, iniziano nel giugno 2015, con il proseguire dell’inchiesta di Mafia Capitale, capitolo 2, che portò all’arresto dell’ex Presidente del Municipio, Andrea Tassone (Pd). Il 27 agosto del 2015 lo stesso Palazzo Chigi, su richiesta dell’allora ministro degli Interni Angelino Alfano, aveva affidato la gestione del Municipio a una commissione prefettizia.
Dal settembre 2016 il litorale romano, che conta 300mila abitanti, è stato coordinato dal prefetto Domenico Vulpiani, affiancato dai vice Maurizio Alicandro e Rosalba Scialla: la loro gestione del Decimo doveva terminare a marzo, ma il 29 dicembre 2016 il Cdm ha disposto la proroga commissariale di altri sei mesi. Un rinvio del voto, non prima della fine del 2017, che ha causato non pochi malumori tra la popolazione, immediatamente strumentalizzati da Casapound.
Questo 21 marzo ad Ostia, dunque, per noi ha un’importanza e una centralità fondamentale, per riuscire a esprimere il nostro dissenso e le nostre rivendicazioni in una periferia colpita da anni di disservizi, vessazioni, sfruttamento e povertà. Ci sembra, infatti, evidente come nei luoghi più svantaggiati ed impoveriti, ai margini delle nostre città, i fenomeni mafiosi trovino terreno fertile, diventino capillari e sempre più pericolosi. Un sistema di welfare e di servizi inesistente, una mobilità sociale completamente assente, una lontananza da qualsiasi tipo di luogo decisionale o di aggregazione, costituiscono le condizioni necessarie per lo sviluppo dei fenomeni mafiosi.
Per noi studenti e studentesse è inoltre fondamentale ripartire dai luoghi della formazione, perché non si sconfiggono le mafie senza una rivoluzione culturale e la costruzione di una mentalità e società che rifiutino in maniera netta la mentalità mafiosa. Abbiamo bisogno di una società che dal basso e proprio a partire dalle scuole e dalle università dichiari guerra alle mafie e si riappropri di potere sulla propria vita e sul proprio territorio. Senza contrasto alla povertà, alla dispersione scolastica e al drammatico calo delle immatricolazioni, la mafia avrà sempre terreno fertile.
Per noi, dunque, praticare antimafia significa innanzitutto chiedere giustizia sociale. Si pratica, quindi, con la richiesta di garantire un reale diritto allo studio e di moltiplicare le opportunità di futuro e di autodeterminazione per i soggetti svantaggiati, contrastando le disuguaglianze economiche e sociali su cui le mafie agiscono per rafforzare il proprio controllo del territorio. È quindi necessario continuare una battaglia per il welfare e i servizi all’interno della nostra città, che parli di trasporto pubblico e di qualità, di reddito, di servizi, di diritto alla salute,all’abitare, all’accesso alla cultura.
Antimafia significa anche democrazia, significa avere la possibilità di autodeterminarsi e di decidere sui propri territori, di provare a sviluppare pratiche di decisionalità dal basso che riportino al centro le questioni che realmente interessano tutti e tutte, a partire dalla possibilità di decidere sul proprio presente e sul proprio futuro.
Per noi, antimafia significa e deve necessariamente significare antifascismo. I numerosi episodi ostiensi che vedono Casapound scendere in piazza contro il commissariamento del Municipio, rappresentano in modo plastico come, nei luoghi in cui si vivono condizioni sociali ed economiche di estrema difficoltà, la risposta facile e razzista del neofascismo non tardi ad arrivare. Approfittando di una popolazione stremata, i militanti di Cpi, le propongono la guerra tra poveri come unica possibilità di rivalsa, la guerra al più debole e al diverso come unica possibile soluzione, in un’ottica e una modalità di azione che risponde alle stesse identiche dinamiche di sopraffazione proprie della mentalità e del fenomeno mafioso.
Riteniamo dunque che la lotta a tutte le mafie si costruisca con la riaffermazione della democrazia come pratica dal basso a servizio di tutti e tutte, con la capacità di combattere qualsiasi tipo di discriminazione, di razzismo e di fascismo in tutte le nuove forme con cui essi si manifestano all’interno delle nostre città, con la richiesta di un ampliamento dei diritti, del welfare e di politiche sociali contro le disuguaglianze che lacerano il nostro Paese.
Per questo, dopo numerose iniziative nelle scuole e nelle università, il 21 marzo saremo in piazza con Libera e tantissime altre associazioni e singoli, nella giornata della Memoria e dell’Impegno contro tutte le mafie, non solo per ricordare tutte le vittime di mafia ma anche per riaffermare la necessità di un impegno quotidiano nella lotta ad ogni tipo di fenomeno mafioso.
Piattaforma completa –> http://bit.ly/2nyl4Sq
Link Roma
Uds Roma
Circolo Arci Sparwasser
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