INCHIESTA STUDENTESCA: IL PROGETTO DESI DI LAMBORGHINI E DUCATI

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Il sindacato studentesco Rete della Conoscenza, di cui fanno parte Unione degli Studenti e Link – Coordinamento universitario, ha visitato gli stabilimenti di Lamborghini e Ducati in Emilia Romagna per indagare sul Progetto DESI, un programma di apprendistato duale particolarmente interessante. La legge 107 del 2015 conosciuta come “Buona Scuola” ha imposto a tutte le scuole l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro per 200 ore nei licei e 400 ore nelle scuole tecniche e professionali, ma non ha previsto delle garanzie sulla qualità della formazione che dovrebbe svolgersi nelle aziende. Si tratta di spedire in azienda a lavorare 1 milione e mezzo di studenti, spesso senza aver dato alle scuole il tempo e le risorse per offrire un buon progetto educativo.
L’Unione degli Studenti è in prima linea nella denuncia dei casi di alternanza scuola-lavoro in cui gli studenti non imparano nulla ma lavorano nelle aziende, perdendo il proprio tempo per aumentare il guadagno degli imprenditori. Per questo abbiamo scelto di partire dall’esperienza diretta degli studenti che hanno partecipato a programmi davvero formativi che si svolgono in azienda:
vogliamo ribaltare l’alternanza scuola-lavoro che ci viene imposta dalla Buona Scuola, che abbiamo duramente contestato, per mettere al primo posto i nostri bisogni piuttosto che i progetti di chi ci governa.

Cos’è il progetto DESI

Il progetto DESI nasce da un programma della Fondazione Volkswagen per aiutare il territorio emiliano romagnolo dopo il terremoto del 2012. Il grande gruppo automobilistico tedesco intendeva sostenere la ricostruzione per garantirsi un buon rapporto con il territorio in cui produce le automobili Lamborghini e le
moto Ducati, perciò ha scelto di finanziare un progetto che avrebbe permesso ad alcuni giovani lavoratori, che avevano abbandonato la scuola dopo la qualifica professionale, di conseguire il Diploma di Istruzione Superiore. Questi studenti hanno frequentato le lezioni delle discipline teoriche negli Istituti pubblici Aldini e Fioravanti di Bologna, mentre le ore di pratica sono state svolte negli stabilimenti delle due aziende. Si sono alternati in periodi di tre mesi tra le scuole e gli stabilimenti produttivi, per due anni scolastici. Insieme al Diploma, gli studenti hanno ricevuto al termine dei corsi biennali una certificazione dell’azienda in cui hanno fatto la pratica, con l’elenco delle competenze acquisite: un riconoscimento che assume partic486976-16x9-lgolare rilevanza nel mercato del lavoro a causa del prestigio dei marchi di Lamborghini e Ducati, come rilevato dagli stessi formatori.
La caratteristica più interessante del DESI è la progettazione tramite  accordi sindacali: tutto il percorso formativo in azienda è stato contrattato dalle RSU della Fiom CGIL Bologna, un metodo che ha permesso di tutelare fin dall’inizio la qualità e la sicurezza dell’esperienza all’interno delle fabbriche. Grazie al coinvolgimento diretto del sindacato è stata data centralità anche alla formazione di base in merito ai diritti sindacali dei futuri lavoratori che hanno frequentato il corso. Crediamo che questo modello vada esportato in tutte le scuole, garantendo sempre la progettazione tramite accordi sindacali con gli stessi studenti e con i lavoratori delle imprese in cui si svolge la pratica per garantire che siano processi di formazione e non di mascheramento di lavoro gratuito con gli studenti immessi direttamente in produzione.

L’esperienza degli ex-studenti del DESI

Nel confronto con gli ex-studenti del DESI che ora lavorano in Lamborghini e Ducati abbiamo raccolto l’esperienza del ritorno sui banchi di scuola dopo anni di lavoro. < Ho lasciato la scuola 5 anni fa, quando sono stato bocciato.> ci racconta uno di loro, mettendo subito al centro l’insuccesso formativo come ultima esperienza nella scuola pubblica. Altri volevano entrare al più presto nel mondo del lavoro: <Ho smesso di andare a scuola per imparare il mestiere di autoriparatore>. Un obiettivo che ha determinato anche la scelta degli studi dopo le scuole medie: < Volevo andare in una scuola che permettesse subito di andare a lavorare>. Gli studenti hanno tutti lavorato dopo l’abbandono scolastico, spesso con difficoltà: < Ho lavorato un anno, ma il lavoro non era granchè con i contratti a 3 mesi.>. Alcuni si sono pentiti di non aver completato gli studi superiori: <Non avevo voglia di studiare, ho preso la qualifica ed ho lasciato. Ma ho sempre voluto continuare. All’inizio avevo pensato di lavorare o fare il serale, ma è troppo complesso>. Arriva quindi la notizia del progetto DESI: un corso per prendere il Diploma, studiando la pratica direttamente in aziende famose e prestigiose come Lamborghini e Ducati. Un’occasione da cogliere ma capitata per caso, senza un servizio pubblico di orientamento che indirizzasse verso questa opportunità: <L’ho conosciuto tramite un’amica che l’ha scritto su Facebook dal nulla, ho fatto un’iscrizione tramite internet. Non pensavo di entrare.  Quando sono andato a fare le prove pensavo di non passare, e invece no! Nonostante ci fossero duecento persone mi hanno preso>Poiché sono arrivati alle selezioni senza un servizio di orientamento, non tutti erano consapevoli delle caratteristiche formative del DESI, ma sono stati invece determinanti nella scelta sia il titolo di studio offerto sia la firma Lamborghini e Ducati nella formazione pratica: <La possibilità del diploma mi ha spinto a fare il tentativo. Ovviamente ha pesato la collaborazione con un’azienda che è al top del settore meccanico.>. Quindi la possibilità di ottenere il Diploma è stata visto come un’opportunità dai ragazzi rispetto alle prospettive lavorative: <All’inizio la qualifica ti permette di cominciare a lavorare ma dopo non ti permette di spaziare nel mondo del lavoro>. La prospettiva dell’assunzione al termine del percorso in queste due aziende ha reso alcuni ancor più decisi: <Non appena ci hanno detto “i migliori entrano in Lamborghini”, io ho puntato a quello e non ho pensato ad altro.> oppure <Volevo l’assunzione in Ducati.  L’ho fatto anche per ottenere il diploma, ma soprattutto per l’azienda.>. Ma la presenza di una borsa di studio per la durata del corso è stata determinante: la garanzia di un reddito ha reso possibile la partecipazione di chi proviene da una condizione socio-economica difficile, non eliminando del tutto la necessità di un reddito: <E’ stata una spesa venire qui e non lavorare. Perché la borsa di studio che ti davano era comunque meno dello stipendio che prendevo in officina>.

Su centinaia di partecipanti alla selezione furono scelti solo una quarantina di studenti, un numero dettato dalla capacità delle strutture e dei formatori di garantire gli standard di qualità previsti dalla contrattazione sindacale. Le due classi selezionate erano composte da soli maschi, alcuni dei DESI_Standard-02_634x357_2quali sono figli di immigrati. Dalla riflessione sulle differenze tra la scuola professionale “ordinaria” ed i corsi DESI è emersa la centralità, dal punto di vista degli studenti, della didattica pratica: <La scuola era molto teorica nonostante le ore di officine, negli stage passavamo il tempo a pulire per terra o a pulire i pezzi. Al DESI invece quello che avevi imparato a scuola lo potevi mettere direttamente in pratica.>. Le discipline tecniche e pratiche sono state studiate in laboratori interni agli stabilimenti produttivi, ma rigorosamente separati dalla linea produttiva. Qui hanno osservato direttamente gli ambienti della fabbrica, oppure hanno affiancato i lavoratori sulla linea, senza mai sostituirli nella produzione e limitandosi a simulazioni. <Durante il DESI avevi già l’ottica del lavoratore, imparavi come si lavora: stavi più attento, ti piaceva di più dello stare a scuola. Avevi un approccio diretto con l’azienda e venivi già preparato ad accedere al lavoro rispetto ad uno stage di quelli che fanno a scuola> ci viene fatto notare, insistendo sulla formazione in azienda: <A scuola mi hanno fatto fare un mese di stage in un’azienda che non mi interessava molto, invece col DESI sono stato nella stessa azienda per 5 mesi in un anno scolastico.>. Dalle valutazioni dei ragazzi emerge la contrapposizione tra discipline teoriche-generali e discipline tecniche-pratiche, anche perché l’esperienza pregressa nelle scuole è stata segnata da differenti risultati nelle stesse: <Facevo fatica sulle materie teoriche mentre ero sempre stato bravo in quelle meccaniche.  Il progetto DESI si differenzia dalla scuola perché fai tanta pratica, mentre a scuola di solito avevo solo teoria. Qui invece imparavi davvero qualcosa>. Se a scuola la didattica e la valutazione nettamente distinte tra sapere teorico e pratico ha segnato successi e insuccessi che poi hanno influenzato gli orientamenti degli studenti, durante il DESI questa polarizzazione è stata meno sentita: <Dovevi metterti in testa che pratica e teoria devono andare insieme, perché la teoria andava subito applicata nelle esercitazioni>. Accanto alla formazione pratica è stata garantita la formazione teorica e scientifica per comprendere il funzionamento di tutto il processo produttivo, dagli elementi gestionali a quelli tecnologici che permettono il funzionamento dell’impresa. Questo ha fornito maggiori strumenti per essere più consapevoli rispetto alle proprie aspettative occupazionali: <Abbiamo ricevuto molte visite di persone che svolgono diverse mansioni: se non eri convinto imparavi la differenza tra una cosa e l’altra, alla fine dei due anni ho avuto un’idea di tutte le mansioni presenti in azienda>. Le competenze acquisite non sono utili solamente nel contesto produttivo di Lamborghini o di Ducati, ma anche nelle altre aziende del settore: <Le competenze erano generali, le potevo usare altrove. Il linguaggio delle macchine che abbiamo studiato non è solo quello che usano qui. Ci hanno insegnato i linguaggi base che ci permettono di andare in altre aziende.>. Il tema dell’utilità delle competenze acquisite anche al di fuori di Lamborghini e Ducati è stato affrontato anche con i formatori: <Questo anche a partire da una valutazione fondante del DESI : quanto caratterizzare il percorso rispetto alle specificità della fabbrica Lamborghini?>. Una valutazione che ha effetti sull’intero percorso: se la formazione risultasse troppo specifica rispetto ad una sola azienda, verrebbe meno il carattere di formazione generale e si cadrebbe nell’addestramento per l’inserimento in organico, limitando poi l’utilità delle competenze acquisite per chi non viene assunto. Perciò si è scelta una formazione specialistica ma universale rispetto al settore produttivo.

Riguardo la socialità durante il percorso ci sono impressioni differenti. Da una parte la selezione finale per i pochi posti in azienda ha avuto effetti nell’ambiente di apprendimento: <C’era competizione tra di noi, oltre al diploma l’obiettivo era entrare in azienda e i posti erano pochi>. Dall’altra l’organizzazione della didattica secondo il metodo cooperativo, finalizzato anche a potenziare le capacità di lavoro in squadra spesso richieste anche in fabbrica, ha bilanciato l’ottica individualista: <Un po’ di competizione c’era ma come classe (più una squadra che una classe) si lavorava comunque abbastanza insieme. L’azienda comunque spinge al lavoro di gruppo>. Il contesto del DESI è stato percepito come molto distante dalla scuola anche rispetto all’attenzione dedicata alle difficoltà personali nel seguire i corsi: <Ci prestavano molte attenzioni, eravamo più agevolati. Non era come a scuola dove ci sono 1.000/2.000 studenti. Ci rendevano le cose più facili, non semplificando il contenuto ma seguendoci.  L’esperienza è stata bella perché eravamo solo noi e tutto era concentrato su di noi: non come a scuola dove un professore magari non si ricorda di te e dei tuoi interessi perchè ha 10 classi da seguire>. Un sostegno che ha garantito ad alcuni il successo formativo nonostante le difficoltà: <Avevo problemi con il metodo di studio ma, essendo guidati a 360 gradi, si riusciva a superare gli ostacoli. L’aiuto per il metodo di studio è stato molto importante.>. La scuola si è comunque dimostrata utile a fornire le conoscenze e le competenze di base, che sono state utili anche una volta tornati a studiare per completare l’ultimo biennio con il DESI: <Gli anni di scuola mi sono stati utili, avevo preso la qualifica da meccanico. La scuola mi ha preparato, qui ho utilizzato le cose che avevo già imparato>.

Nonostante abbiano raggiunto l’obiettivo dell’assunzione in azienda, alcuni sono ancora interessati a proseguire gli studi provando a trovare l’equilibrio con i turni in fabbrica: <Studiare mentre lavoro non mi dispiacerebbe.  Molte università hanno l’obbligo di frequenza e quindi non riesco.> oppure <Preferirei prima valutare un corso per decidere. Ma non sono compatibili con un orario che va dalle 7:30 alle 17:30. Quindi o dopo le 18:00 o il sabato.>. Oltre alla sostenibilità della condizione di studente-lavoratore, emerge anche il problema fondamentale della condizione economica: <Studiare ha un costo, quindi dipende dall’obiettivo che hai. Deve valerne davvero la pena. Con il DESI avevo un obiettivo concreto davanti, la possibilità di essere assunto> e ancora <Sto vedendo che comunque ci vogliono soldi e tanta voglia.  Se ho voglia di studiare, forse all’università, ci dovrò mettere dei soldi miei>. Per alcuni il titolo del Diploma e l’inserimento in azienda ha chiuso le prospettive di studio generale, lasciando comunque l’interesse per l’aggiornamento professionale: <Vorrei imparare, ma dentro un’azienda non all’esterno. Mi interessa imparare cose che mi servono direttamente per il posto di lavoro.>.

Abbiamo provato a recuperare le idee su come sia possibile migliorare la scuola, partendo dalla propria esperienza nei corsi ordinari e poi nel DESI dopo un periodo di lavoro. Come evidenziato in precedenza, la formazione pratica è ritenuta centrale: <A scuola si fanno poche ore di laboratorio: se vado in un professionale è perché voglio fare pratica. A me avevano ridotto da 16 a 8 le ore di laboratorio. Quando poi vai a lavoro hai un bagaglio di competenze scarso. Poi spesso i laboratori sono poco forniti, non ci sono mezzi: a scuola mi facevano esercitare su un cambio di auto degli anni Novanta, pezzi che non sono nemmeno più in produzione>. La questione dei laboratori viene ripresa: <Nella mia scuola c’erano dei laboratori con le macchine, ma ci andavano solo quelli di quinta oppure i più bravi.>. Viene posto l’accento anche rispetto alla presenza di tecnologie e competenze all’avanguardia nella formazione: < I laboratori non sono aggiornati, non ci sono mezzi che tutte le aziende di oggi usano oppure che useranno tutti tra poco tempo: devo studiare cose che serviranno in futuro, non cose servivano in passato.>. I formatori specificano che la formazione in Lamborghini cerca di restare sull’attualità del settore produttivo: <La formazione erogata riguarda le linee presenti, anche se si tratta di un meccatronico avanzato. Il progetto non è attualmente orientato alla formazione su sviluppi futuri della produzione.>

Le novità della seconda edizione del DESI

La seconda edizione del progetto DESI è sostanzialmente differente dalla precedente. Si tratta di un “ordinario” percorso di apprendistato duale, cui partecipano alcuni studenti selezionati tra le classi quarte degli istituti Fioravanti e Aldini di Bologna. Viene meno la finalità sociale di contrasto alla dispersione scolastica con la selezione di ex-studenti, ma le caratteristiche formative restano sostanzialmente le stesse. Gli studenti del DESI 2, che abbiamo incontrato alla Ducati, hanno mostrato lo stesso apprezzamento verso la didattica laboratoriale e pratica dimostrato dagli ex-studenti. Come nella prima edizione del DESI, il percorso formativo è frutto di un costante confronto tra il corpo docente delle scuole coinvolte ed i formatori dell’azienda: <Il rapporto con la scuola di riferimento è molto frequente, con riunioni bisettimanali e un aggiornamento costante sui profili individuali e eventuali problematiche. E’ difficile replicare questa modalità nei casi di alternanza, dove un solo progetto raggruppa studenti di differenti consigli di classe. Ma con questa seconda edizione abbiamo un contatto più stringente con i docenti dei ragazzi>. E’ stata anche accorciata la durata dei moduli tra scuola e azienda: un mese in classe e uno in fabbrica, a differenza dei trimestri della prima edizione.

Indagare e trasformare: le sfide per l’autonomia della formazione

Il progetto DESI risulta quindi un caso interessante, da cui trarre tutti gli elementi positivi e riproducibili per contrastare il modello di alternanza scuola-lavoro proposto dagli ultimi Governi. Tuttavia non possiamo né ignorare alcuni elementi negativi e gravi, né estrapolare questo progetto di “eccellenza” dal contesto generale dell’istruzione pubblica italiana.

Il primo dato evidente è il protagonismo delle aziende nella promozione, finanziamento, gestione e formazione durante il progetto. Secondo i formatori del DESI, reclutati dall’azienda, in Lamborghini: <La spesa aziendale nel progetto DESI è importante. Infatti viene considerato parte integrante dell’azienda.>. D’altronde l’impresa ha finanziato l’allestimento degli DESI_16_Standard-04_634x357_634x357ambienti di apprendimento protetto all’interno della fabbrica, ha destinato risorse strumentali e personale, infine ha messo a disposizione per la formazione il proprio know-how. Un impegno che non ha apparenti riflessi immediati sulle strategie d’impresa di queste aziende, poiché il DESI attualmente non è un canale di assunzione particolarmente utilizzato: <L’agenzia interinale era e resta il canale privilegiato per il reclutamento del personale. Con la crisi e l’aumento della disoccupazione, si ritrovano più facilmente sul mercato determinate professionalità, anche altamente qualificate. Un tempo si assumevano pure i panettieri e la professionalità si sviluppava tramite la formazione on the job>. Tuttavia non è escluso che in futuro questo tipo di formazione possa divenire il canale di reclutamento privilegiato di queste aziende, che avrebbero l’opportunità di anticipare la formazione della forza lavoro già in età scolastica e comunque nel proprio ambiente aziendale, riducendo notevolmente i tempi necessari ad integrare il neo-assunto nelle prassi interne alla fabbrica. Resta indiscutibile il fatto che senza la determinazione con cui le aziende hanno promosso questo progetto, le scuole pubbliche non avrebbero avuto le risorse per fornire questa formazione di qualità ai ragazzi: lo si evince dalle stesse dichiarazioni degli ex-studenti ora assunti in merito ai laboratori e alla formazione pratica fornita a scuola. Qui troviamo il primo aspetto negativo del DESI in sé, poiché è inaccettabile che un’impresa abbia un ruolo così determinante nella formazione degli studenti, quindi sul loro futuro e sulle loro aspettative. Si tratta di un ruolo sostitutivo dell’azienda rispetto allo Stato, che indubbiamente ha effetti sulla partecipazione emotiva dell’assunto ex-DESI nei confronti degli obiettivi dell’impresa, le sue esigenze di produzione e di gestione delle risorse umane: dobbiamo evitare che la formazione di qualità offerta dalle imprese al posto delle scuole sia un elemento di riconoscimento e ulteriore subalternità del lavoratore al datore di lavoro (e di formazione in questo caso). Dal punto di vista sistemico è invece evidente come le scuole pubbliche non dispongano delle risorse umane e strumentali necessarie per offrire una formazione pratica di qualità. Così le istituzioni pubbliche della formazione devono rivolgersi alle imprese, in un rapporto di forte subalternità rispetto al privato che approfondisce la grave degenerazione della scuola pubblica che continuiamo a denunciare  e contrastare: la trasformazione del sistema di istruzione in una struttura ancillare rispetto al sistema produttivo privato e finalizzata a ridurre i costi di formazione della forza lavoro aumentando la produttività delle imprese. E’ sempre più centrale e determinante la battaglia per l’autonomia scolastica: non l’autonomia attuata in seguito alla riforma Berlinguer, alla Gelmini e alla Buona Scuola, fondata sulla liberalizzazione delle collaborazioni con i privati, senza garantire le risorse necessarie alla reale autonomia degli Istituti scolastici. L’autonomia scolastica deve fondarsi sulla garanzia delle risorse necessarie per offrire i migliori strumenti per la formazione, così come sulla democrazia interna agli istituti e sulla partecipazione di studenti e lavoratori agli indirizzi amministrativi e didattici delle scuole.

L’assenza di autonomia reale delle scuole, che impedisce di garantire una formazione anche pratica di qualità, ha effetti discriminatori sulle prospettive formative e occupazionali degli studenti. Nel nostro Paese solo una piccola minoranza di imprese investe sulla formazione della forza lavoro, così come poche imprese adottano strategie di investimento sul rapporto con il territorio tramite iniziative di rilevanza sociale come il DESI. La realtà imprenditoriale con cui ci confrontiamo è perlopiù caratterizzata dalla strategia della riduzione dei costi, della svalutazione del lavoro e quindi anche della formazione, concepita come addestramento per le strette necessità di produzione della propria azienda. Nonostante la retorica del nostro Governo e delle associazioni datoriali, in Italia non esiste una reale attenzione degli imprenditori per la formazione continua e lo sviluppo di un’economia (e di una società) della conoscenza. La conseguenza sulle collaborazioni tra privati e istituzioni pubbliche della formazione, in particolare nel caso dell’alternanza scuola lavoro, è la presenza nella grande maggioranza dei progetti di una scarsa qualità della formazione e della sostituzione di lavoratori con studenti per svolgere le stesse operazioni di produzione. Non è giusto che solo pochi studenti abbiano accesso a una formazione pratica di qualità, quando le imprese “illuminate” del territorio attivano percorsi d’elite dal numero di posti limitati: agli altri spettano percorsi dequalificati. Anche il progetto DESI è un simbolo di questa discriminazione, poiché ben pochi studenti sul totale dei candidati – per non parlare del totale degli ex-studenti ora inoccupati o occupati con bassi salari e in mansioni dequalificate – hanno ottenuto l’accesso al progetto. Inoltre l’assenza di un servizio pubblico di orientamento, come nel caso del DESI, che offra reali strumenti di comprensione e selezione dei percorsi formativi aggrava la discriminazione: da una parte ci sono coloro che per caso o per intraprendenza riescono a individuare e cogliere le occasioni più interessanti per le proprie aspettative e necessità formative e occupazionali; dall’altra coloro che rincorrono gli annunci di percorsi formativi o di training on the job senza criterio, finché non ci si stanca delle delusioni e dell’assenza di gratificazione o stabilità, accontentandosi di ciò che si è riusciti a trovare oppure ricadendo nell’inattività – i cosiddetti NEET. Rispetto alle opportunità per tutte e tutti, emerge anche il tema della divisione di genere del lavoro, segnalata dall’assenza di ragazze nel percorso formativo del DESI così come dalla generale distribuzione di genere tra i settori disciplinari: l’orientamento deve anche essere strumento di lotta anti-sessista verso la precanalizzazione precoce delle e dei giovani, favorendo la consapevolezza e l’esperienza di tutte e tutti nella scelta dei propri percorsi formativi e quindi delle prospettive occupazionali. Un altro aspetto fondamentale da affrontare è quello dell’eguaglianza materiale necessaria per esercitare il diritto allo studio. Il progetto DESI 1, avente l’obietttivo di reinserimento nei percorsi formativi degli ex-studenti in seguito all’abbandono scolastico, con la borsa di studio garantita dalla Fondazione Volkswagen, ci dimostra che per contrastare la dispersione scolastica è inderogabile la garanzia di un reddito di formazione che permetta l’autonomia sociale degli studenti. Ci pare ancor più grave che siano i privati, con propri fondi, a mettere in campo sperimentazioni innovative per garantire l’uguaglianza nell’accesso alla formazione: si compie così il progetto di smantellamento del diritto costituzionale alla scuola pubblica in condizioni di uguaglianza sostanziale. In una fase storica in cui il mondo del lavoro è colpito dalle pressioni istituzionali verso l’adozione di misure di welfare aziendale, che sostituiscono di fatto la garanzia universale e gratuita dei servizi essenziali, anche il mondo della formazione viene interessato da esperienze di “privatizzazione del diritto allo studio”, con metodi differenti dal fallimentare progetto dell’allora ministra della Gioventù Giorgia Meloni di importare il modello del “prestito d’onore” nel nostro Paese. Non può che essere ben accolta la notizia di alcune decine di studenti che hanno avuto grazie al DESI 1 l’occasione per continuare gli studi e realizzare i propri desideri; ma non accettiamo e lotteremo fermamente contro forme private di welfare studentesco, che sono a tutti gli effetti l’anticamera del superamento del sistema pubblico di diritto allo studio, già fortemente sabotato dalle politiche di bilancio dell’ultimo decennio. Continueremo a mettere in campo tutte le possibili iniziative di lotta per ottenere ciò che è giusto: il finanziamento adeguato dello Stato per il diritto allo studio.

Non basta quindi adottare progetti di alternanza in cui venga severamente esclusa la sostituzione dei lavoratori con gli studenti, non basta la qualità della formazione pratica né l’offerta di percorsi formativi legati alle specificità del territorio e strutturati secondo contrattazione sindacale. Vogliamo l’istruzione gratuità e di qualità per tutte e tutti senza discriminazione alcuna, non mezze misure né percorsi di eccellenza. Questa inchiesta proseguirà in altri contesti, dalle aziende in cui si svolge l’alternanza scuola-lavoro a quelle in cui si svolgono i tirocini curriculari previsti da numerosi corsi universitari. E’ infatti una priorità del sindacato studentesco lo studio delle trasformazioni nel rapporto tra formazione e produzione, tra luoghi del sapere e aziende. Non per assumere passivamente gli elementi positivi che si possono verificare in alcuni contesti, ma per individuare i nodi principali su cui intervenire per fermare l’attacco ai nostri diritti e ribaltare il tavolo: ripartiamo dalla nostra conoscenza, dai nostri bisogni e dai nostri desideri.

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