Gentiloni peggio di Renzi: senza Dis-COLL ancora più precari!

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precariDa un giorno all’altro il governo sceglie di privare 300mila lavoratori e lavoratrici delle pur minime tutele: è quello che sta avvenendo in questi giorni nella discussione parlamentare sul futuro della Dis-Coll, sussidio di disoccupazione previsto dal 2015 per i titolari di contratti di collaborazione coordinata (Co.Co.Co) o a progetto (Co.Co.Pro) iscritti alla gestione separata.

Una misura sicuramente non sufficiente, di cui più volte abbiamo rivendicato la necessaria estensione alle figure del precariato della ricerca, rischia di essere invece cancellata per tutte/i dopo la cessazione della sua validità, normata esclusivamente fino al 31 Dicembre 2016. La volontà del governo Gentiloni sembra essere infatti quella di non provvedere alla proroga all’interno del Decreto “Milleproroghe”, sebbene da più parti sia stata sollevata la drammaticità della questione. Sulle prime pagine odierne dei quotidiani apprendiamo la denuncia da parte dell’INPS, rispetto all’impossibilità di attivare la misura per i contratti cessati a partire dal 1 Gennaio.

E’ così che, mentre i contratti di collaborazione vengono prorogati liberamente dai datori di lavoro, vengono invece negate anche le più residuali forme di tutela destinate ai lavoratori e alle lavoratrici. Se non si è mai previsto un intervento che potesse sancire la definitiva cancellazione di forme contrattuali altamente precarie, oggi si sceglie di rafforzare il ricatto a danno dei collaboratori. Non è che l’ultima goccia dentro una tendenza che nei provvedimenti contenuti dal Jobs Act abbiamo duramente contestato. Un ulteriore passo indietro di questo tipo va immediatamente fermato, con la proroga immediata della Dis-Coll, e la sua estensione a quelle figure che ancora ne sono escluse.

Allo stesso tempo non è accettabile che il presente e il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici sia affrontato senza un ragionamento strutturale, che ne tuteli la dignità e la continuità di reddito, a partire proprio dal totale ripensamento di questa tipologia di contratti. E’ venuto il momento di mettere al centro della discussione i bisogni di una popolazione che ogni giorno vive sulla propria pelle il dramma di una precarietà ormai sistemica, per farci uscire dal ricatto dell’accettazione a tutti i costi di un continuo ribasso su salario e diritti. A partire da subito ci attiveremo in questo senso, in una battaglia generale non più rinviabile nel nostro Paese!

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