La rivoluzione della Women’s March!

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    16114764_1411449598868315_4935236428532372384_nConvint* della potenza  della Marcia delle donne contro Trump dello scorso 21 Gennaio, pubblichiamo la versione tradotta del Manifesto della mobilitazione.

    Il testo è un esempio importante di come la battaglia femminista di nuova generazione possa assumere portata generale guidando le lotte per l’uscita dalla subalternità a partire dal riconoscimento delle diverse identità ed assumendo, attraverso la declinazione intersezionale, forma dei femminismi per l’uguaglianza di genere, economica, sociale, razziale. Non donne come casella, non donne come “questione”, ma femminismi come totale trasformazione dell’esistente a partire dalla revisione dei ruoli sociali su cui il neoliberismo basa la dimensione produttiva e riproduttiva.

    Una marcia di donne, pover*, disoccupat*, transessuali, migranti, che è tutto fuorchè “vecchia”, che nulla ha a che fare con i vecchi femminismi o con la tradizione socialdemocratica, mirando ad una trasformazione complessiva dell’esistente e delle condizioni di vita degli ultimi per l’autodeterminazione collettiva.

     

    Manifesto e principi

    Quadro generale e scopi

    La Marcia delle Donne su Washington è un movimento guidato dalle donne che mette insieme persone di tutti i generi, età, etnie, culture, orientamenti politici, disabilità e provenienza per portarle nella capitale il 21 gennaio 2017, per affermare la nostra condivisa umanità e mandare un messaggio forte di resistenza e di autodeterminazione.

    Riconoscendo che le donne hanno identità trasversali e per questo sono interessate da numerose questioni sociali e di diritti umani, abbiamo delineato una linea guida per un governo che si basi sui principi di libertà e giustizia per tutt_. Citando Martin Luther King: “Non possiamo camminare da soli. E come camminiamo, dobbiamo mantenere l’impegno di camminare sempre in avanti. Non possiamo voltarci indietro.”.

    La nostra liberazione è legata l’una a quella degli altri. La Marcia delle Donne su Washington include leader delle organizzazioni e delle comunità che hanno costruito per generazioni le fondamenta del progresso sociale. Accogliamo la attiva collaborazione e onoriamo l’eredità che i movimenti a noi precedenti ci hanno lasciato – le suffragette e gli/le abolizionist_, il Movimento dei Diritti Civili, il movimento femminista, il Movimento dei Nativi Americani, Occupy Wall Street, il movimento per il matrimonio egualitario, il movimento Black Lives Matter e tanti altri ancora – e lo facciamo utilizzando una struttura orizzontale focalizzandoci su un programma che sia ambizioso, basilare e integrale.

     

    #WHYWEMARCH – Perché protestiamo

    Siamo ispirate e incoraggiate dalla moltitudine di leader rivoluzionarie che ci hanno aperto la strada per la nostra protesta, e vogliamo dare riconoscimento a chi in tutto il mondo combatte per la nostra libertà. Rispettiamo profondamente queste donne e tante altre ancora. Loro sono il motivo per cui marciamo.

    Bella Abzug • Corazon Aquino • Ella Baker • Grace Lee Boggs • Berta Cáceres • Rachel Carson • Shirley Chisholm • Angela Davis • Miss Major 15937250_1404109416269000_4874489173618392362_oGriffin Gracy • LaDonna Harris • Dorothy I. Height • bell hooks • Judith Heumann • Dolores Huerta • Marsha P. Johnson • Barbara Jordan • Yuri Kochiyama • Winona LaDuke • Audre Lorde • Wilma Mankiller • Diane Nash • Sylvia Rivera • Barbara Smith • Gloria Steinem • Hannah G. Solomon • Harriet Tubman • Edith Windsor • Malala Yousafzai

     

    Valori e principi

    • Crediamo fermamente che i diritti delle donne siano diritti umani e che i diritti umani siano i diritti delle donne.
      Questo è il principio cardine per il quale ci siamo unite per Marciare su Washington.
    • Crediamo che la Giustizia di Genere significhi anche Giustizia Razziale e Giustizia Sociale. Dobbiamo impegnarci a creare una società in cui tutte le donne – incluse le donne di colore, le donne indigene, le donne in difficoltà economiche, le donne immigrate, le donne disabili, le donne musulmane, le donne lesbiche, le queer, le donne transgender – siano libere ed in grado di prendersi cura e di crescere se stesse e le loro famiglie, in qualsiasi modo siano esse formate, in un contesto sicuro e sano, libero da impedimenti strutturali.
    • Le donne hanno il diritto di vivere vite piene e sane, libere da qualsiasi forma di violenza contro i nostri corpi. Una donna su tre è stata vittima di una qualche forma di violenza fisica ad opera del partner nell’arco della loro vita; una donna su cinque è stata stuprata. Ogni anno, migliaia di donne e ragazze, specialmente donne di colore, indigene o transgender, vengono rapite, diventano vittime di tratta di esseri umani o sono uccise. Vogliamo onorare le vite di tutte quelle donne che ci sono state portate via prima del tempo e ci impegniamo per lavorare affinché arrivi il giorno in cui tutte le forme di violenza contro le donne saranno eliminate.
    • Chiediamo giustizia e crediamo che la polizia abbia il dovere di rispondere della sua violenza e delle sue discriminazioni razziali, chiediamo che si ponga fine a pratiche persecutorie verso le comunità di persone di colore ed indigene. Le donne di colore e le donne indigene hanno molte più probabilità di essere sessualmente molestate o uccise dalla polizia; le donne con disabilità sono sproporzionatamente più a rischio di subire violenze da parte della polizia e violenze sessuali in genere.
      Chiediamo anche che si metta immediatamente fine all’uso di armi e tattiche militari da parte della polizia, che sta gettando scompiglio sulle comunità di colore e sui territori abitati dalle comunità indigene.
      Nessuna donna o madre dovrebbe aver paura che i suoi cari possano rimanere feriti a causa di coloro che hanno giurato di proteggerci.
    • Crediamo sia nostro dovere morale demolire le disuguaglianze di genere e razziali all’interno del sistema giudiziario. Il tasso di carcerazione è cresciuto più in fretta per le donne rispetto agli uomini, aumentando del 700% dal 1980, e la maggior parte delle donne in prigione hanno un figlio minorenne. Le donne in carcere sono anche esposte ad un tasso maggiore di violenza e di aggressioni sessuali.
      Ci impegniamo ad assicurare l’accesso a programmi sensibili alle differenze di genere e a un’assistenza sanitaria dedicata che includa terapie per l’abuso di sostanze e servizi per la salute mentale e materna dedicate alle donne in prigione.
      Crediamo nella promessa di una giustizia rigenerativa e nelle alternative all’incarcerazione. Ci impegniamo anche ad interrompere la passerella “dalla scuola alla prigione”, che dà la precedenza all’incarcerazione rispetto all’educazione, sistematicamente incanalando i nostri figli nel sistema giudiziario – specialmente ragazz_ di colore, queer o trans, ragazzi in affidamento e ragazze.
    • Crediamo nella libertà riproduttiva e sessuale. Non accettiamo nessuna riduzione, tagli o restrizioni federali, statali o locali sulla nostra possibilità di accedere ad un’assistenza sanitaria riproduttivo-sessuale di qualità, alla contraccezione, alla cura e alla prevenzione per HIV/AIDS o ad un’educazione sessuale che sia accurata dal punto di vista medico.
      Ciò significa garantire l’accesso all’aborto e ai metodi contraccettivi in maniera sicura, legale e accessibile a chiunque, a prescindere dal reddito, dalla provenienza o dal livello di scolarizzazione.
      Siamo convinte che potremo avere giustizia riproduttiva solo quando l’assistenza sanitaria riproduttiva/sessuale sarà accessibile a tutte le persone a prescindere dal reddito, provenienza geografica o contesto educativo.
    • Crediamo nella Giustizia di Genere. Dobbiamo poter avere il potere di controllare i nostri corpi e di essere liber_ da norme di genere, aspettative e stereotipi. Dobbiamo liberare noi stess_ e la nostra società dalle istituzioni che assegnano potere, agibilità e risorse in 15937199_1402144556465486_1870123875700643404_omaniera sproporzionata alla mascolinità, ad esclusione degli altri.
    • Dichiariamo fermamente che i diritti LGBTQIA sono Diritti Umani e che è nostro dovere aumentare, espandere e proteggere i diritti dei nostri fratelli e sorelle gay, lesbiche, bisessuali, queer, transgender, two-spirit o gender-non-conforming. Questo include l’accesso ad un’assistenza sanitaria che non giudichi moralmente, che sia comprensiva senza eccezioni o limitazioni; l’accesso al cambio di nome e di genere sui documenti d’identità; piena protezione contro le discriminazioni; l’accesso a educazione, occupazione, diritto alla casa e sussidi; significa anche mettere fine alla violenza della polizia e di Stato.
    • Crediamo in un’economia che sia alimentata dalla trasparenza, dalla responsabilità, dalla sicurezza sociale e dall’uguaglianza. Crediamo che, creando delle opportunità di lavoro che riducano la discriminazione ai danni di donne e madri, si permetterebbe sviluppo economico. Le nazioni e le industrie che supportano e investono sull’assistenza e sui basilari diritti per i lavoratori – inclusi congedo familiare pagato, accesso a servizi per l’infanzia convenienti, giorni di malattia, assistenza sanitaria, un salario equo, ferie e ambienti di lavoro salutari – hanno mostrato crescita ed aumentata capacità.
    • Crediamo sia necessaria una paga equa per un lavoro equo e crediamo nel diritto per tutte le donne di essere pagate equamente. Dobbiamo porre fine alle discriminazioni nelle assunzioni e nel salario che le donne, ed in particolar modo le madri, le donne di colore, le donne indigene, le lesbiche, queer e transgender, affrontano ancora quotidianamente nel nostro paese, così come dobbiamo porre fine alle discriminazioni contro lavoratori e lavoratrici con disabilità, che al momento possono essere legalmente pagati meno del salario minimo federale.
      Molte madri hanno sempre lavorato e le donne costituiscono adesso il 50% di coloro che mantengono la famiglia. Rivendichiamo il diritto di quell’82% di donne che diventano madri, specialmente madri di colore, ad essere pagate, giudicate e trattate equamente.
      Una paga equa per un lavoro equo porterebbe via le famiglie dalla povertà e rilancerebbe l’economia nazionale.
    • Riconosciamo che le donne di colore e le donne indigene portano il peso più gravoso nel panorama economico globale e nazionale, in particolar modo nell’ economia della cura. Affermiamo inoltre che tutti i lavori di cura – prendersi cura degli anziani, dei malati cronici, dei bambini e supportare l’indipendenza delle persone con disabilità – sono un lavoro, e che il carico della cura cade in maniera sproporzionata sulle spalle delle donne, in particolare delle donne di colore.
      Vogliamo diritti, dignità ed equo trattamento per tutti gli operatori del settore delle cure, salariati e non. Dobbiamo riparare e sostituire le disparità sistemiche che permeano il lavoro di cura e di aiuto ad ogni livello della società.
    • Crediamo che tutti i lavoratori e le lavoratrici – compresi lavoratori agricoli e casalinghi – debbano avere il diritto di organizzarsi e lottare per un salario minimo e che i sindacati ed altre associazioni di lavoratori siano fondamentali per un’economia in salute e florida. I lavoratori migranti e irregolari devono essere inclusi nelle nostre tutele del lavoro, e ci schieriamo in piena solidarietà con il movimento per i diritti dei e delle sex workers. Riconosciamo che lo sfruttamento del sesso e del lavoro in qualsiasi forma sia una violazione dei diritti umani.
    • Crediamo che i Diritti Civili siano diritti di nascita. Il nostro governo costituzionale  stabilisce un quadro normativo per fornire ed espandere i diritti e la libertà – non per limitarli. A tal fine, dobbiamo proteggere e ripristinare tutti i diritti costituzionali per tutti i nostri cittadini, inclusi il diritto al voto, il diritto di preghiera senza paura di intimidazioni o aggressioni, la libertà di parola e la protezione per tutti i cittadini, a prescindere dall’etnia, dal genere, dall’età o da disabilità.
      Stimiamo e rispettiamo le leggi e le giurisdizioni indigene.
    • Sosteniamo il diritto delle donne indigene ad accedere, possedere, sviluppare e controllare la terra e le sue risorse. Affermiamo che è giunto il tempo per gli Stati Uniti di attuare la Dichiarazione delle Nazioni Unite per i Diritti delle Popolazioni Indigene e di rispettare i diritti derivanti dagli accordi e mantenere le promesse fatte.
    • Crediamo che le difficoltà affrontate dalle donne con disabilità e dalle donne non udenti riguardino tutte le donne. Come madri, sorelle, figlie e membri attivi di questa nazione, puntiamo a rompere le barriere all’accesso, all’inclusione, all’indipendenza e al pieno godimento dei diritti della cittadinanza a casa e in tutto il mondo.
      Ci battiamo perché tutte e tutti siano pienamente inclusi e possano contribuire a tutti gli aspetti della vita, dell’economia e della cultura americana.
    • 16107464_1403777882968820_7101524096192406219_oCrediamo che sia arrivato il momento per un emendamento alla Costituzione americana che garantisca l’uguaglianza universale. Molti americani credono che la Costituzione garantisca parità di diritti, ma a tutti gli effetti ciò non accade. Il quattordicesimo emendamento è stato indebolito dalle corti e non può davvero condurre a una vera uguaglianza sulla base della razza e/o del sesso. E in una vera democrazia, il voto di ogni cittadino dovrebbe avere lo stesso peso. Tutti gli americani meritano delle garanzie di uguaglianza nella Costituzione che non possano essere portate via o ignorate, riconoscendo la realtà in cui le disuguaglianze si intrecciano, si collegano e si sovrappongono.
    • Convinte nella promessa di un appello dell’America per i popoli che bramano libertà, crediamo nei diritti dei migranti e dei rifugiati indipendentemente dal loro status o dal paese di origine. è nostro dovere morale mantenere le famiglie insieme e dare la possibilità a tutti gli aspiranti americani di partecipare e contribuire alla nostra economia e alla nostra società. Rifiutiamo le deportazioni di massa, le detenzioni familiari, le violazioni dei processi dovuti e la violenza contro i migranti queer e transgender.
      Una riforma dell’immigrazione deve stabilire un percorso per ottenere la cittadinanza, e fornire uguali opportunità e garanzie di lavoro per tutti.
      Riconosciamo che l’incitamento ad amare i nostri vicini non si limiti solo agli Stati Uniti, perché c’è una crisi globale delle migrazioni. Crediamo che le migrazioni siano un diritto e che nessun essere umano sia illegale.
    • Crediamo che ogni persona, ogni comunità e popolazioni indigene nella nostra nazione abbiano il diritto ad acqua pulita, aria pulita e l’accesso e il godimento delle terre pubbliche. Crediamo che il nostro ambiente e il nostro clima vadano protetti, e che le nostre terre e le risorse naturali non possano essere sfruttate per i guadagni delle corporazioni e per la loro avidità – specialmente se alle spese della sicurezza e della salute pubblica.
    • Riconosciamo che per raggiungere qualsiasi degli obiettivi delineati in questo manifesto, dobbiamo lavorare insieme per mettere fine alle guerre e vivere in pace con le nostre sorelle e i nostri fratelli nel mondo. Fermare la guerra significa mettere fine alle aggressioni dirette e indirette causate dall’economia della guerra e dalla concentrazione del potere nelle mani di élite benestanti che usano il sistema politico, sociale ed economico per salvaguardare ed espandere il proprio potere.

     

    Su questo documento

    L’idea guida e la definizione dei principi sono state preparate da un gruppo vasto e diversificato di leader. La Marcia delle Donne su Washington ringrazia tutt_ coloro che hanno contribuito, elencati e non elencati, per la loro dedizione nel dare forma a questo programma.

    Bob Alotta, Executive Director, Astraea Lesbian Foundation for Justice

    Monifa Bandele, Vice President, MomsRising

    Zahra Billoo, Council on American Islamic Relations – San Francisco Bay Area

    Gaylynn Burroughs, Director of Policy & Research, Feminist Majority Foundation

    Melanie L. Campbell, Convener, Black Women’s Roundtable, President & CEO, NCBCP

    Sung Yeon Choimorrow, Interim Executive Director, National Asian Pacific American Women’s Forum

    Alida Garcia, Immigrant Rights & Diversity Advocate

    Alicia Garza, National Domestic Workers Alliance

    Indigenous Women Rise Collective

    Carol Jenkins, Board of Directors, ERA Coalition

    Dr. Avis Jones-DeWeever, President, Incite Unlimited, LLC

    Carol Joyner, Director, Labor Project for Working Families, Family Values @ Work

    Janet Mock, Activist and author of Redefining Realness and Surpassing Certainty

    Jessica Neuwirth, President, ERA Coalition

    Terry O’Neill, President, National Organization for Women (NOW)

    Carmen Perez, Executive Director, The Gathering for Justice

    Jody Rabhan, Director of Washington Operations, National Coucnil of Jewish Women

    Kelley Robinson, Deputy National Organizing Director, Planned Parenthood Federation of America

    Kristin Rowe-Finkbeiner, Executive Director and Co-Founder, MomsRising

    Linda Sarsour, Founder, MPower Change

    Heidi L. Sieck, Co-Founder/CEO, #VOTEPROCHOICE

    Emily Tisch Sussman, Campaign Director, Center for American Progress

    Jennifer Tucker, Senior Policy Advisor, Black Women’s Roundtable

    Winnie Wong, Activist, Organizer and Co-Founder, People for Bernie

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