I DIRITTI PRIMA DEI CONTI – Sentenza storica contro il pareggio di bilancio!

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    Dopo il referendum costituzionale, arriva un altro evento storico: la Corte Costituzionale ha dichiarato che il diritto allo studio non può essere limitato dal pareggio di bilancio. Nel nostro Paese sempre più spesso vengono violati i nostri diritti per garantire il cosiddetto “equilibrio di bilancio” della Pubblica Amministrazione. Dal servizio sanitario al diritto allo studio, passando per il diritto alla tutela dalla povertà, i fondi pubblici per garantire una vita dignitosa a tutte e tutti i cittadini sono sempre più insufficienti, con un aumento dei costi a nostro carico oppure con la soppressione di interi servizi pubblici. La giustificazione della classe politica che continua a tagliare questi fondi nei bilanci dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali è il rispetto dell’art. 81 della Costituzione, riformato dal Governo Monti nel 2012: “non ci sono le risorse” e “dobbiamo garantire innanzitutto l’equilibrio di bilancio” sono le risposte dei politici alle rivendicazioni di studenti, lavoratori, disoccupati e poveri.

    La sentenza 275/2016 della Corte ha dichiarato l’illegittimità del vincolo di bilancio previsto nella legge regionale per il diritto allo studio della Regione Abruzzo. E’ un precedente importantissimo! L’amministrazione abruzzese negli scorsi anni ha tagliato i fondi per il trasporto degli studenti diversamente abili della provincia di Pescara, giustificando questa violazione del diritto allo studio con l’assenza di risorse sufficienti nel bilancio regionale. Secondo i giudici costituzionali questa giustificazione è inaccettabile, poiché i fondi a disposizione devono essere innanzitutto destinati a garantire i diritti fondamentali – tra cui il diritto allo studio – e solo successivamente si deve applicare l’art. 81 Cost. destinando le risorse restanti per altre spese non vincolate dalla Costituzione, rispettando l’equilibrio di bilancio.

    Le lotte degli studenti vengono così rafforzate da una presa di posizione ai massimi livelli delle istituzioni, poiché da anni denunciamo l’uso dell’art. 81 Cost. come strumento per negare il diritto allo studio e tutti gli altri diritti fondamentali. Non ci potranno più negare i fondi per la mobilità studentesca, per il comodato d’uso dei libri di testo, per le borse di studio universitarie: i soldi devono essere spesi innanzitutto per i nostri diritti, mentre i tagli devono ricadere sulle grandi opere inutili, sulle spese militari e sugli sgravi fiscali a pioggia per le grandi imprese.

    La vittoria del NO il 4 dicembre ha segnato una frattura nel nostro Paese: da una parte ci sono i privilegiati ed i politicanti che hanno ideato la riforma costituzionale, dall’altra c’è un popolo che ha sfiduciato totalmente i responsabili della crisi economica e dei tagli alla spesa pubblica per i diritti. Nonostante la vittoria del NO, restano al Governo i principali sponsor della riforma, dalla Boschi ad Alfano, incluso il Ministro Poletti che non perde occasione per insultare noi giovani. Il voto ci ha ridato forza, ma dobbiamo tenere alto l’impegno per ribaltare il tavolo ed ottenere risultati concreti: per questo abbiamo annunciato al premier Gentiloni e alla Ministra dell’Istruzione Fedeli le 10 rivendicazioni degli studenti, da attuare prima della fine della legislatura. Il nostro è un ultimatum ad una classe politica che ha scelto di rappresentare il ricchissimo manager Marchionne e la banca internazionale JP Morgan anziché i cittadini.

    E’ arrivato il momento di mettere al primo posto i nostri diritti e i nostri bisogni, il momento di usare la forza del NO per conquistare migliori condizioni di vita. Non crediamo che le elezioni politiche porteranno un “Governo di salvatori” che risolverà i nostri problemi: vogliamo organizzarci per imporre dal basso le nostre proposte e i nostri interessi, a prescindere da chi governerà in futuro. Stiamo ottenendo importanti vittorie, ma la strada per liberarci dall’ingiustizia è ancora lunga. La direzione è sempre la stessa: decidiamo noi!

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