[Napoli] Verso il 7 ottobre… Adesso decidiamo NOi!

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    I processi di privatizzazione che hanno attraversato l’Europa e il Paese negli ultimi vent’anni e più ci consegnano scuole e università al collasso, sempre più povere e inaccessibili.

    Nel sistema formativo, figlio della serie di riforme che comincia prima della Gelmini e finisce con la Buona Scuola di Renzi-Giannini, non c’è spazio per il pensiero critico, per la libertà di insegnamento, per lo sviluppo delle passioni e delle inclinazioni delle studentesse e degli studenti.

    Strutture fatiscenti, didattiche obsolete, restringimento degli spazi di partecipazione e di decisione, utilizzo della valutazione come strumento repressivo e discriminante: questi sono solo alcuni elementi descrittivi della condizione di chi attraversa le scuole e le università del nostro Paese. Per non parlare del sistema nazionale di diritto allo studio, inesistente e sottofinanziato, che scarica sugli studenti e sulle loro famiglie i costi della formazione. Uno studente, oggi, ha possibilità di emanciparsi affidandosi esclusivamente alla propria famiglia (e solo nel caso in cui questa può sostenerlo), in assenza di un modello di welfare svincolato dall’impianto familistico e capace di garantire l’autonomia dei soggetti in formazione nello scegliere cosa e dove studiare e nell’accedere liberamente al sapere in tutte le sue forme. L’accesso ai saperi risulta, quindi, sempre più un discrimine di inclusione o di esclusione sociale. Quello che si vuole portare a compimento è un processo di mercificazione delle conoscenze, accessibili a sempre più ristrette fasce di popolazione, su cui i poteri forti hanno sempre più ampi spazi di agibilità per far valere i propri interessi.

    All’interno di questo contesto, a far riflettere maggiormente sono i dati. Secondo l’ISTAT, la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi in Italia è al 15%. Nel 2015, solo il 25,3% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario, mentre i giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano sono oltre 2,3 milioni (il 25,7% della relativa popolazione), con una incidenza più elevata tra le donne rispetto agli uomini. Per gli abbandoni scolastici il divario territoriale è elevato, con una distanza di quasi 9 punti percentuali tra il Nord-est e il Mezzogiorno, dove l’incidenza è più alta. In Sicilia e Sardegna circa un giovane su quattro non prosegue gli studi dopo la licenza media. In Campania il tasso di dispersione scolastica si attesta al 21,8% e la spesa pro-capite per servizi sociali destinata a famiglie con minori è di soli 42 euro contro una media nazionale di 113. Uno studente su 4 non ha la possibilità di frequentare corsi extrascolastici. Anche la quota di 30-34enni con titolo universitario è differenziata sul territorio: nel 2015 nel Centro-Nord l’indicatore si colloca in quasi tutte le regioni al di sopra della media nazionale, mentre nel Mezzogiorno è inferiore di oltre 5 punti percentuali.

    Si potrebbe quasi dire che il sistema d’istruzione pubblica il Sud vive una condizione di subalternità nella subalternità e che i soggetti in formazione vivono la precarietà già a partire dalle scuole e dalle università. Questo si manifesta, innanzitutto, nella difficoltà di accedere ai saperi e di autodeterminarsi senza ostacoli, di poter decidere dove studiare, di poter formarsi indipendentemente dalle condizioni socio-economiche di partenza e dalle esigenze del mercato del lavoro. Generazioni senza diritti di cittadinanza, escluse da ogni processo partecipativo e gestionale della società.
    Nell’ultimo anno, la città di Napoli ha attraversato un’inedita ondata di partecipazione popolare. Le assemblee popolari nelle Municipalità, il movimento contro le mafie di “Unpopoloincammino”, le lotte contro il biocidio e la devastazione ambientale sono solo alcune delle forme in cui si esprime quest’ondata partecipativa. Allo stesso tempo, però, oltre ad essere un laboratorio di democrazia popolare e di partecipazione dal basso, Napoli è anche la città dove si continua a morire per strada, dove le camorre e i vari clan sparano all’impazzata nei vari quartieri, contentendosi il controllo di piazze di spaccio, dove a causa di questa guerra sono morte più di 60 persone in un anno. Napoli è anche la città dove la dispersione scolastica, sia in centro sia nelle zone più periferiche, raggiunge picchi elevatissimi: il 35% degli studenti degli istituti superiori, infatti, non riesce a conseguire il diploma, e ancor di più negli istituti tecnici, d’arte e professionali. Il dato complessivo è che c’è una larghissima fetta di giovani che ad oggi sono del tutto emarginati: non lavorano, non studiano, nè sono in corsi di formazione professionale.

    In questo quadro, come Rete della Conoscenza Napoli, a partire dal lavoro dell’Unione degli Studenti e di Link – coordinamento universitario, ci poniamo l’obiettivo di dare centralità ai soggetti in formazione come veri soggetti sociali, con dei diritti riconosciuti e con un sistema di welfare generale che comprenda anche la loro figura. Questo a partire da alcuni diritti fondamentali che il Comune di Napoli, lo scorso febbraio, ha riconosciuto nella “Dichiarazione dei Diritti di Cittadinanza dei Soggetti in Formazione” tramite delibera comunale:

    – il diritto al sapere, ovvero a una formazione di qualità e all’abbattimento delle barriere, di ordine economico e sociale, per il libero accesso ad ogni canale culturale, dentro e fuori i luoghi della formazione;
    – il diritto alla mobilità, ovvero alla libertà di movimento sul territorio per massimizzare la riuscita dei percorsi formativi personali;
    – il diritto all’abitare, ovvero alla possibilità di costruirsi una vita propria al di fuori dell’ambiente familiare;
    – la libertà all’autodeterminazione con la continuità di reddito per svincolare ogni processo di apprendimento dello studente dalla condizione materiale della famiglia di provenienza;
    – la libertà di espressione e, quindi, il diritto a spazi sociali di aggregazione e a partecipare a bandi pubblici opportunamente finanziati;
    – il diritto alla sicurezza e alla formazione in luoghi salubri e sicuri;
    – il diritto al coinvolgimento nelle scelte politiche ed economiche;
    – il diritto al lavoro e a un orientamento adeguato per l’affermazione delle sue conoscenze in campo lavorativo.

    A partire da queste linee guida, vogliamo riportare al centro la questione dei saperi connessi allo sviluppo, inteso come allargamento dei diritti ed emancipazione individuale e collettiva. Riteniamo, infatti, che la conoscenza sia uno strumento di cambiamento al servizio dei bisogni effettivi della società, e non al servizio delle logiche mercantilistiche e produttivistiche.

    Non accetteremo una normalizzazione del disagio senza un’effettiva risposta in merito alla necessità di un cambiamento complessivo, non accetteremo più di non essere considerati cittadini a tutto tondo, non accetteremo più di costruire le nostre vite sotto lo scacco della precarietà, non accetteremo più di competere per garantirci la miseria, non accetteremo più una formazione che insegue i bisogni dei mercati.Per questo il 7 Ottobre scenderemo in piazza a Napoli!

    Adesso basta, ora #decidiamoNOi!
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    logoretebianco La Rete della Conoscenza è il network nazionale dei soggetti in formazione. Vi aderiscono l'Unione degli Studenti e Link - Coordinamento Universitario.

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