Se fare ricerca è un reato, arrestateci tutt*!

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Condannata per aver fatto una ricerca, per la tesi di antropologia culturale, su un movimento di resistenza. Potrebbe essere una notizia di tutti i giorni in un qualsiasi regime non democratico, invece la ragazza studia a Ca’ Foscari a Venezia e ha visto notificarsi dal Tribunale di Torino due mesi di reclusione per “concorso morale” con i NO TAV.

La ragazza in questione si era recata a Salbertrand, in Val Susa nel 2013 per raccontare quel movimento di popolo, trasversale a generazioni e componenti sociali, che è stato capace di coagulare contro lo sfruttamento indiscriminato della valle e il rischio ambientale un’intera comunità. Il suo reato è stato, per raccogliere esperienze per la tesi sui movimenti, quello di partecipare e osservare quella manifestazione.

Tanto è bastato al PM Antonio Rinaudo per chiedere in sede processuale 9(!!!) anni di reclusione. A nulla è valso la presentazione della tesi e un documento dell’Università attestante lo scopo di ricerca della studentessa, nonché di filmati che testimoniavano una presenza defilata.
Lo scopo dell’azione giudiziaria contro De Luca e il fuoco spianato a suon di avvisi di garanzia contro chiunque si fosse macchiato del “reato” di aver partecipato alle manifestazioni contro il TAV Torino-Lione era chiaro: avvertire che non solo l’organizzazione e la condivisione di pratiche di sabotaggio da parte di chi in quella valle ci vive da sempre contro un’opera votata al bieco profitto, tra appalti delle solite cooperative e inquietanti infiltrazioni mafiose, metteva a rischio di provvedimenti giudiziari ma anche la solidarietà e l’adesione ideale a quel movimento e alle sue pratiche meritava intimidazioni repressive non giustificate.

Con questa condanna, e con l’accusa di “concorso formale” si èno tav andati oltre: il Tribunale di Torino ci vuole dire che fare ricerca all’interno di comunità resistenti, studiare e raccontare chi a un sistema fatto di rapina e sciacallaggio del territorio non si rassegna e si organizza va contro la legge.
Il Tribunale di Torino esplicita qualcosa che già abbiamo capito e contro cui lottiamo quotidianamente nell’Università: non è bastato orientare la ricerca e lo studio (soprattutto quello sociale) delle istituzioni accademiche con la monetizzazione e la presenza dei privati per decidere cosa è meglio indagare e cosa lasciar perdere.
Il Tribunale di Torino ci vuole dire che se quello che ti interessa è capire come una comunità si difende e lotta per garantirsi una vita degna contro inquinamento e sfruttamento non stai contribuendo alla società, ma anzi sei reo di attentare “moralmente” ad essa.
Il Tribunale di Torino ci vuole dire in sostanza che l’Università, invece di essere fucina di cambiamento di un sistema ingiusto e predatorio, dev’essere una macchina al servizio della perpetuazione dell’esistente.

Un esistente contro cui ci siamo sempre battuti e contro cui ci batteremo, dentro e fuori l’Università. E con quel fuori intendiamo in primis la Val Di Susa e i suoi uomini, donne e bambini che non si arrendono. I saperi e le persone devono essere liberi!
Se di concorso morale si tratta, siamo colpevoli anche noi. Se fare ricerca sociale e raccontare un movimento che resiste contro un’opera inutile e dannosa è reato, arrestateci tutt*!

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Partecipate anche voi alla fotopetizione, mandateci una foto con il messaggio di solidarietà!


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