[TORINO] Tutele per tutt*, precarietà per nessun*! Primo Maggio in piazza

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Da ormai parecchi anni la giornata del Primo Maggio ha perso molto del portato di una stagione di dure lotte per la conquista di diritti e tutele sul lavoro. L’autorappresentazione che continua a mettere in campo, in linea con la demagogia del suo discorso pubblico, il partito di governo, nel provare a tenere una connessione più sentimentale che altro con la sua base sociale storica, ne rappresenta uno degli aspetti più emblematici.

Allo stesso tempo le immagini che ci arrivano dalla Francia ci parlano direttamente del ritardo di molte organizzazioni sociali e sindacali nel nostro paese, ancora legate ad una dimensione resistenziale delle proprie battaglie, retaggio di una fase ormai passata, trasformata dall’evoluzione delle politiche sociali ed economiche attuate a partire dal piano europeo.
Una trasformazione che si è ripercossa sul mercato del lavoro, definitivamente precarizzato e frammentato in una molteplicità di figure e soggettività non più rappresentabili, dalle organizzazioni sindacali e non, se interpretate attraverso una lente vecchia e senza l’apertura di processi nuovi di soggettivazione e di convergenza delle rivendicazioni categoriali dentro una nuova offensiva generale che è necessario costruire.

Oggi la nostra generazione è precaria e questo lo diciamo da tempo. Se la precarietà, prima ancora che condizione lavorativa, è condizione esistenziale, sentiamo la necessità di riproporre la nostra condizione anche all’interno di una piazza che non sarà mai in grado di racchiuderci e di rappresentarci, siamo student*, precari*, false partite IVA, ricercatori e ricercatrici non strutturat*, siamo un mondo sommerso che negli anni ha dovuto subire gli attacchi di tutte le riforme del lavoro senza avere la possibilità di rispondere, siamo gli invisibili divisi da anni di attacchi mirati a renderci diversi e in conflitto tra noi, siamo una generazione senza diritti con tutto da guadagnare e niente da perdere.

Oggi in Università come nelle città, viviamo costretti a stare divisi gli uni dagli altri, privati del luogo di lavoro come luogo di aggregazione. Il processo di frammentazione tanto lavorativa quanto umana è il frutto di trent’anni di politiche sul lavoro che oltre a precarizzare ed eliminare le tutele ha costruito un intero settore del lavoro diviso e parcellizzato che oggi prova a ricompattarsi e a rivendicare i propri diritti.

Chiediamo il REDDITO! – per essere svincolati dal ricatto del lavoro gratuito, dalla retorica del “non è sfruttamento, fa curriculum”, dall’impossibilità di progettare le nostre vite.

Chiediamo TUTELE! – per non essere licenziate se in gravidanza, per l’assistenza sanitaria, per un welfare che tuteli i diritti di tutt*.

Siamo tuttavia consci che oggi le nostre rivendicazioni non possano limitarsi semplicemente all’ambito lavorativo: se i tempi di lavoro non sono più scissi dal tempo libero, se tutto è lavoro vogliamo garanzie e tutele su tutto. Vogliamo essere attori protagonisti delle scelte delle amministrazioni cittadine, vogliamo costruire l’Europa partendo dal basso.

Se a Idomeni e al Brennero si combattono battaglie di dignità contro un’Europa che si barrica in una fortezza inaccessibile, noi siamo coloro ogni giorno provano a violare quei confini.
Se nelle Università di tutta l’Italia si combatte per il diritto allo studio per tutt*, noi siamo coloro credono che l’Università debba essere una scelta individuale e non un ricatto economico.
Se nelle nostre città le persone combattono per avere un tetto sopra la testa, noi siamo coloro che si oppongono ad ogni sgombero, perchè la casa è un diritto.
Se nel nostro paese milioni di persone lavorano senza tutele e senza diritti, noi siamo quella massa di invisibili che non è più disposta a subire l’attacco dei governi e che vuole essere protagonista della propria vita.

Oggi la controparte sono i Diktat europei, oggi la controparte è il Governo, oggi la controparte è il Partito Democratico. Chi la notte del 17 Aprile commentava felice che un referendum con il 32% di affluenza è la «vittoria di 11.000 operai» costruendo un’inesistente contrapposizione tra ambiente e lavoro non può che essere il nostro avversario. Chi sostiene attraverso l’astensione di aver salvato posti di lavoro sono gli stessi che non hanno mai avuto la volontà di mettere in campo un piano di riconversione energetica nel nostro paese. Chi oggi rivendica vittorie operaie e dei lavoratori è lo stesso partito che ha fatto del Job Act la propria battaglia nel mondo del lavoro concludendo il percorso della riforma Fornero istituzionalizzando definitivamente la precarietà come unica possibilità lavorativa.

Se il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, il Partito Democratico resti fuori dalla piazza, chi ha scelto Confindustia alla generazione precaria è il nostro nemico e nelle nostre piazze non lo vogliamo.

Noi siamo i precari e vogliamo i nostri diritti, ci avete voluti divisi, ci avete trovati compatti!

Si Studenti Indipendenti
LaSt Laboratorio Studentesco

Evento FB

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