La prova schiacciante dei Panama Papers: l’America può permettersi il reddito universale

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moneyTraduciamo e pubblichiamo un articolo di Colin Holtz apparso su The Guardian il 7 aprile. Anche in Italia la scusa delle risorse insufficienti per poter istituire un welfare universale si infrange contro i dati relativi all’evasione e all’elusione fiscale: i soldi ci sono, le scelte sul welfare e sui diritti sono decisioni politiche.

Dovremmo essere tutti d’accordo: nessuno dovrebbe essere povero in una nazione ricca come gli Stati Uniti.

E invece il 15% degli statunitensi vive sotto la soglia di povertà. Una delle soluzioni migliori forse è anche una delle più semplici e datate: a tutti dovrebbe essere garantito un reddito minimo, senza nessuna condizionalità.

Chiamato reddito universale dai suoi sostenitori, l’idea è piaciuta a molti nel corso della storia, da Thomas Paine a Martin Luther King jr., ma è anche sempre stata stroncata a causa dei paladini dell’austerity che continuano a dire che non possiamo permetterci nè questo nè altre spese importanti per il welfare e l’assistenza sanitaria per tutti.

I Panama Paper, diventati pubblici in questi giorni, hanno definitivamente confutato questa tesi: leggendoli è possibile scoprire i metodi rocamboleschi utilizzati dai milionari per non dover ripagare le comunità che gli hanno dato la possibilità di guadagnarli, i loro milioni.

Strade ed infrastrutture logistiche. Forze di lavoro istruite. Infrastrutture giuridiche e tribunali. Rivoluzioni innescate da finanziamenti pubblici, come Internet.

Nessuno, per quanto scaltro o stakanovista, può diventare parte del circolo d’elite americano o globale senza l’impiego di queste risorse condivise.

Ma mentre le classe media e dei lavoratori paga le proprie tasse per via delle conseguenze a cui altrimenti andrebbe incontro, i Panama Paper ci ricordano che il peggio dell’1% per anni si è impossessato delle possibilità di tutti gli americani e dei vantaggi dei nostri sforzi collettivi.

Peggio ancora, lo stesso circolo elitario sostiene che non possiamo permetterci di offrire a tutti un’istruzione, un’assistenza sanitaria o una qualità di vita accettabili, e ancora di meno sradicare la povertà o allargare e rafforzare gli ammortizzatori sociali per garantire ad ogni statunitense un reddito minimo.  

Il Tax Justice Network stima che i capitali sommersi siano tra i 21 e 32 mila miliardi di dollari di risorse non tassate (ca. 18-28 mila miliardi di €). Solo una parte di queste ovviamente è dovuta all’erario: alla fascia con maggiore pressione fiscale negli Stati Uniti viene chiesto il 39,6% del reddito.

Ma consideriamo che un piccolo reddito universale di 2.000 dollari all’anno per ogni statunitense (ca. 1.750 €), abbastanza per permettere a qualcuno di non essere in ritardo con la rata del mutuo o di non dover lesinare sul cibo o sui farmaci, costerebbe appena 563 miliardi di dollari ogni anno (ca. 493 miliardi di €).

Un reddito maggiore, per assicurare che nessun Americano scenda sotto la linea della povertà assoluta, diciamo 12.000 dollari all’anno (ca. 10.500 €), costerebbe 3,6 mila miliardi di dollari (ca. 2,3 mila miliardi di €). È un bel numero, ma anche questo sembra abbastanza ragionevole se messo in prospettiva con i Panama Paper e lo scandalo dell’evasione fiscale globale.

Perché la realtà è che siamo stati tutti sistematicamente derubati per decenni dai facoltosi di tutto il mondo, che hanno usato questi soldi per diventare ancora più ricchi, e intanto noi siamo finiti a litigarci gli spiccioli avanzati.

Basta. Abbiamo i soldi per risolvere i nostri problemi. Il primo passo è impedire a questo gruppo ristretto di continuare ad accumularli e nasconderli. Un intervento deciso sull’evasione fiscale non finanzierà certo tutte le nostre priorità, ma i Panama Paper sbugiardano finalmente la politica dell’austerità.

Un reddito universale può fare tanto per assicurare agli statunitensi “vita, libertà e la ricerca della felicità”, come promesso a tutti nel 1776.

Alcuni potrebbero essere in disaccordo con un finanziamento a fondo perduto, o obiettare sull’offrirlo a tutti. Ma non dite che non possiamo permettercelo.

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