8 Marzo, mobilitiamoci a Venezia: per la democrazia nei nostri territori, contro ogni guerra!

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Il prossimo 8 Marzo a Venezia, a Palazzo Ducale, si terrà il vertice bilaterale Renzi-Hollandeper avviare l’iter parlamentare europeo di rettifica del protocollo di intesa per l’apertura dei cantieri definitivi della Torino – Lione.
L’incontro, tra i tanti temi in discussione, verterà soprattutto sulla questione del finanziamento europeo per la grande opera. Ancora una volta quindi  assistiamo a un incontro blindato che a porte chiuse porta avanti decisioni che riguardano prima di tutto i cittadini, con la sottrazione di ingenti quantità di soldi pubblici, per grandi opere che si dimostrano unitili, dannose e oggetto di speculazioni; e la totale assenza di discussione su questioni ambientali che interessano in prima persona gli abitanti di quei territori che da anni subiscono le conseguenze in termini di diritto alla salute e ad un ambiente salubre.

A pochi mesi dal vertice della Cop21, viene nuovamente a proporsi un modello decisionale elitario, che paradossalmente esclude dal dibattito coloro i quali sono i diretti interessati di queste scelte scellerate; le decisioni riguardanti la modifica di un territorio e gli impatti ambientali che a queste conseguono, sono questione prettamente politiche e come tali devono coinvolgere la cittadinanza tutta; non è accettabile un incontro a tavolino tra leader che nulla hanno a che vedere con la rappresentanza di popolazioni che da anni lottano e si battono per scegliere come salvaguardare e vivere i propri territori e le proprie case.

TAV – Treno ad alta velocità

no tavLa ferrovia ad alta velocità Torino-Lione è un progetto di linea ferroviaria di 220 km che collegherà le due città e le reti ferroviarie ad alta velocità italiane e francesi. Il tratto Lione-Torino prevede la costruzione di un traforo transnazionale lungo 57 km che attraversa le Alpi, partendo da St Jean de Maurienne (Francia) e uscendo in Val di Susa (Italia), sarà uno dei più lunghi tunnel ferroviari nel mondo. Il conflitto è iniziato negli anni Novanta, quando il progetto del TAV Torino-Lione è stato sviluppato e la prima marcia nazionale contro l’alta velocità ferroviaria è avvenuta nel 1995.                              
Ad oggi sono stati realizzati 4 km di tunnel in 4 anni, sugli 8 previsti. La campagna #1metrodiTav ha calcolato quanto soldi vengono stanziati per percorre un metro di Tav: 160 mila euro è il dato emerso, soldi che potrebbero essere investiti in sanità, istruzione ed edilizia. Inoltre gli abitanti sono sottoposti ad espropri di terreni e case e subiscono la militarizzazione continua e costante della zona. Oltre alle evidenti conseguenze socio economiche, gli impatti ambientali riguardano: l’inquinamento acustico e atmosferico (l’estrazione dell’uranio dalla catena montuosa Ambin potrebbe esporre i lavoratori e la popolazione locale alle radiazioni e così a tumori e leucemia), la degradazione paesaggistica, la deforestazione e la perdita di aree verdi, il peggioramento della qualità dell’acqua, l’impatto sul sistema idrogeologico. Le alternative proposte, che non vengono contemplate, sono di utilizzare la linea ferroviaria già esistente, per il trasporto merci e passeggeri, che collega Torino e Lione, ad oggi utilizzata per meno di un quarto delle sua capacità.

Grandi Navi in Laguna

VENEZIA: NO GRANDI NAVI, MANIFESTAZIONE IN LAGUNAL’incremento dei traffici navali, sia commerciali che turistici, nel corso del ‘900, è una delle cause che ha contribuito a rompere il delicato equilibrio ambientale della laguna; quest’ultima è caratterizzata da bassi fondali, profondi mediamente 1,2 m, inadatti al transito delle grandi navi. Le grandi navi percorrono il bacino di S. Marco, proseguendo per il canale della giudecca, fino ad attraccare nel porto turistico della Marittima. E’ proprio il percorso all’interno della laguna a rappresentare il nodo centrale del conflitto: il passaggio causa rilevanti impatti ambientali, quali l’erosione dei fondali del canale ( basti pensare che ogni natante occupa con la carena un volume d’acqua il cui peso è un uguale a quello del natante, e la stazza di una grande nave può arrivare, come ad esempio la Msc Fantastica,ad un peso di 140 mila tonnellate), la riduzione delle superfici delle barene adiacenti, la mutazione delle correnti di marea, l’inquinamento atmosferico (la quantità di polveri particolato misurate in cm cubo presenti in canal grande e in canale della giudecca risultano essere equivalenti a quelle presenti in un’autostrada) inquinamento delle acque dovute al rilascio di acque di scarico e sostanze tossiche, degradazione paesaggistica (l’altezza massima dei palazzi veneziani è di 20 metri, una nave da crociera può arrivare ad un’altezza tre volte maggiore, come nel caso della già citata Msc Fantastica, alta 67 m). La proposta alternativa è il progetto “porto crociere off-shore”, che prevederebbe l’attracco delle grandi navi fuori dalla laguna, alla bocca di porto Lido San Nicolò, e permetterebbe di non scavare ulteriori canali all’interno della laguna, non andando a influenzare l’equilibrio naturale dell’ambiente; il porto off-shore sarebbe collegato con la città e la Marittima attraverso imbarcazioni di dimensioni medio-piccole

Le lotte ambientali sono presenti in moltissimi territori declinandosi in vario modo, dalle battaglie contro le grandi opere (Tav, Expo, Muos) alle lotte contro la gestione criminale dei territori e alle tragiche conseguenze sulla salute degli abitanti (Ilva di Taranto, discarica di Chiaiano) alla contestazione di un modello energetico liberista basato sullo sfruttamento delle energie non rinnovabili: ne è un esempio palese la questione delle trivellazioni in Adriatico, cui siamo chiamati ad esprimerci col referendum del 17 aprile, con un forte SI, per fermare questo scempio.

E’ fondamentale ribadire la necessità di un coinvolgimento democratico sulle questione ambientali; è necessario valorizzare il ruolo dei sapere nel dibattito politico, il finanziamento al mondo dell’istruzione e della ricerca deve essere preteso anche e soprattutto per rendere possibile la creazione di una cultura e coscienza consapevole della reale necessità di un’inversione di rotta da imprimere al nostro attuale modello di sviluppo insostenibile. Come studentesse e studenti, come soggetti in formazione rivendichiamo il nostro diritto a prendere parola e decidere, contro le scelte prese in palazzi blindati a discapito delle popolazioni locali.

In occasione del vertice, saranno anche altri i temi che verranno trattati dai due capi di governo, come ad esempio la questione dell’intervento in Libia. Appare quantomeno ipocrita e di cattivo gusto la scelta del premier italiano di dedicare il vertice bilaterale a Valeria Solesin, la giovane veneziana attivista di Emergency, rimasta uccisa durante gli attentati di Parigi del novembre scorso.

Le scelte in politica estera, così come quelle ambientali, sono precluse ai cittadini, mentre il dibattito soprattutto nelle università viene osteggiato dalla diffusione di un sapere accademico promosso da docenti guerrafondai che si permettono di propagandare indisturbati teorie belliche, invece di aprire un dibattito e un’analisi capaci di offrire un’alternativa alla guerra.

A pochi giorni dalla giornata del 1 marzo, lanciata in numerose città europee, che ci ha visto scendere in piazza contro frontiere e confini, riteniamo sia importante sottolineare come l’esportazione di guerra mascherata da democrazia, non possa che implementare quella ondata migratoria cui l’Europa fortezza sta rispondendo con pratiche aberranti e disumane; come la creazione di ulteriore miseria e distruzione, attraverso l’utilizzo di droni che il governo italiano sta facendo partire da Sigonella, non faccia altro che spingere sempre più persone alla fuga e alla ricerca di una salvezza, che difficilmente troveranno altrove.

Un Europa che alza muri di filo spinato e tratta come animali chi scappa dalle guerre che essa stessa promuove non può permettersi di stroncare il dibattito pubblico nella università ne tanto meno prendere decisioni in politica estera esautorando il ruolo della democrazia e della partecipazione decisionale della collettività. Anche per questo faremo sentire la nostra voce nella giornata dell’8 Marzo, al fianco di quei comitati che da anni si battono per la smilitarizzazione dei loro territori, campi di addestramento e disumanizzazione, come il comitato No Dal Molin, nel vicino vicentino

Vogliamo un ateneo che diffonda consapevolezza nella società, perché il terrorismo sta offrendo al potere politico un’occasione per iniziare una guerra, cavalcando i pregiudizi e le paure. Noi abbiamo la forza della conoscenza e della democrazia per estirpare la guerra dai luoghi del sapere. Non per noi: per tutti!”                                                                                     

Per queste ragioni riteniamo necessario convergere nella giornata di mobilitazione lanciata dai comitati No Grandi Navi e No Tav per l’8 Marzo. Per rivendicare insieme a tutte le compagne e i compagni che parteciperanno il diritto di parola, per criticare ancora una volta le scelte belliche prese da personaggi che mai ne pagheranno le conseguenze, per ribadire che la tutela ambientale non si baratta e che la salvaguardia dei territori in cui viviamo verrà sempre prima dei loro sporchi affari!

FUORI LE GRANDI NAVI DALLA LAGUNA!
NO TAV FINO ALLA VITTORIA!

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